lucani ok

I casi sono due:

O sei lucano e, quando nasci lucano, per trent’anni la tua regione non sembra un granchè. Compiuti i trent’anni, la Basilicata ti ha conquistato per sempre

O sei italiano, allora la Basilicata è così lontana, così piccola, che te la sei dimenticata sul banco delle elementari.

Per chi è convinto che il Lucano sia principalmente un amaro (o il bel giovanotto con le sopracciglione nere protagonista della pubblicità dell’omonimo liquore), arriva questo divertente libro di Angela Langone, Lucani. Guida ai migliori difetti e alle peggiori virtù, a ricordare che lucani sono, innanzitutto, i nati in terra di Basilicata (come in effetti i genitori del regista Francis Ford Coppola, che in effetti anche lui in quanto a sopracciglia sta messo benino).

Lucani che non si distinguono molto bene da chi non ha l’occhio allenato, è vero. Almeno finchè non aprono bocca, per sentenziare: “Qui nun g’è niend”, con il loro tipico atteggiamento di “criticare e imbruttire ciò che amano di più” (una forma di scaramanzia? Nel dubbio: mai fare complimenti a un lucano! ci avverte Langone).

Il lucano te lo fai amico se apprezzi la buona tavola (una delle regole in merito è: “Se è leggero, puoi sempre farcirlo”!) e una volta che ne conosci uno, avrai accesso minimo a metà della popolazione della Basilicata (ci vivono seicentomila persone “che non sono molte. Il problema è che sono tutte imparentate fra di loro”).

Non a caso, fra gli innumerevoli consigli per sembrare degli autentici lucani c’è quello di NON chiedere: “Come ti chiami”, ma “A chi sì figl?” (di chi sei figlio?). E poi ci sono le donne, fiere e permalose, che contrattano molto meglio di un uomo (al mercato e anche in amore). E quando diventano mamme, poi, è inevitabile: “se fossero state uomini si sarebbero arruolate nell’esercito; essendo donne riproducono in casa il regime militare”.

In Basilicata c’è tutto un mondo da scoprire, da guardare. E soprattutto da assaggiare in effetti, visto che l’autrice riferisce che “i ravioli con la ricotta sono grandi come selle di biciclette…ho visto mele grandi come melanzane e cachi grossi come cani” (!), e la ‘vozza’ (la ‘gola’) non è un peccato capitale, ma il primo segno di un’appartenenza.

Ma perchè poi chi nasce in Puglia è pugliese, chi in Sicilia siciliano, e chi in Basilicata…proprio lucano? Anche io me lo sono sempre chiesta.
In effetti sembra la parola derivi da “bosco”, “lupo” – animale che infestava le zone – oppure da luce (Lucania terra luminosa) oppure da un antico popolo che si era stabilito in quelle zone o un antico condottiero. E così la curiosità è soddisfatta (e potrete anche fare bella figura citando questa etimologia).

Angela Langone
Lucani
Sonda ed.
11 euro