• Domanda n.
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Testo 1

Ciò che colpì subito gli interpreti della poesia pascoliana fu l’ottica totalmente rovesciata della rappresentazione oggettiva: sono cancellate radicalmente le norme tradizionali di ordine, regolarità, prospettiva, rispetto dei rapporti e delle proporzioni, ed è loro sostituito uno sguardo inquieto e irregolare, che privilegia nella situazione i particolari senza una motivazione ragionevole e una logica che intenda esattamente rendere il quadro e anche senza che si riesca immediatamente a comprendere il movente di tale scelta. Di colpo, appaiono in primo piano oggetti e dati, senza preparazione e senza effettiva presentazione, in una sorta di continua dichiarazione di esistenza, dove l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, il filo di paglia e il sole, gli astri o il sasso, si presentano l’uno dopo l’altro, senza gerarchie di valore o di significato o d’importanza. In questo modo, si assiste a una dissoluzione totale del quadro, scomposto nei particolari e nei singoli elementi che lo costituiscono: e il Pascoli appare decisamente al di fuori sia della regola tradizionale, sia delle istanze positiviste di una composizione chiara e distinta e oggettivamente scrupolosa e giustificata nell’elencazione degli oggetti. L’ottica pascoliana non ha un centro oggettivo e razionalmente chiaro e coerente su cui fare presa, bensì opera come se non esistesse nulla di definito, di incorniciato, di determinato nel quadro, anzi come se il quadro, come complesso ordinato di oggetti, non esistesse neppure, ed esistesse soltanto la decisione, perfettamente arbitraria e immotivata, di dichiarare l’esistenza di una serie di oggetti, l’uno autonomo rispetto all’altro, e, per questo, enormemente ingrandito fino a occupare l’intero orizzonte della descrizione. Scadono, così, del tutto le indicazioni dei rapporti fra gli oggetti pur raccolti (sembrerebbe) in un unico ambito di visione: e nasce, per contrasto, l’impressione di un procedimento visionario, per il quale ogni presenza appare determinata unicamente dalla fissità e dall’assolutezza dello sguardo, che si assorbe integralmente ogni volta nell’oggetto che ha messo a fuoco. Giorgio Barberi Squarotti, Pascoli, in Dizionario critico della letteratura italiana, Utet, Torino 1973.

Con riferimento al Testo 1, rispondi alla seguente domanda.  Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal testo?

Pascoli si muove al di fuori del positivismo

Pascoli ritiene che la realtà sia definita e determinata in un quadro ben preciso 

Secondo i primi critici Pascoli rovescia la rappresentazione oggettiva delle cose 

Il modo di procedere di Pascoli è tale per cui tutto è dato dallo sguardo fisso e assoluto 

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