SAGGIO BREVE SUL RAZZISMO NEL TERZO MILLENNIO

Devi svolgere un saggio breve sul tema del razzismo nel mondo di oggi ma non sai da che parte iniziare? La tipologia del saggio breve prevede una struttura ben precisa, iniziando dal sostenere un tesi, supportandola nel testo con argomentazioni e documenti a tuo favore. Riuscire a fare un saggio breve bene è importante perché all’esame di maturità potresti voler svolgere un tema proposto per questa tipologia di testo (tipologia B). Se cerchi quindi qualche spunto su un tema attuale come il razzismo nel terzo millennio, ti basta continuare a leggere: troverai il nostro saggio breve svolto sul razzismo.

Dai un’occhiata alla nostra guida su Come fare un saggio breve

traccia svolta sul razzismo: saggio breve

SAGGIO BREVE SUL RAZZISMO NEL TERZO MILLENNIO SVOLTO: TRACCIA E DOCUMENTI

Prendiamo come esempio la traccia seguente:

  • Documento 1:

Intervista di Giacomo Russo Spena su MicroMega a Guido Caldiron, autore del libro inchiesta “Estrema destra” (9 luglio 2013)
“Una delle caratteristiche della “nuova estrema destra” è l’aver saputo imporre nel dibattito pubblico varie proposte radicali senza ricorrere ad argomenti apertamente razzisti o nostalgici del passato. Nel corso dell'ultimo decennio – data simbolo di partenza è l’11 settembre – si è assistito allo sviluppo di potenti movimenti populisti di destra che prendendo completamente le distanze dal repertorio neofascista o neonazista hanno saputo costruire un vocabolario politico dell'intolleranza e del pregiudizio che è stato accettato dalla società: il nuovo razzismo, che si traveste da difesa della democrazia dalla "minaccia" islamica, da protezione del welfare per gli autoctoni contro "i costi" dell'immigrazione o, come si è visto di recente in Francia, da baluardo della famiglia tradizionale contro i diritti di gay e lesbiche, ha imposto così nei fatti una vera e propria normalizzazione di idee che in realtà si basano sull'odio e il disprezzo dell'"altro". All'ombra di questo fenomeno di massa, rispuntano poi anche i gruppi apertamente neofascisti o neonazisti. Il libro descrive entrambi i percorsi delle estreme destre attuali: quello che punta al riconoscimento pubblico e alla legittimazione politica e quello che continua a incarnare soprattutto gli aspetti identitari e di riproposizione della cultura che deriva direttamente dalle pagine più buie del Novecento”.

  • Documento 2:

Articolo di Annamaria Rivera su MicroMega del 12 dicembre 2016

“Guerra tra poveri” è la formula magica che permette di eludere la dialettica tra le dimensioni istituzionale, politica, mediatica e sempre più spesso anche “popolare”, che di solito caratterizza il razzismo, non solo quello odierno. Finendo così per fare dei poveri “in guerra tra loro” gli attori unici o principali della scena razzista; oppure, all’opposto, per minimizzare le manifestazioni di xenofobia se compiute da soggetti subalterni.

Allorché è usato da locutori di sinistra, anche “radicale”, questo cliché in non pochi casi vale ad assolvere da ogni responsabilità gli aggressori di turno, al massimo ammettendo che essi “cadano nelle trappole” del potere. 

In definitiva, i subalterni sarebbero null’altro che esecutori passivi e inconsapevoli di coloro che fomentano una tale “guerra” (in realtà, del tutto asimmetrica): cioè le classi dominanti, le politiche neoliberiste, il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea, il governo, l’amministrazione comunale in carica «e quant’altro». In riferimento al caso di San Basilio, su un foglio di sinistra si è arrivati a sostenere che sarebbero i media mainstream ad aver inventato di sana pianta la protesta razzista dei residenti.

