SE IL PROFESSORE TI OFFENDE, TI RISARCISCE. Quando i rapporti tra insegnati e allievi sono idilliaci si realizza la condizione ideale che permette agli studenti di andare a scuola con un certo piacere e non solo per obbligo nei confronti dei genitori. Ma cosa succede quando invece quella che si instaura tra un docente e un ragazzo può essere descritta solo come guerra aperta? Di sicuro il professore dovrebbe essere la persona più matura della coppia, e in teoria anche colui che sa dove tracciare la riga oltre la quale la conflittualità non può spingersi.
Eppure non sempre è così, come dimostra il caso avvenuto a Palermo nel 2014, presso il liceo scientifico Cannizzaro quando un professore di inglese insultò pesantemente il proprio studente, reo solo di aver inciampato sullo zaino di un suo compagno di classe mentre tornava al banco. Non disposto a subire una simile angheria, il ragazzo aveva raccontato quanto accaduto ai genitori, confidando loro di voler fare qualcosa.

professore che offende studente

PROFESSORE CHE OFFENDE UN ALUNNO: RISARCIMENTO PER DANN MORALI. Questi hanno allora deciso di fare un esposto presso l'ufficio scolastico della Regione e poi hanno denunciato l'accaduto al Ministero dell'Istruzione, anche grazie alla collaborazione dei compagni di classe della vittima, che hanno raccontato quanto successo. Dopo una lunga causa, oggi è arrivata la sentenza del tribunale di Palermo, che stabilisce un precedente importante per la questione degli insulti di un professore a un allievo.
È stato infatti deciso che il professore risarcisca con 5mila euro i genitori e il ragazzo offeso per i danni morali, nonché circa 1800 euro pari alla retta di iscrizione a un istituto privato frequentato dallo studente dopo le ingiurie ricevute. In questo modo, ha precisato l'avvocato dei genitori dello studente, viene riconosciuta la responsabilità per gli abusi da parte dell'insegnante e la condivisione del diritto di risarcimento estesa ai genitori, in base al principio della solidarietà familiare.
Sappiamo che la tentazione è forte, ma i nostri lettori non dovrebbero iniziare a provocare i propri insegnanti per farsi insultare e ricevere così del denaro. In primis perché si tratta di un caso eccezionale che per quanto costituisca un precedente non crea una norma giuridica, e poi perché in una scuola dove i ragazzi sono sempre più tutelati, forse anche a sproposito, un giudice può essere tentato di appoggiare i metodi educativi anche un po' rudi di un professore vecchio stile.