PARAFRASI DELL’ENEIDE: IL PROEMIO

L’Eneide è un poema epico di Virgilio che narra le origini mitiche di Roma. In questa sezione analizzeremo il Proemio dell’Eneide, con parafrasi, riassunto e elenco delle figure retoriche presenti, che, come di consueto per le opere latine, racchiude in sé la natura e il senso dell’opera stessa.
Le prime parole in versi del testo in latino, infatti, tradizionalmente hanno il compito di anticipare al lettore il contenuto del poema epico e di enfatizzare la volontà di Virgilio di “omerizzare” il proprio lavoro, prendendo a modello l’Iliade e l’Odissea. Il proemio consta di tre sezioni: l'argomento dell'opera (vv.1-7), l'invocazione alla Musa (vv.8-11), gli antefatti (vv.12-33).

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Proemio Eneide: parafrasi e riassunto

PROEMIO ENEIDE: IL TESTO

Partiamo dal testo in latino, scritto in esametri. Il Proemio dell’Eneide è costituito dai versi 1-7, la protasi, dove troviamo l’argomentazione dell’opera; dai versi 8-11, dove ritroviamo la tradizionale invocazione nella Musa. Segue il cosiddetto Antefatto, che va dal verso 12 al 33. Riportiamo il Proemio con l’esatta metrica, in modo da facilitare il vostro studio.

1. Àrma virùmque canò, Troiaè qui prìmus ab òris
2. Ìtaliàm, fatò profugùs, Lavinìaque vènit
3. lìtora, mùlt(um) ill(e) èt terrìs iactàtus et àlto
4. vì superùm saevaè memorèm Iunònis ob ìram;
5. mùlta quoqu(e) èt bellò passùs, dum cònderet ùrbem,
6. ìnferrètque deòs Latiò, genus ùnde Latìnum
7. Àlbanìque patrès, atqu(e) àltae moènia Ròmae.
8. Mùsa, mihì causàs memorà, quo nùmine laèso,
9. quìdve dolèns, regìna deùm tot vòlvere càsus
10. ìnsignèm pietàte virùm, tot adìre labòres
11. ìmpulerìt. Tantaèn(e) animìs caelèstibus ìrae?
12. Ùrbs antìqua fuìt, Tyriì tenuère colòni,
13. Kàrthag(o), ìtaliàm contrà Tiberìnaque lònge
14. òstia, divès opùm studiìsqu(e) aspèrrima bèlli;
15. quàm Iunò fertùr terrìs magis òmnibus ùnam
16. pòsthabità coluìsse Samò; hic ìllius àrma,
17. hìc currùs fuit; hòc regnùm dea gèntibus èsse,
18. sì qua fàta sinànt, iam tùm tendìtque fovètque.
19. Prògenièm sed enìm Troiàn(o) a sànguine dùci
20. àudieràt, Tyriàs olìm quae vèrteret àrces;
21. hìnc populùm latè regèm bellòque supèrbum
22. vèntur(um)  èxcidiò Libyaè: sic vòlvere Pàrcas.
23. Ìd metuèns, veterìsque memòr Satùrnia bèlli,
24. prìma quod àd Troiàm pro càris gèsserat àrgis
25. nècd(um) etiàm caus(ae) ìrarùm saevìque dolòres
26. èxciderànt animò: manet àlta mènte repòstum
27. iùdiciùm Paridìs spretaèqu(e) iniùria fòrmae,
28. èt genus ìnvis(um), èt raptì Ganymèdis honòres.
29. Hìs accènsa supèr, iactàtos aèquore tòto
30. Tròas, rèliquiàs Dana(um) àtqu(e) immìtis Achìlli,
31. àrcebàt longè Latiò, multòsque per ànnos
32. èrrabànt, actì fatìs, mari(a) òmnia cìrcum.
33. Tàntae mòlis eràt Romànam còndere gèntem!

PROEMIO ENEIDE: LA PARAFRASI

Dopo il testo in latino, passiamo alla parafrasi:

  • Protasi e Invocazione alla Musa, parafrasi dei versi 1-11
    Canto le armi e l’eroe che per primo dai lidi di Troia giunse profugo per volere del fato in Italia e alle spiagge di Lavinio, sballottato a lungo per terre e per mare per la volontà degli dei, per l’ira ostinata della crudele Giunone, patendo molte sventure anche in guerra, finché fondò una città e stabilì nel Lazio i Penati, origine gloriosa della stirpe latina e albana e delle mura della gloriosa Roma. Musa, ricordami le ragioni (di tanto penare), per quale rancore e offesa l’inquieta regina degli dei costrinse un uomo famoso per la sua pietà a soffrire così tanto, ad affrontare tali fatiche. Di così tanta ira sono capaci i celesti? (letteralmente: così grande ira hanno i celesti nell’animo? Ovvero gli dei.)
  • Antefatto, parafrasi dei versi 12-33
    Ci fu una antica città, la abitarono dei coloni di Tiro, Cartagine, opposta da lontano all’Italia e alla foce del Tevere, ricca di mezzi e durissima per la passione della guerra; si dice che Giunone abbia frequentato questa sola più di tutte le terre, essendo stata trascurata Samo; qui le sue armi, qui fu il suo carro; già allora la dea intende e pensa che, se il destino lo conceda, questo sia il governo dei popoli. Eppure aveva sentito che dal sangue troiano sarebbe nata una stirpe, che un giorno avrebbe distrutto le rocche di Tiro; da lì un popolo, re di molte terre e superbo in guerra, sarebbe giunto per la distruzione della Libia: così filavano le Parche. Temendo ciò, la figlia di Saturno, memore dell’antica guerra, che aveva compiuto presso Troia per i cari argivi (non si erano ancora allontanati dall’animo le cause delle ire e i crudeli dolori: rimane fisso nell’alta mente il giudizio di Paride, l’oltraggio della bellezza disprezzata, e la stirpe odiata e gli onori attribuiti a Ganimede che era stato rapito), adirata per queste cose, teneva lontano dal Lazio i troiani sballottati in tutto il mare, sopravvissuti ai Danai e allo spietato Achille, e questi erravano per molti anni, spinti dal destino, intorno a tutti i mari. Era una così grande fatica fondare la stirpe romana!

