Chi sono i Rohingya e cosa sappiamo sul genocidio

Da anni ormai i riflettori sono puntati sul terrorismo e sull’estremismo islamico, e se in questi casi l’Islam viene visto come un nemico da sconfiggere, in alcune parti del mondo è una vittima da salvare. Stiamo parlando dei musulmani Rohingya, un milione di persone che costituiscono una minoranza in Myanmar (Birmania). Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, si tratta della minoranza più perseguitata al mondo e se prima nessuno ne aveva mai sentito parlare, dalla rivolta del 2012 questo gruppo etnico è riuscito a catturare l’attenzione della popolazione mondiale. In particolare, negli ultimi tempi sembra che si stia facendo più chiarezza su ciò che i Rohingya sono costretti a sopportare, tra cui anche l’ultima strage. Cerchiamo allora di capire bene chi sono i Rohingya, quali sono le loro condizioni e cosa è successo nell’ultima strage.

Rohingya: chi sono e la loro storia

I Rohingya sono un gruppo etnico di religione musulmana e di cui però non abbiamo certezza riguardo all’origine: alcuni credono che siano indigeni dello Stato di Rakhine (Birmania), altri invece pensano che si tratti di musulmani originari del Bangladesh immigrati in Birmania durante il dominio britannico. La maggior parte di loro vive nello Stato del Rakhine, in una zona dove la maggior parte della gente è buddhista. I rohingya sono sottoposti a discriminazioni legali e ufficializzate dallo governo. Nel 1982 è stata tolta loro la cittadinanza birmana in quanto, come abbiamo già accennato, secondo alcuni sarebbero immigrati dal Bangladesh dopo il 1823, quando il Myanmar divenne una colonia britannica. Essendo senza cittadinanza quindi questo gruppo etnico ha limitazioni riguardo all’istruzione, alle proprietà di terreni, alla sanità e non ha il diritto di voto. Nel 2016 il governo ha ritirato loro le carte di identità temporanee, rendendoli apolidi al 100%. Alcuni sono relegati in ghetti con cibo e medicine razionati, mentre altri cercano di sfuggire alle persecuzioni rifugiandosi nei campi profughi in Bangladesh e nel territorio di confine tra Thailandia e Myanmar.

La strage dei Rohingya: si tratta di genocidio?

I rapporti difficili tra Rohingya e Buddhisti sono degenerati nel 2012, quando 3 ragazzi musulmani sono stati accusati di aver stuprato e ucciso una ragazza buddhista. Da allora la situazione è precipitata: un gruppo di buddhisti ha assalito un pullman che a Rakhine trasportava un gruppo di pellegrini musulmani provenienti da Rangoon. La violenza poi è tornata in campo giorni fa, alla fine di agosto, in seguito ad una rivolta dei Rohingya: gli scontri tra esercito e ribelli sono ricominciati e i villaggi della minoranza sono stati spopolati e dati alle fiamme. La popolazione, tra cannoni e colpi di arma da fuoco è fuggita verso il Bangladesh e molti hanno cercato di attraversare il fiume Naf. Alcune barche sono state capovolte dalla corrente, lasciando una scia di cadaveri sulla costa bengalese. Una reazione davvero eccessiva quella del governo, che fa pensare ad un vero e proprio genocidio, un piano per eliminare definitivamente la minoranza etnica.