Lavorare come coltivatore diretto: tutto quello che dovete sapere

Se l’agricoltura vi affascina e vi piace lavorare con la terra e nella terra, dovete soffermarvi e scoprire a fondo tutto quello che c’è da sapere sul lavoro di coltivatore diretto. Prima di addentrarci negli specifici aspetti di questa professione, è doveroso fare un distinguo tra coltivatore diretto e imprenditore agricolo. Si tratta di due figure completamente diverse con obiettivi, requisiti e responsabilità diverse che, erroneamente, si tende a confondere probabilmente perché entrambi hanno a che fare con il lavoro della terra, ma ribadiamo che sono due figure diverse tra loro. Il coltivatore diretto gode attualmente di un unico esclusivo privilegio: quello relativo al diritto di prelazione in caso di compravendita di terreni agricoli. Oggi ci occupiamo del coltivatore diretto, scopriamo di cosa si occupa e quali sono i requisiti.

Coltivatore diretto: chi è e di cosa si occupa

Il coltivatore diretto è un lavoratore autonomo impegnato nella coltivazione diretta di un terreno agricolo; il fondo non deve necessariamente essere di proprietà, può anche essere affittato e, secondo la normativa, possono essere comprese anche attività di allevamento. Per poter essere riconosciuti come tali ed essere iscritti nell’apposita sezione dell’INPS, il coltivatore deve dimostrare di dedicare un minimo di 104 giorni lavorativi all’attività e deve svolgerla con una certa regolarità. Fondamentalmente il coltivatore diretto è una sottocategoria dell’imprenditore agricolo. Per essere dei coltivatori diretti a tutti gli effetti è necessario iscriversi negli elenchi dei coltivatori diretti presentando all’INPS  un apposito modello denominato CD1(dichiarazione aziendale relativa alla conduzione d’impresa diretto coltivatrice (art. 14 della Legge 233/90) entro 90 giorni dalla data d’inizio attività.

Lavorare come coltivatore diretto: quali sono i requisiti

Come in ogni professione che si rispetti, anche per fare il coltivatore diretto sono necessari dei requisiti. A stabilirli è il D.lgs 228/2001 secondo cui tale figura risulta essere titolare di una piccola azienda agricola, che (anche con la propria famiglia) prestano almeno 104 giornate di lavoro agricolo all’anno, ossia un terzo del fabbisogno della loro azienda. Devono dunque essere proprietari o affittuari del terreno agricolo che mettono a produzione. Il coltivatore deve affiancare all’attività agricola altre mansioni che riguardano il settore manageriale di gestione dell’impresa, come gestire il personale, controllare gli acquisti e le vendite dell’azienda. Quindi, per poter diventare dei bravi coltivatori diretti, oltre alla passione per la terra e all’esperienza sul campo, è necessario avere almeno un’istruzione secondaria.

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