Ogni espediente retorico è buono pur di esorcizzare il fatto che il razzismo possa allignare anche tra le classi popolari, soprattutto in fasi, come l’attuale, di grave crisi economica, disoccupazione, carenza di servizi, radicale restrizione del welfare state; nonché di declino di socialità e solidarietà, democrazia ed etica pubblica, per non dire dell’assenza di una strutturata sinistra “di classe”. Insomma, se pronunciate dal basso, ingiurie e minacce razziste, quali “Bruciamoli tutti”, “Qui non vogliamo negri” o “Tornatevene a casa col gommone”, non sarebbero altro che sfoghi di rabbia sociale. Non si ammette neppure che la “rabbia”, il risentimento, il rancore possano esprimersi nella forma della xenofobia, anche grazie a imprenditori politici del razzismo capaci di deviare questi sentimenti verso i capri espiatori più vulnerabili.

  • Documento 3

Riflessione di Igiaba Scego su Illibrario.it del 04/09/2015
Ultimamente ho un problema con le parole. Una scrittrice non dovrebbe mai confessare un così sordido segreto, ma è la realtà dei fatti, quindi è meglio che sputi il rospo adesso, qui, davanti a tutti. Le parole stanno diventando altro. Qualcuno le sta cambiando, svuotando, avvelenando. Le parole, come vecchi pugili al tappeto, hanno cambiato i connotati. Credevo di sapere il significato della parola migrante. Un tempo credevo di saperlo. Anche rifugiato conoscevo bene come parola. Sono figlia di rifugiati d’altronde. So cosa significa vivere accanto a chi ha dovuto forzatamente lasciare la propria terra per una dittatura o una guerra. Ma oggi il veleno del razzismo inquina le parole. Quando è così servono tante storie per riempire di umanità qualcosa che l’odio vuole cancellare. Amo la letteratura per questo, perché come ogni forma d’arte dà peso anche ai sospiri.

SAGGIO BREVE SUL RAZZISMO NEL TERZO MILLENNIO: TITOLO E CONSEGNA

Prima di passare allo svolgimento del testo vero e proprio, il saggio breve richiede l’assegnazione di un titolo e di un destinatario:

  • Titolo: Il razzismo nel terzo millennio: evoluzione e forme
  • Consegna: rivista culturale

SAGGIO BREVE SUL RAZZISMO NEL TERZO MILLENNIO: INTRODUZIONE

Quando vediamo film sull’Olocausto o sulla segregazione dei neri in America o in Sud Africa (e ovviamente non sono gli unici esempi), o studiamo a scuola questi temi, ci sembra spesso assurdo che solo qualche decennio fa, si sia arrivati a forme di genocidio o di esclusione sociale solo in base al colore della pelle o alla religione professata. Il pensiero ci indigna, ma il più grande problema è che sembra che l’uomo non abbia imparato molto dalla sua storia: nel 2017 il razzismo esiste, è vivo e imperante, e ogni giorno, anzi, cresce di più e si fa forte. Declinato in modi anche diversi dal suo significato originale, l’odio imperversa e diventa sempre più difficile da combattere, perché viene giustificato all’insegna della sicurezza dello Stato o dell’incolumità, nel nome della sopravvivenza delle persone “natie” di un Paese, nel nome della lotta al buonismo radical-chic e sotto l’insegna della “libertà d’opinione”.

