Canone RAI: le modalità di pagamento

Dal 2016 il Canone RAI viene addebitato a tutti coloro che hanno un’utenza elettrica attiva e che possiedono in casa un apparecchio atto alla ricezione delle trasmissioni televisive. La tassa è, quindi, inserita all’interno della bolletta dell’energia elettrica attraverso una dicitura ben distinguibile. Il pagamento avviene attraverso l’addebito di dieci rate mensili: essendo le bollette dell’energia elettrica bimestrali, vengono inserite due rate del Canone ad ogni bimestre. Il costo complessivo è di 90 euro annuali, quindi la rata mensile è pari a 9 euro addebitata direttamente in bolletta. Nel caso in cui nessuno in casa sia titolare di contratto di energia elettrica, il versamento avviene attraverso il modello F24.

Leggi anche:

Canone RAI: cosa succede se non viene effettuato il pagamento

Essendo il Canone RAI inserito nella bolletta dell’energia elettrica, l’unico modo per evaderlo è limitarsi a pagare solo il costo dell’utenza dell’energia. In questo caso l’Agenzia delle Entrate ha la possibilità di constatare con molta facilità l’evasione e, di conseguenza, provvedere alle sanzioni in merito. Esse sono le seguenti:

  • pagamento di tutti gli arretrati del Canone (solamente quelli per i quali sussiste la prova dell’evasione, entro il termine della prescrizione di 10 anni);
  • saldo degli eventuali interessi;
  • sanzione che va dai 200 euro fino ad un massimo di 600 euro.

Canone RAI: cosa succede se si dichiara il falso

È bene ricordare che il pagamento del Canone RAI è obbligatorio per tutti i cittadini italiani salvo alcuni casi particolari. Se, ad esempio, non si è detentori di un apparecchio televisivo, è possibile compilare il modello per l’esenzione messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. I furbetti, per non pagare la tassa, potrebbero dichiarare il falso e quindi effettuare una dichiarazione di non detenzione che non corrisponde alla realtà. Per verificare dichiarazioni di questo genere, bisogna sapere che l’Agenzia delle Entrate ha a disposizione tutti i dati dell’anagrafe tributaria, più quelli in possesso dell’Autorità per l’energia elettrica, gas e sistema idrico, Ministero dell’Interno, Comuni e altri soggetti pubblici o privati. Se dai dati incrociati dovesse risultare che l’utente ha dichiarato il falso, scatta il controllo da parte della Guardia di Finanza nel domicilio di riferimento. Accertate le condizioni di falsa dichiarazione, l’utente oltre a pagare le sanzioni suddette sarà anche dichiarato colpevole di reato di falso in atto pubblico per cui è prevista la reclusione di almeno due anni.

Leggi anche: