PERSONAGGI FEMMINILI DELL’ILIADE. L’Iliade è un poema epico scritto da Omero in cui il mondo della guerra e della società appartengono prevalentemente agli uomini, ma nonostante questo predominio, specchio della realtà antica narrata, anche le donne hanno la loro parte, fatta di storie raccontate dal punto di vista di mogli, schiave, madri. I personaggi femminili, infatti, sono descritti sempre come donne subordinate all'uomo, addirittura come oggetti di contesa. Non a caso la causa della guerra di Troia è il rapimento di Elena, portata via al marito Menelao dal principe troiano Paride, e quella dell’ira di Achille è la sottrazione della schiava Briseide all’eroe acheo da parte di Agamennone. Scopriamo insieme allora il mondo delle donne nell’Iliade e conosciamo i personaggi femminili più da vicino.

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LE DONNE NELL’ILIADE: CHI SONO E CARATTERISTICHE. Partiamo prima di tutto da una considerazione importante: i poemi omerici sono il primo documento storico che descrive nei particolari le condizioni di vita della donna greca e offrono all'odierno lettore uno sguardo sulla storia, sui valori e sulle regole della società greca nei secoli tra la fine della civiltà micenea e l'VIII secolo. Ecco quindi il quadro dei personaggi femminili nell’Iliade:

  • Elena: è il personaggio tragico dell’Iliade di Omero, rappresenta la bellezza, ma in realtà Omero non la descrive con gli atteggiamenti di una femme fatale, anzi la rappresenta come una donna che quasi odia la sua straordinaria bellezza, che tra l’altro è stata la causa di molti eventi tragici e disastrosi. Nessuna colpa le può essere rinfacciata, data la sua incolpevole bellezza, anche se ovviamente la si incolpa di aver provocato le ostilità tra greci e troiani. Il suo sentimento predominante è certamente l’amore, sia l’amore tra Elena moglie di Menelao fratello di Agamennone, sia per Paride figlio di Priamo, re di Troia. Nell'immaginario comune tutti colleghiamo il suo nome alla causa della guerra, anche se Omero nega e spiega chiaramente che Elena ha avuto contro un fato avverso! Elena quindi pare non essere padrona delle sue scelte, ma è assoggettata al suo destino: è Afrodite a coinvolgerla nella disputa delle dee, facendola cedere alla passione per Paride; e lo stesso Gorgia un sofista del V secolo a.C. nell’Encomio di Elena sosteneva che ella fosse stata trasportata dalle forza delle parole, dal fato e dal destino. Elena perciò ha diversi punti contraddittori: da un lato ricopre in parte la figura della donna-passionale, in quanto da una parte c’è il desiderio di vivere l’amore con Paride, un amore voluto anche da Afrodite, e dall’altro è desiderosa di tornare a casa, perché ovviamente è convinta di essere la causa della guerra. Come sappiamo, dopo la caduta di Troia Elena ritornerà con Menelao a Sparta, come scopriamo nell’Odissea, e vivrà serenamente, ma questa è solo una delle versioni della sua fine dopo Troia. Rimarrà comunque nei secoli la sua figura leggendaria, di una donna che per tutti sarà colei che ha causato la guerra ma soprattutto la distruzione di una della città più potenti dell’Asia Minore, Troia.
  • Andromaca: è una delle figure più toccanti del poema. Fin da giovane, il suo destino è tragico: era stata costretta a sposare Ettore per dargli un erede ed era stata rapita e portata Troia con la forza. In realtà, anche se fu costretta a sposarlo, Andromaca ben presto si innamorò dell’eroe troiano e da lui ebbe un figlio, chiamato Astianatte. La figura di Andromaca compare per la prima volta nell'Iliade nel libro VI, quando prega il marito Ettore di non combattere contro Achille. Ettore però le ricorda che il suo ruolo è quello di sposa e di madre, e le intima di non immischiarsi in faccende che riguardano la guerra. Come sappiamo Ettore fu sconfitto da Achille e Andromaca perse suo marito. Ma il peggio doveva ancora venire perché Astianatte le fu strappato da Neottolemo, figlio di Achille, che secondo il consiglio di Ulisse gettò il bambino dalle mura della città perché la stirpe di Priamo non avesse alcuna discendenza. Dopo la caduta di Troia, Andromaca divenne schiava del re dell'Epiro. Andromaca è senza dubbio una delle figure femminili più tragiche: moglie ideale, vedova fedele, madre addolorata, deve subire il suo destino triste che ci consegna un pathos di livelli irraggiungibili.
  • Briseide: secondo quanto leggiamo nell’Iliade, Achille aveva preso come schiava la bellissima Briseide, tanto bella da essere paragonata da Omero nel libro XIX alla "dorata Afrodite"; la schiava, si era affezionata tanto all’eroe da volerlo seguire volentieri come moglie a Ftia. Questa decisione di Briseide dimostra la completa sottomissione della donna alla legge del più forte, nonché la fedeltà indiscussa al nuovo padrone. Non bisogna comunque dimenticare che Briseide è pur sempre una schiava di guerra e quindi deve obbedire per forza. Sarà la pretesa di ottenere Briseide da parte di Agamennone a far arrabbiare a tal punto Achille da farlo decidere di ritirarsi dai combattimenti.
  • Ecuba: nella mitologia greca, Ecuba era la seconda moglie di Priamo, il re di Troia che ebbe da lei la maggior parte dei suoi figli, ben 19, tra cui Ettore, Paride, Cassandra, Eleno e il primo Polidoro. Il matrimonio con Priamo è descritto come felice e la regina, rappresentata come una donna abile e materna, visse dedicandosi all’educazione dei suoi figli. Si rivelò anche capace di dare consigli utili al marito e alla sua numerosa prole. La figura della regina assume un ruolo di primo piano in due tragedie di Euripide: Le Troiane e Ecuba. Nella prima Ecuba viene destinata come schiava ad Ulisse e le tocca di assistere alla morte del nipote Astianatte. Nel secondo dramma si esalta l'orgoglio e l'amore di una regina che vede i suoi figli morire uno ad uno.
  • Cassandra: gemella di Eleno, figlia di Ecuba e di Priamo, fu sacerdotessa nel tempio di Apollo da cui ebbe la facoltà della preveggenza. Ancora bambina, alla nascita di Paride predisse il suo ruolo di distruttore della città, profezia non creduta da Priamo ed Ecuba, e profetizzò ancora disastri,  quando il fratello partì per raggiungere Sparta, predicendo il rapimento di Elena e la successiva caduta di Troia. Quando il cavallo di legno fu introdotto in città, rivelò a tutti che al suo interno vi erano soldati greci, ma rimase inascoltata. Solo Laocoonte credette alle sue parole e si unì alla sua protesta, venendo per questo punito dalla dea Atena, favorevole ai greci, che lo fece uccidere da due serpenti marini assieme ai figli. Dopo la caduta della città, Cassandra divenne ostaggio di Agamennone e fu portata da lui a Micene. Giunta in città, profetizzò all'Atride la sua rovina, ma quest'ultimo non volle credere alle sue parole, cadendo così nella congiura organizzata contro di lui dalla moglie Clitemnestra e da Egisto, nella quale morì la stessa Cassandra.
  • Criseide: è figlia di Crise sacerdote d'Apollo. Nel primo libro dell'Iliade, Criseide è schiava di Agamennone, che se ne è impadronito quale preda di guerra e rifiuta di restituirla al padre Crise. Apollo, di cui Crise è sacerdote, scatena così una pestilenza tra l'esercito greco, per fermare la quale Agamennone è costretto a rinunciare a lei; in cambio però pretende di avere Briseide, schiava di Achille.
     

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