Quella di Tin Tin è una figura intramontabile del fumetto. Lo dimostra tra le altre cose la mole di ristampe che ogni anno invade le librerie (da noi curate ottimamente in l’attesissimo film in 3D tratto dalle sue avventure e diretto da Steven Spielberg. Ma c’è un’ombra inquietante sulla figura di Tin Tin e del suo autore che per anni è stata tenuta nascosta. Un’ombra che sa di simpatie naziste. A riportarla in luce ci ha pensato Jonathan Littell, autore del controverso romanzo Le benevole (Einaudi, 2007) nella biografia di Leon Degrelle Il secco e l’umido.

A quanto pare il personaggio di Tin Tin sarebbe ricalcato sulla figura di Leon Degrelle, cattolico reazionario e nazista, l’uomo di cui Hitler in persona ebbe a dire «Se avessi un figlio lo vorrei come lui». Lo stesso Degrelle rivendicava questa paternità in un libro mai pubblicato, se non clandestinamente nel 2000, da ignoti curatori. Molti avrebbero trovato conferme di questa vicinanza in alcuni episodi della Bd di Hergé e qualcuno ha persino sollevato polemiche sull’opportunità per l’ebreo Spielberg, autore di Schindler’s List, di fare un film sull’ambiguo Tin Tin. Di certo non siamo sullo stesso piano delle analoghe ma immaginifiche illazioni sui Puffi di Peyo di cui vi avevamo parlato qui, anche se lo stesso Littell nel momento in cui ricostruisce la storia tende a ridimensionarne molti aspetti. Leggete questo estratto del saggio per farvi un’idea. Per approfondire la storia delle frequentazioni di Hergé con l’estrema destra cattolica del tempo c’è invece quest’ottimo link su Afnews.

«Léon Degrelle rivendicherà a lungo, con maligno piacere, il suo “lato Tintin”, cercando per molti anni di recuperare l’immagine positiva di questo personaggio. Nei suoi ultimi anni di vita scrisse un libro in cui si attribuiva la paternità del personaggio di Hergé, ma a dissuaderlo dal pubblicarlo fu, in parte, l’intervento (che in Belgio fece scalpore) di un celebre specialista di Tintin, Stéphane Steeman. Molti anni dopo la morte di Degrelle cominciò a circolare clandestinamente un volume intitolato Tintin mon copain, un album in carta patinata, datato Natale 2000, e pubblicato a Klow (capitale della Sildavia) da una casa editrice inesistente quanto questa città.

Sulla copertina, che non mi è permesso riprodurre, figura un (brutto) disegno di Tintin in uniforme delle SS; secondo certi siti Internet, sarebbe opera di Degrelle, ma sembra improbabile. Steeman, che aveva letto il manoscritto originale, giudica il testo pubblicato abbastanza simile ai suoi ricordi; ma l’iconografia, abbondante e nefanda, sarebbe stata in gran parte aggiunta da un militante dell’estrema destra che gravitava nella cerchia di Degrelle, e che avrebbe fatto pubblicare a proprie spese il libro così manipolato. In questo testo eteroclito e talora incoerente, fra lunghe digressioni sulla propria carriera, sproloqui antisemiti e «rivelazioni » che, con il pretesto di difendere Hergé, mirano a metterlo nei guai il più possibile, Degrelle cerca innanzitutto di presentarsi come unico modello del celebre reporter.

Un esempio: la fotografia in alto, che circolava ampiamente intorno al 1936 e che è riprodotta nel libro. Degrelle racconta di aver dilapidato i proventi delle sue prime pubblicazioni per comperare questi pantaloni da golf, «abbigliamento \ di suprema eleganza», a cui dedica un intero capitolo. A sentir lui, «Hergé \ era abbagliato da un simile lusso»; i pantaloni gli parevano «il non plus ultra dell’originalità». Così, «per Hergé fu naturale far indossare (con la matita) dei pantaloni da golf, in tutto simili ai miei, al giovane Tintin che era ancora nudo». Degrelle assicura di essere stato l’unico, nella cerchia di Hergé, a portare quel tipo di pantaloni; in realtà, all’epoca era un capo di abbigliamento estremamente diffuso fra la borghesia belga, come, in una certa misura, i calzoni da cavallerizzo (una moda che sarebbe stata ripresa dai militari, soprattutto tedeschi, alcuni anni dopo). Altrettanto convincenti sono altre fotografie del ciuffo o del viso tondo di Degrelle, nonché del cane di Hitler, che sarebbe stato il modello di Milù. «Questa è squallida propaganda », sostiene di avergli detto Steeman. «Ma certo», avrebbe risposto Degrelle, imperturbabile, «perché mi leggano».