• Domanda n.
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Brano 2

La decadenza moderna


Leggere il brano e rispondere ad ogni quesito collegato solo in base alle informazioni contenute. Una chiara differenza tra il mondo antico e l’epoca in cui viviamo oggi è la velocità del progresso tecnologico e l’applicazione immediata dei risultati delle ricerche scientifiche, grazie ad una tecnologia sempre più sofisticata. Mentre l’eolipila inventata da Erone di Alessandria, considerata l’antenata della macchina a vapore, rimase un giocattolo, le scoperte degli scienziati e degli inventori moderni sono state immediatamente utilizzate a fini pratici.
A questo riguardo il XIX e il XX secolo differiscono dalle epoche precedenti “per l’elevato numero di scoperte scientifiche che hanno trovato un’applicazione utilitaristica; si tratta di un numero così elevato da non avere precedenti nella storia dell’umanità”.
Il fatto che il progresso tecnologico prosegua e sia sempre più veloce non permette di cogliere il declino della nostra epoca, anche se questo declino non ha assolutamente raggiunto il grado di sterilità culturale della Roma del III e del IV secolo d.C. La nostra situazione è più simile a quella dei Greci, la cui fiducia nel progresso, soprattutto nella tecnologia e nella medicina, proseguì dal periodo d’oro del V secolo fino al IV secolo a.C.; analogamente, una simile fiducia nel progresso e in particolare nella tecnologia e nella medicina si ritrova a partire dal XIX secolo fino ad oggi. Non ci fu tuttavia
“alcuna diminuzione dell’energia creativa”: fu l’epoca dei più grandi oratori e filosofi, si svilupparono nuove forme di arte e letteratura, furono compiuti importanti progressi in matematica e in astronomia. Ma, come nel nostro caso, “almeno qualcosa dell’antica fiducia era andato perduto”. Oggigiorno il progresso scientifico e tecnologico prosegue senza sosta e l’esplorazione dello spazio ha condotto a straordinarie scoperte astronomiche. La creatività che ha dato vita a nuove forme di cultura – i romanzi di fantascienza, l’impressionismo in arte e in letteratura, i risultati raggiunti dal
cinema, dalla radio e dalla televisione – continua: siamo molto lontani dalla sterilità culturale che regnava a Roma nel IV secolo d.C. Ciò che, invece, minaccia questo sviluppo culturale e che più assomiglia alla situazione dell’antica Roma è l’architettura contemporanea. Nel III secolo l’ordine classico si era dissolto in pareti spoglie e facciate nude, allo stesso modo in cui le nostre abitazioni in vetro e cemento hanno preso il posto degli edifici del XIX e dell’inizio del XX secolo, così variegati nello stile e nelle decorazioni. In scultura, Thorwaldsen, Gibson e Bates, uniti al fascino spensierato di Carpeaux, segnano il tramonto di una lunga tradizione, sebbene alcuni elementi di essa permangono nelle forme voluminose di Maillol e Henry Moore. Con Rodin qualcosa di nuovo è comparso: il suo “Balzac” riflette lo spirito e la personalità del soggetto per mezzo di effetti di chiaroscuro, illusioni ottiche che si sostituiscono a forme ben delineate, oppure nell’argilla modellata per dare corpo alle sue figure umane dotate di una plasticità che permane nella colata di bronzo e persino nella copia di marmo. Questo stile ricorda la scultura impressionista del III secolo ed è proseguito con molti esperimenti moderni di natura più o meno astratta. A questo proposito poi il ruolo giocato dal disegno astratto può essere equiparato alla varietà di motivi non-figurativi del post-classicismo e del periodo bizantino, più tardi intensificato dall’iconoclastia e dall’influenza dell’Islam. Le tendenze eterogenee e anarchiche dell’arte contemporanea sono espressione dell’angoscia dei tempi moderni – ciò si vede maggiormente negli stili pittorici che rompono con la forma classica, fino alla successiva corrente artistica rappresentata da Picasso, dal naturalismo all’astrattismo e al simbolismo. L’imminente angoscia dell’epoca è espressa, nel XIX secolo, da artisti come Van Gogh, in particolare nei suoi autoritratti, nei suoi paesaggi tormentati e angosciosi e nell’ “Urlo” di Munch del 1893. Quasi un secolo prima Goya dipinse il suo “3 maggio 1808”. Nei “Disastri della guerra” e nelle “Pitture nere” dell’ultima fase della sua vita egli presenta la guerra e ogni sorta di malvagità in un modo completamente diverso dal classicismo accademico. Un altro secolo dovette trascorrere prima che il crudele spreco e la mutilazione di giovani vite giungesse alla coscienza pubblica nei terribili anni che seguirono le entusiasmanti aspettative dell’agosto 1914. Goya, tuttavia, aveva già ritratto gli effetti della guerra negando l’umanità tra corpi in decomposizione, donne stuprate e i gemiti dei loro figli. La sete di sangue, il male sadico è rappresentato nelle “Follie” – in esse non vi è spazio per il riso – e nei volti lascivi e nel mostruoso satanismo del “Sabba delle streghe” e in altre raffigurazioni del lato oscuro dell’esistenza umana. Anche Johann Heinrich Füssli guarda alle forze occulte che prendono potere, ma la completa visione di questa minaccia con cui il XIX secolo si è aperto è lasciata a Goya: l’inizio sinistro di una fase della storia, con tutte le sue torture, olocausti e massacri di soldati, il suo terrore e inumanità, comincia a rivaleggiare, nelle vite e nelle morti di milioni di individui, con le miserie dell’ultimo secolo a.C.

Quale tra le seguenti NON è una caratteristica dell’età contemporanea? (vedi brano 2)

Tendenze anarchiche nell’arte 

Un’architettura priva di decorazioni 

Una diminuzione dell’energia creativa  

Nuove forme di cultura 

Una tecnologia sempre più sofisticata

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