• Domanda n.
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«Il vuoto che consegue alla pratica meditativa [taoista] fondata sulla respirazione profonda, provocando calma e adattamento, produce anche le condizioni favorevoli per esperire la realtà fisica e psichica in modi diversi da quelli consueti [...]: fenomeni ed eventi non entrano più in un corpo intasato da stimoli e da sforzi o in una mente stipata di figure e di concetti [...]. Come in un organismo a digiuno con maggiore intensità si avvertono i sapori, come nell’aria silenziosa i suoni trasmettono meglio la loro qualità, come    su uno specchio d’acqua tranquilla le cose riflettono meglio la loro forma, così nel vuoto procurato dalla respirazione profonda ogni cosa ed ogni parola, ogni fatto ed ogni pensiero non scompaiono ma, anzi, esaltano la loro presenza, manifestano pienamente le loro qualità.
[...] Si rende evidente la natura dialettica del vuoto taoista: lo svuotamento non è fine a sé stesso [...]
ma avviene in funzione di un riempimento qualitativamente migliore che, peraltro, deve sapersi
destinato a cedere il passo ad un ulteriore svuotamento.»
Giangiorgio Pasqualotto, Estetica del vuoto. Arte e meditazione nelle culture d’Oriente, Marsilio, Venezia, 1995, pp. 33 e 34.

Alla luce di quanto riportato, solo UNA delle seguenti conclusioni risulta CORRETTA. La si individui.

l’affollarsi di una molteplicità di stimoli sensibili e cognitivi non è condizione ideale per apprezzarne le rispettive qualità

solo trattenendo ad oltranza il respiro si può realizzare, secondo il taoismo, il perfetto vuoto interiore

la pratica meditativa taoista è volta non solo a snellire il corpo ma anche a rendere molto più torbida la mente

più che ad uno svuotamento conclusivo, la meditazione taoista mira ad un definitivo riempimento della mente

i taoisti sottolineano l’importanza preminente dell’inspirazione, lenta e profonda, rispetto alla più rapida espirazione

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