La primavera è, forse, il momento più atteso dell’anno perché la bellezza della natura, il suo rigoglio, la vita che nasce e rinasce ci rendono più lieti e le giornate sembrano trascorrere più felici.

È quasi un invito a guardarsi intorno e a vedere quello che succede o che è successo: è un modo per andare ai ricordi e, allo stesso tempo, vivere il presente. Ed è, soprattutto, un sollievo dopo i lunghi mesi invernali, caratterizzati dal grigio e dalla pioggia.

È questo quello che sembra suggerire anche Rabindranath Tagore (vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1913) in una poesia tratta dalla raccolta Il Giardiniere. Il poeta si domanda chi leggerà un domani le sue poesie e, conscio che non potrà sapere chi sarà il suo lettore o la sua lettrice a distanza tempo, lo invita ad aprire le porte del proprio cuore per raccogliere i fiori della ricca primavera che lui vedeva quando scriveva e i suoi versi e di cui noi godiamo oggi nel leggerli. Il testo che vi proponiamo è a cura di B. Neroni (ma in commercio esistono varie versioni dell’opera di Tagore)

Chi sei tu, lettore, che leggerai le mie poesie
tra cento anni?
Non posso mandarti un solo fiore di questa ricca primavera,
né darti un solo raggio d’oro delle nuvole
che mi sovrastano.
Apri le tue porte, guardati intorno.
Nel tuo giardino in fiore cogli i fragranti ricordi
dei fiori sbocciati cento anni fa.
Nella gioia del tuo cuore che tu possa sentire
la vivente gioia che cantò, in un mattino di primavera,
mandando la sua voce lieta, attraverso cento anni.

Fiori di primavera

Foto | Cristina L. F.