PROEMIO ENEIDE: LE FIGURE RETORICHE

Vediamo insieme tutte le figure retoriche presenti nel testo:

  • Arma virumque cano, Metonimia, figura retorica che consiste nel sostituire una parola con un’altra avente una certa relazione con la prima e a cui rimanda.
  • Troiae […] ab oris: Anastrofe, figura retorica che cambia l’ordine normale delle parole; l’ordine esatto sarebbe “ab oris Troiae”.
  • genus und, Anastrofe
  • Laviniaque venit | litora: Enjambement, figura retorica che spezza due parti di frase che compongono uno stesso sintagma per metterlo in evidenza.
  • superum: l’uso del plurale è enfatico.
  • saeve memorem Iunonis ob iram: si tratta di un doppio Iperbato incrociato: “saevae” si riferisce infatti a “Iunonis”e “memorem”ad “iram”. L’aggettivo memor, memoris vorrebbe dire “memore”, “che si ricorda”.
  • Genus unde latinum: si tratta di un Iperbato, inversione o trasposizione nell'ordine consueto della frase o del periodo, dal momento che genus concorda con latinum, ma vengono separati dall’avverbio unde.
  • Musa, mihi causas memora: Allitterazione della -m-
  • Tyrii […] coloni: Iperbato
  • maria omnia circum: si tratta di una Anastrofe, poiché l’ordine regolare sarebbe: “circum omnia maria”.

RIASSUNTO DEL PROEMIO DELL’ENEIDE

Il proemio dell'Eneide di Publio Virgilio Marone è costituito da versi che mettono in luce i vari elementi che caratterizzano l'opera, delineandone la trama. Virgilio vuole mettere in evidenza le fatiche che il pio Enea dovette affrontare per arrivare alla fondazione di Roma. La visione storica del poeta è tragica: anche il raggiungimento della pax augustea, vista come l’ età dell’oro, è un lungo cammino macchiato dal sangue. Del resto era ancora presente in Virgilio il ricordo delle guerre civili.
Il Proemio, come abbiamo detto, è fondamentale nella costruzione di un’opera epica perché dà la possibilità all’autore di spiegare i contenuti e al lettore di entrare subito nel contesto dell’opera stessa. Non a caso, la prima parola che troviamo è “arma”, un chiaro riferimento alla guerra che occupa tutta la seconda parte dell’Eneide e la seconda è “virum”, cioè “uomo”, un riferimento alla figura di Enea, protagonista assoluto di tutto il poema.
Quindi effettivamente Virgilio presenta con il Proemio ciò di cui parlerà nell’Eneide: le guerre di Enea, l'uomo che per primo, fuggito dalle spiagge di Troia per volere del destino, arrivò in Italia sbarcando sulle rive di Lavinio ma che soffrì molto prima di fondare la sua città a causa dell'ostilità di Giunone.
Nell’invocazione alla Musa il poeta si rivolge a Melpomene, musa della poesia epica, pregandola di fargli conoscere prorpio le cause per cui Giunone condannò Enea, uomo pio, a soffrire tante pene e angosce.
Nell’antefatto Virgilio spiega che Cartagine fu fondata dai Fenici di Tiro e sarebbe diventata rivale dell'Italia e della città sorta sul Tevere. Giunone, che amava Cartagine più di Samo, nella città punica teneva le sue armi e il suo carro e sognava che diventasse la dominatrice dei popoli.
Le Parche, le divinità del destino, avevano però stabilito che dal sangue Troiano sarebbe discesa una stirpe che un giorno avrebbe abbattuto le mura di Cartagine.
La dea ricordava la guerra combattuta a fianco dei Greci contro i troiani e aveva ben presenti le motivazioni che l’avevano spinta a schierarsi contro gli achei: il rancore nei confronti di Paride, che aveva considerato Venere la più bella tra le dee, quello verso Antigone, figlia di Laomedonte, che aveva osato sfidarla reputandosi più bella di lei, e quello nei confronti di Dardano, fondatore di Troia, che era nato da una relazione adulterina tra Elettra e Giove. Infine di nuovo un troiano, Ganimede, era stato preferito da Giove come coppiere al posto di sua figlia Ebe.
Giunone quindi temeva quei pochi superstiti che si erano salvati dall'incendio di Troia .

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