Il suicidio: definizione e studi sociologici

Per suicidio si intende l’atto col quale una persona si procura volontariamente e consapevolmente la morte. Esso è il gesto autolesionistico più estremo che può essere determinato da un grave disagio o malessere psichico, o da cause o motivazioni strettamente personali. Dal punto di vista sociologico, è stato Émile Durkheim ad analizzarlo in modo specifico affermando che, pur sembrando in apparenza un atto puramente soggettivo, la forza che lo determina è sociale. Secondo il suo punto di vista, quindi, si possono individuare quattro tipologie di suicidio:

  • il suicidio egoistico causato da una carenza di integrazione sociale;
  • il suicidio altruistico si ha quando la persona è troppo inserita nel tessuto sociale, al punto da suicidarsi per soddisfare l’imperativo sociale;
  • il suicidio anomico collegato al ciclo economico quindi ai periodi sia di sovrabbondanza che a quelli di depressione economica;
  • il suicidio fatalista causato da un eccesso di disciplina e regolamentazione che soffoca gli spazi del desiderio.

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Il suicidio: i fattori di rischio

Nella società contemporanea i fattori di rischio che determinano il suicidio sono molteplici e riguardano molti aspetti della vita di un individuo. Nella maggioranza dei casi coloro che sono soggetti a tale gesto autolesionistico spesso soffrono di disturbi psichiatrici tra cui depressione, bipolarismo, schizofrenia, disturbi della personalità, disturbi alimentari o post traumatici. L’abuso di sostanze è il secondo fattore di rischio più comune per il suicidio, per quanto riguarda droghe sedativo-ipnotiche o sostanze come la cocaina e le metanfetamine. Pensieri suicidi possono, però, essere innescati anche da fattori socio-economici: in questo caso parliamo di individui soggetti alla disoccupazione, alla povertà, al bullismo e alla discriminazione in generale.

Il suicidio: la prevenzione

La prevenzione del suicidio riguarda tutti gli sforzi collettivi al fine di ridurre l’incidenza di tale gesto sulla popolazione. Per quanto riguarda coloro che presentano problemi di salute mentale, si attuano cure psichiatriche volontarie o obbligatorie. Stesso discorso vale per la psicoterapia, in particolare la terapia comportamentale dialettica, che può ridurre il rischio di suicidio soprattutto negli adolescenti. Oltre ad intervenire sui disagi psicologici che inducono l’individuo al suicidio, è utile anche intervenire sulle opportunità pratiche correlate all’autolesionismo: in questo senso ogni comunità dovrebbe provvedere alla riduzione dell’accesso ad armi da fuoco e veleni, oltre a favorire l’installazione di barriere sui ponti e sulle piattaforme della metropolitana in quanto luoghi in cui si concentra il più alto tasso di suicidi.