• Domanda n.
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Testo 1

Nel novembre del 1903 Enrico Corradini fondò la prima rivista nazionalista, “Il Regno”, che voleva essere “una voce di protesta contro la viltà presente. E prima di tutto contro quella dell’ignobile socialismo”, uno strumento per svegliare dal suo torpore la borghesia, “decadente, ma non irrimediabilmente”, per forgiare un’élite che avrebbe creato ricchezza, si sarebbe imposta un’autodisciplina e avrebbe aspirato alla potenza e alle conquiste: la borghesia italiana aveva bisogno ancora di un secondo Crispi. […]. Corradini compì uno studio approfondito sull’emigrazione e visitò le comunità italiane a Tunisi, negli Stati Uniti e nell’America del Sud: tornò amareggiato, dopo aver visto come vivevano i suoi connazionali [...]. Gli italiani costruivano ferrovie e strade, bonificavano paludi e foreste, ma erano forze perdute per il Paese e, quel che è peggio, in Italia ci si vantava di questa perenne emorragia, rivelando con ciò una mentalità da schiavi. L’emigrazione, affermò Corradini, era “un fenomeno di popolo inferiore o, perlomeno, in un periodo inferiore della sua esistenza”, ed era “benefica come la morte”. La soluzione andava cercata in Africa, dove bisognava conquistare nuove terre e dove i coloni italiani avrebbero potuto lavorare sotto la loro bandiera: l’italiano sarebbe diventato un grande popolo soltanto quando “lo spirito migratorio” fosse stato abbandonato e al suo posto fosse sorto “lo spirito coloniale, imperialista”. Il contributo particolare di Corradini all’ideologia nazionalista fu la formulazione del concetto di “nazione proletaria”: egli fece proprio il linguaggio del marxismo e trasferì il concetto di lotta di classe sul piano internazionale. La Francia e l’Inghilterra, egli affermò, avevano costruito la propria potenza sul capitale: gli Italiani avrebbero potuto costruire la loro soltanto sul lavoro, l’unica risorsa che possedessero in abbondanza. In un mondo dominato dalle plutocrazie l’Italia era la nazione proletaria e, in tale mondo, il nazionalismo sarebbe stato il suo socialismo, la strada che l’avrebbe portata alla rinascita, che avrebbe suscitato uno spirito di guerra nella nazione, così come il socialismo lo risvegliava nelle classi lavoratrici. La guerra avrebbe anche posto fine alle lotte interne, avrebbe forgiato una coscienza nazionale e avrebbe dato maggiore prosperità a tutti: “L’Italia - scrisse Corradini - deve avere la sua guerra, o non sarà mai una nazione”.
C. Seton-Watson, Storia d’Italia, Laterza, Bari 1978

Con riferimento al Testo 1, rispondi alla seguente domanda. Quale delle seguenti affermazioni è deducibile dal testo?

Corradini riteneva l’emigrazione italiana un bene per il Paese

Secondo Seton-Watson “Il Regno” era una voce di protesta contro la viltà dell’epoca 

Enrico Corradini riteneva che l’Italia poteva edificare la propria potenza basandosi sul lavoro 

La guerra, per Seton-Watson, era l’unica soluzione ai problemi italiani 

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