Migrante: come è cambiato il significato del termine nel corso del tempo

Negli ultimi decenni il fenomeno delle migrazioni ha acquisito aspetti diversi dal passato e molto variegati andando ad incidere anche su diversificazioni a livello linguistico. Quelli che un tempo venivano chiamati tradizionalmente emigranti, emigrati e immigrati adesso prendono il nome complessivo di migranti: questo cambiamento riguarda il significato stesso di coloro che migrano che non sono solo individui in movimento, ma anche persone che si sono stabilizzate e integrate nei paesi ospitanti. Secondo un glossario dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, l’organizzazione nata nel 1951 e che collabora strettamente con l’ONU, con migranti si indicano quindi le persone che decidono di spostarsi liberamente per ragioni di ‘convenienza personale’ e senza l’intervento di un fattore esterno.

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La differenza tra migrante regolare e migrante irregolare

Nonostante le svariate accezioni che può prendere il termine migrante, si può fare una differenza sostanziale tra migrante regolare ed irregolare. Un migrante è considerato regolare se risiede in un paese con regolare permesso di soggiorno, rilasciato dalle autorità competenti. Al contrario, un migrante è irregolare in diverse situazioni: se è entrato in un paese evitando i controlli di frontiera, se è entrato regolarmente (ad esempio con un visto turistico) ma è rimasto in quel paese anche dopo la scadenza del visto, o se ha ricevuto un ordine di allontanamento e nonostante ciò non ha abbandonato il paese di arrivo. Rientrano nella categoria di migranti irregolari i clandestini, ovvero tutti coloro che, pur avendo ricevuto un ordine di espulsione, rimangono nel paese.

La differenza tra migrante e rifugiato

Spesso si tende a considerare sinonimi i termini migrante e rifugiato. In realtà si tratta di due parole che hanno significati ben diversi, in quanto quello di rifugiato è lo status giuridicamente riconosciuto di una persona che ha lasciato il proprio paese e ha trovato rifugio in un paese terzo. Secondo la Convenzione di Ginevra, il rifugiato è quindi un individuo che per “timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o non vuole domandare la protezione di detto Stato”.