SAGGIO BREVE SU GIOVANNI VERGA E I MALAVOGLIA. Chi non ha mai sentito parlare dei Malavoglia di Giovanni Verga? Si tratta di una delle maggiori opere dello scrittore siciliano verista, dal quale è possibile estrapolare un congruo numero di spunti di riflessione. Il romanzo ha al centro le vicende della famiglia Toscano e appartiene a quello che doveva essere il ciclo dei Vinti, una serie di romanzi riguardanti tutti i gruppi sociali, ideati per dimostrare che in tutte le classi sociali vi è voglia di cambiare, ma il tentativo provoca risultati negativi. Stai studiando i Malavoglia proprio in questo periodo e l'insegnante ti ha assegnato un saggio breve da fare? Lo sappiamo, è difficile riordinare le idee e parlare di un romanzo così ricco di tematiche e spunti di riflessione, dunque abbiamo deciso di aiutarti. In questo articolo ti forniamo un esempio svolto di saggio breve su Verga e i Malavoglia, completo di traccia e documenti

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saggio breve verga e malavoglia

TRACCIA SAGGIO BREVE SU VERGA: DOCUMENTI. Come sappiamo, prima di procedere con la stesura del saggio breve occorre leggere attentamente i documenti presenti nella traccia, in modo da farci un'idea generale sull'argomento. Ecco i brani che abbiamo scelto:

Documento 1.
Un pesce fuori dall'acqua non sa starci (Padron 'Ntoni)

Documento 2.
Gli uomini della paranza, seduti sul fondo, con la schiena contro il banco e le mani dietro il capo, cantavano delle canzonette ognuno per suo conto, adagio adagio, per non addormentarsi, che infatti socchiudevano gli occhi contro il sole lucente; e Barabba faceva scoppiettare le dita, come i cefali sguizzavano fuori dell’acqua.
– Essi non hanno nulla da fare, diceva ’Ntoni e si divertono a saltare.
– Buono questo sigaro! risposte Barabba, ne fumavi a Napoli di questi?
– Si, ne fumavo tanti.
– Però i sugheri cominciano ad affondare, osservò compare Mangiacarrubbe.
– Lo vedi dove si è persa la Provvidenza con tuo padre? disse Barabba; laggiù al Capo, dove c’è l’occhio del sole su quelle case bianche, e il mare sembra tutto d’oro.
– Il mare è amaro e il marinaro muore in mare; rispose ’Ntoni.
Barabba gli passò il suo fiasco, e dopo si misero a brontolare sottovoce dello zio Cola, il quale era un cane per gli uomini della paranza, quasi padron Cipolla fosse là presente a vedere quel che facevano e quel che non facevano.
– Tutto per fargli credere che senza di lui la paranza non andrebbe, aggiunse Barabba. Sbirro!
– Ora gli dirà che il pesce l’ha preso lui, per l’abilità sua, con tutto il mare fresco. Guarda come affondano le reti, i sugheri non si vedono più.
– O ragazzi! gridò lo zio Cola, vogliamo tirare le reti? perché se ci arriva la maretta ce le strappa di mano.
– Ohi! oohi! cominciarono a vociare gli uomini della ciurma passandosi la fune.
– San Francesco! esclamava lo zio Cola, ei non par vero che abbiamo preso tutta questa grazia di Dio, colla maretta.
Le reti formicolavano e scintillavano al sole a misura che s’affacciavano dall’acqua, e tutto il fondo della paranza sembrava pieno d’argento vivo. – Padron Fortunato ora sarà contento, mormorò Barabba, tutto rosso e sudato, e non ci rinfaccerà quei tre carlini che ci dà per la giornata.
– Questo ci tocca a noi! aggiunse ’Ntoni, a romperci la schiena per gli altri; e poi quando abbiamo messo assieme un po’ di soldi, viene il diavolo e se li mangia.
– Di che ti lagni? gli disse il nonno, non te la dà la tua giornata compare Fortunato?
I Malavoglia si arrabbattavano in tutti i modi per far quattrini. La Longa prendeva qualche rotolo di tela da tessere, e andava anche al lavatoio per conto degli altri; padron N’toni coi nipoti s’erano messi a giornata, s’aiutavano come potevano, e se la sciatica piegava il vecchio come un uncino, rimaneva nel cortile a rifar le maglie alle reti, a raccomodar nasse, e mettere in ordine degli attrezzi, ché era pratico di ogni cosa del mestiere.
Luca andava a lavorare nel ponte della ferrovia, per cinquanta centesimi al giorno, sebbene suo fratello ’Ntoni dicesse che non bastavano per le camicie che sciupava a trasportar sassi nel corbello, ma Luca non badava che si sciupava anche le spalle, e Alessi andava a raccattar dei gamberi lungo gli scogli, o dei vermiciattoli per l’esca, che si vendevano a dieci soldi il rotolo, e alle volte arrivava sino all’Ognina e al Capo dei Mulini, e tornava coi piedi in sangue. Ma compare Zuppiddu si prendeva dei bei soldi, ogni sabato, per rabberciare la Provvidenza, e ce ne volevano delle nasse da acconciare, dei sassi della ferrovia, dell’esca a dieci soldi, e della tela da imbiancare, coll’acqua sino ai ginocchi e il sole sulla testa, per fare quarant’onze! I Morti erano venuti, e lo zio Crocifisso non faceva altro che passeggiare per la straduccia, colle mani dietro la schiena, che pareva il basilisco. (I Malavoglia, capitolo IV)

