• Domanda n.
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In una certa regione una malattia che indicheremo con la sigla U, mortale se non adeguatamente curata con trattamenti complessi e costosi, colpisce attualmente ogni anno circa 120 nuove persone ogni milione di abitanti. Attualmente un 25 % di questi nuovi ammalati ha cinquant'anni o meno.
Negli ultimi tre quinquenni la percentuale dei nuovi soggetti con piu' di cinquant'anni che ogni anno si ammalano si e' triplicata e si e' raddoppiato il numero dei soggetti che all'inizio della malattia presentano contemporaneamente una o piu' altre condizioni morbose, spesso pericolose per la vita: ad esempio un'insufficienza cardiaca, o lesioni vascolari periferiche gravi, etc.
I mezzi tecnici ai quali e' affidata la terapia della malattia U e che consistono in trattamenti ripetuti
regolarmente alcune volte alla settimana, hanno intanto subita una straordinaria evoluzione che, a prezzo di un costo maggiore, ne ha aumentata l'efficacia, tanto che la durata di ogni trattamento ha potuto essere dimezzata, mentre la conduzione puo' essere affidata agli infermieri o allo stesso paziente.
Nonostante questi progressi, la mortalita' annua dei pazienti trattati e' rimasta costante


Una sola delle deduzioni e' pienamente e rigorosamente giustificata da quanto riportato nel testo:

le attuali terapie hanno risultati non risolutivi, ma positivi, migliori di quelli del passato

la riduzione della durata dei trattamenti ha annullato gli effetti positivi della terapia

le attuali tecnologie non consentono alcun miglioramento e vanno quindi modificate

affidare i trattamenti agli infermieri ed ai pazienti e' stato un errore

i trattamenti attuali non sono eseguiti a regola d'arte

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