Tornare a parlare di ideali, in un posto che non sia la chiesa, è un pensiero che suona assai vago, eppure l’argomento si presenta vasto e pieno di sfaccettature. La crisi degli ideali, o dei valori qualsivoglia, è sentita particolarmente ai nostri giorni, anche perché essa ha subito una crescita costante nel tempo.
La società in cui viviamo si presenta come un frenetico lavoro di ingranaggi: si vive sul posto di lavoro, le poche famiglie che non sono distrutte da morti personali, si vedono a stento nell’arco di una settimana; il tempo non basta mai; non c’è tempo né per Dio né per la chiesa, né per i propri cari, né per se stessi.
Sempre più si trovano ragazzi sbandati, senza scopi, dilaga il qualunquismo. Ma perché tutto questo? Perché l’uomo rinuncia ai suoi ideali, ai suoi valori, a se stesso? La causa principale si riscontra nel concetto dell’uomo di essere limitato.
L’uomo si accorge che la sua esistenza non è eterna, sa che rispetto al mondo in cui vive, non è che una formica nel prato. La sua vita rispetto all’eterno è nulla. Fino a pochi anni fa si compensava questo senso di vuoto nell’ambito personale, spirituale. Si confidava in Dio.
Basta sapere che si doveva vivere rispettando le leggi dell’uomo e di Dio per avere uno scopo, vivere dedicandosi al prossimo, al bene comune, per accedere al Paradiso entrando nelle grazie del Signore.
Oggi quelle leggi stesse vengono usate per il tornaconto dei politici, che preferiscono la propria condizione di vita che quella degli latri. Infatti, un secondo fattore su cui si fonda il materialismo della società è proprio il vizioso circolo del denaro, in effetti i vecchi valori, tanto andiamo rimpiangendo, sono stati rimpiazzati proprio dall’idea che il denaro non basta mai.
Per certi aspetti il progresso ha contribuito a distruggere i valori umani. Il progresso è stato la risposta proprio a quella crisi esistenziale della finitezza umana. L’uomo ha smesso di credere in Dio, ormai si limita a tentare di emularlo, non si accontenta più di essere finito. La regola che vige di conseguenza è quella di vivere al vita intensamente, ma non nel senso di viverla con valori o con ideali, ma solo contribuendo freneticamente allo sviluppo di quello che già c’è.
Nessuno riflette più su quello che ha intorno, non si osserva più la natura, non si sogna, non ci si ferma più ad ascoltare il silenzio. Perché avere ideali vuol dire vivere con l’aspettativa di una vita migliore dopo la morte, con la fede in Dio, ma oggi conta solo la vita materiale, conta solo soddisfare il progresso, il consumismo. Ma non capiamo che è in questo modo che siamo davvero finiti, che la nostra vita non ha più un senso.
Siamo pochi quelli che hanno ancora qualcosa dentro, ma purtroppo, nel frastuono tacciamo, spesso per paura di non essere sentiti. Si potrebbe confidare però in quelli che gridano ancora e in quelli, più grandi, che hanno gridato e che ancora sentiamo. Mi riferisco agli artisti che hanno il potere di far sognare, di infondere speranza e sentimenti. Pittori, poeti, scrittori, che hanno accusato i mali del mondo e hanno tentato di estirparli, parlando al cuore della gente.