Documento 3.
Il cammino fatale, incessante, spesso faticoso e febbrile che segue l'umanità per raggiungere la conquista del progresso, è grandioso nel suo risultato, visto nell'insieme, da lontano. Nella luce gloriosa che l'accompagna dileguansi le irrequietudini, le avidità, l'egoismo, tutte le passioni, tutti i vizi che si trasformano in virtù, tutte le debolezze che aiutano l'immane lavoro, tutte le contraddizioni, dal cui attrito sviluppasi la luce della verità. […] Solo l'osservatore, travolto anch'esso dalla fiumana, guardandosi attorno, ha il diritto di interessarsi ai deboli che restano per via, ai fiacchi che si lasciano sorpassare dall'onda per finire più presto, ai vinti che levano le braccia disperate, e piegano il capo sotto il piede brutale dei sopravvegnenti, i vincitori d'oggi, affrettati anch'essi, avidi anch'essi d'arrivare, e che saranno sorpassati domani. (I Malavoglia)
 

VERGA E I VINTI, SAGGIO BREVE SUI MALAVOGLIA: TITOLO E CONSEGNA. Una volta letti attentamente i brani, non ci rimane che cominciare a scrivere, non dimandicando di introdurre il saggio breve con un titolo e una consegna:

  • Titolo: Chi nasce tondo, non può morire quadrato 
  • Consegna: rivista letteraria
     

VERGA, SAGGIO BREVE I MALAVOGLIA: INTRODUZIONE. Ognuno di noi aspira a qualcosa in più rispetto a ciò che ha: un lavoro più redditizio, una casa più bella, un fisico perfetto. Proprio questo ci dà la forza di andare avanti e di fare del nostro meglio per migliorare, dando anche un contributo positivo alla società a cui apparteniamo. Non sempre però va come crediamo o vogliamo, e, nonostante le aspirazioni siano abbastanza forti, alcuni sono costretti a rinunciare e a rimanere intrappolati nello status fisico, sociale o economico in cui sono nati. 
 

SAGGIO BREVE SU VERGA E LA NARRATIVA NATURALISTICA: SVOLGIMENTO SUI MALAVOGLIA. Su questo punto riflettè molto Giovanni Verga, costruendoci sopra alcune delle sue opere migliori. Il concetto è molto semplice: interpretando in maniera pessimistica la teoria dell'evoluzione e della lotta alla sopravvivenza, Verga sostiene che le strutture sociali non possono essere modificate e tutti gli uomini sono destinati a soffrire e ad essere sconfitti. Non possiamo allora fare altro che rassegnarci e accettare la condizione che il Destino ci ha imposto poiché, chi tenta di uscire dalla propria condizione è destinato a fallire. Ciò che abbiamo appena esposto in estrema sintesi è l'ideale dell'ostrica, secondo cui, appunto, nessuno di noi può uscire dalla propria condizione sociale. Il concetto è esplicato molto chiaramente nel romanzo i Malavoglia, la cui famiglia protagonista funge da esempio negativo, mostrandoci cosa succede a chi vuole modificare la propria condizione economica e sociale: in poche parole, non dobbiamo fare come la famiglia Toscano che, cercando di migliorare la propria situazione, alla fine ne è uscita distrutta. E l'esempio più eclatante sembra essere 'Ntoni, nipote di padron 'Ntoni e figlio di Bastianazzo. Il ragazzo all'inizio del romanzo ha circa vent'anni ed è in procinto di partire per il servizio militare. Qui scopre un mondo nuovo, più bello e pieno di opportunità, per cui abbandona tutto e decide di darsi alla nuova vita. Ma ne esce sconfitto, portato alla rovina e al carcere, per cui alla fine ritorna, pentito a casa sua. Secondo Verga quindi, chi cerca di migliorare la propria posizione è destinato alla rovina: ma è veramente così? Certo, dal nostro punto di vista tutto ciò potrebbe sembrare assurdo, in quanto sono tanti gli esempi di personalità che sono riuscite a scalare la vetta, passando dall'anonimato all'essere personaggi di un certo livello, e sono molti invece gli aristocratici caduti in rovina. Insomma, perché questa rigidità sociale? Per comprenderlo dovremmo un po' calarci nei panni dell'autore, da un lato influenzato dalle teorie evoluzionistiche, dall'altro impregnato dal suo contesto storico e sociale post-unitario, in cui vigevano ancora strutture sociali rigide e immodificabili. Uscire dalla propria condizione era comunque possibile, ma a costo di grandi sacrifici e, in alcuni casi, di rinunce e sofferenza.
 

SAGGIO BREVE SUI MALAVOGLIA DI VERGA: CONCLUSIONE. Secondo Padron 'Ntoni "Un pesce fuori dall'acqua non sa starci", vale a dire, non è facile per nessuno stare in un luogo inadatto a lui, alle sue abitudini e alle sue esperienze. Non possiamo essere totalmente d'accordo con la concezione di Verga, tuttavia non possiamo neanche escludere il fatto che il cammino per migliorare il proprio status sociale sia lungo, tortuoso e non sempre proficuo: sacrifici che non tutti sono disposti a compiere.

Ecco un altro esempio di saggio breve su Verga: Saggio breve su Verga e la narrativa naturalistica

Se vuoi approfondire i Malavoglia leggi qui:

GIOVANNI VERGA E OPERE: RIASSUNTI E APPUNTI PER STUDIARE. Vuoi approfondire le opere e il pensiero di Verga? Ecco le nostre risorse gratuite:

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