Ultima Cena del Tintoretto: tutto sul dipinto

L’ultima cena è un dipinto a olio su tela di 366×570 cm realizzato tra il 1592 ed il 1594 dal pittore italiano Tintoretto. Conservato nella Basilica di San Giorgio Maggiore a Venezia, opera perfettamente in linea con il pittore veneziano, il quale centra anche questo dipinto come tutti gli altri su un unico ed inimitabile tema: la luce! StudentVille oggi vuole soffermarsi su questo fantastico dipinto, analizzando per bene ogni aspetto dai personaggi, dalla luce e alla tecnica. L’ultima Cena del Tintoretto ha molti aspetti del tutto particolari, che rendono l’opera meravigliosa in tutto il suo essere.

Ultima Cena del Tintoretto: la luminosità

Spostiamo un attimo l’attenzione sulla tecnica principale utilizzata nel dipinto, cioè la luminosità. Tintoretto utilizza la particolarità della luce in tutti i suoi dipinti e in questo spicca notevolmente. In quest’opera ci sono tre livelli di luminosità che si ricollegano agli aspetti simbolici del dipinto: profana, religiosa e spirituale. La luminosità profana è gestita dalla lampada a soffitto che irraggia l’ambiente e colpisce i vari personaggi, la luminosità religiosa invece è esposta dall’aureola di Gesù Cristo e degli apostoli ed infine l’ultima luminosità, cioè quella spirituale deriva dalle figure “fatte” solo ed esclusivamente dalla luce che simboleggiano tutta la spiritualità del dipinto.

Ultima Cena di Tintoretto: analisi e tecnica

Tintoretto decide di dare una sorta di umanità al dipinto, scegliendo l’ambiente in modo particolare, è come se l’ultima cena fosse svolta in una taverna veneziana tipica dell’epoca cinquecentesca. Quello che appare in primo piano sulla tavola apparecchiata sembra una torta con delle candeline, ma dopo accurate analisi e approfondimenti ancora non si è riuscito a capire il come e il perché della scelta da parte del pittore, del tutto profana potremmo anche dire. In ogni caso questa stranezza era già presente in un’Ultima Cena datata 1574, opera di Pomponio Amalteo ed ora al Castello di Udine. Potremmo spiegare questa cosa con il fatto che Tintoretto abbia preso ispirazione da quella già presente, ma non abbiamo assolutamente certezza! Ritornando all’aspetto misterioso ed emblematico del dipinto, in primo piano sulla destra si può ammirare chiaramente come  un serviente torce la cameriera con una coppetta molto carica, anche in questo caso il significato e il linguaggio è fine a se stesso. Tintoretto in più  sperimenta una prospettiva molto ardita dello spazio interno in cui è collocata la scena. L’attuazione temporale finisce per rendere l’ambiente molto più familiare anche per lo stesso spettatore.