SAGGIO BREVE SUL RAZZISMO NEL TERZO MILLENNIO: SVOLGIMENTO

Il termine razzismo, da definizione Treccani, indica “una concezione fondata sul presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre razze. È alla base di una prassi politica volta, con discriminazioni e persecuzioni, a garantire la ‘purezza’ e il predominio della ‘razza superiore’”. La divisione in razze è un’idea che nasce nel ‘700, e i primi a farne le conseguenze sono stati gli ebrei, in quanto l’antiebraismo religioso si trasformò ben presto in antisemitismo razzista, diffuso in gran parte d’Europa (si ricordi ad esempio l’affaire Dreyfus), e che poi sappiamo tutti essere sfociato, sotto il regime nazista, nel’Olocausto. Al tempo stesso, l’imperialismo e il colonialismo hanno dato vita a idee basate sulla supremazia della razza bianca, in grado di “civilizzare” le altre “razze” meno progredite, degne e meno intelligenti, dai neri agli ispanici. Solo nel 1964, in America ogni legge discriminatoria fu finalmente vietata. Tuttavia, il razzismo, oggi, sopravvive in forme meno evidenti (a volte), ma sicuramente più subdole e altrettanto odiose che nei casi storici sopracitati. Il razzismo non è più solo una questione di colore della pelle, ma si estende alla religione, all’origine, alla nazionalità, all’orientamento sessuale. Complice la crisi economica imperante, le numerose guerre che portano migliaia di persone a emigrare verso l’Europa in cerca di una vita migliore, la debolezza delle istituzioni europee nella gestione coordinata di fenomeni naturali come le migrazioni, e il terrorismo dell’Isis, hanno di fatto permesso ai movimenti di estrema destra di tornare sulla scena politica in modo forte. Come spiega Guido Caldiron nel suo libro “Estrema destra”, “nel corso dell'ultimo decennio – data simbolo di partenza è l’11 settembre – si è assistito allo sviluppo di potenti movimenti populisti di destra che prendendo completamente le distanze dal repertorio neofascista o neonazista hanno saputo costruire un vocabolario politico dell'intolleranza e del pregiudizio che è stato accettato dalla società: il nuovo razzismo, che si traveste da difesa della democrazia dalla "minaccia" islamica, da protezione del welfare per gli autoctoni contro "i costi" dell'immigrazione o, come si è visto di recente in Francia, da baluardo della famiglia tradizionale contro i diritti di gay e lesbiche, ha imposto così nei fatti una vera e propria normalizzazione di idee che in realtà si basano sull'odio e il disprezzo dell'"altro"”. Gli esponenti dei movimenti di destra vantano quindi di essere “populisti”, ossia, parlando alla pancia del popolo con slogan e soluzioni semplici a problemi complessi (si pensi alla costruzione di muri o alle ruspe), additando un colpevole ai malumori della gente, riescono a suscitare molti consensi e anzi accusano tutti coloro che non condividono questa visione come “buonisti”, “radical-chic” o nella non meglio definito termine “establishment”.
In questa visione, il razzismo viene giustificato nell’ottica della “guerra tra poveri”. Come scrive Annamaria Rivera, ““Guerra tra poveri” è la formula magica che permette di eludere la dialettica tra le dimensioni istituzionale, politica, mediatica e sempre più spesso anche “popolare”, che di solito caratterizza il razzismo, non solo quello odierno. Finendo così per fare dei poveri “in guerra tra loro” gli attori unici o principali della scena razzista; oppure, all’opposto, per minimizzare le manifestazioni di xenofobia se compiute da soggetti subalterni”. In quest’ottica, il razzismo camuffato sotto altri nomi, va a distorcere i significati stessi di migrante, profugo, straniero, in un percorso per cui, come sottolinea Igiaba Scego, “le parole stanno diventando altro. Qualcuno le sta cambiando, svuotando, avvelenando”.

SAGGIO BREVE SUL RAZZISMO NEL TERZO MILLENNIO: CONCLUSIONE

Il razzismo, dunque, sotto formule nuove e vecchie è una piaga che continua a sopravvivere nelle nostre società e non smetterà di esistere finché ci sarà chi sfrutterà il dolore e l’odio per fomentare ulteriore odio. Anna Politkovskaja, giornalista russa uccisa nel 2006 per le sue inchieste sul genocidio ceceno, scriveva: “Il mondo teme una proliferazione nucleare incontrollata, io invece temo l’odio. Lo temo perché prima o poi quel sentimento strariperà dagli argini”.

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