Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha recentemente pubblicato il documento contenente le indicazioni operative per l’attuazione del piano “Scuola 4.0”. Piano con il quale intende promuovere un forte impulso alla trasformazione degli spazi scolastici in ambienti innovativi di apprendimento e alla realizzazione di laboratori per le professioni digitali del futuro. Lo stesso documento definisce anche le modalità secondo le quali le istituzioni scolastiche possono richiedere supporto in tal senso. Ma qualcosa sta facendo storcere il naso all’assessore all’Istruzione e alla Formazione della Regione Veneto Elena Donazzan. Di cosa si tratta?

Scuola 4.0: i fondi devono essere investiti bene

Scuola 4.0, è, come l’ex ministro dell’istruzione Bianchi aveva definito, «il più grande intervento trasformativo del sistema di istruzione». Che, in numeri, si traduce in 2,1 miliardi di euro che il ministero dell’Istruzione verserà alle scuole italiane. A tal proposito, la Donazzan ha espresso non pochi dubbi: secondo l’assessore, forse sarebbe più utile investire questo denaro non nell’ennesimo tablet o computer da fornire alle scuole, bensì in laboratori e, perché no, in una nuova didattica.

La Donazzan, che ha già informalmente segnalato al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che «c’è qualcosa che non va», crede che la rendicontazione della spesa non possa essere l’unico sistema e che, considerato come i fondi stanziati siano cospicui, l’occasione non vada persa. Insomma, i fondi andrebbero “spesi bene”.

Si rischia di non centrare gli obiettivi

Gli obiettivi di Scuola 4.0 sono ben chiari: “trasformare le classi tradizionali in ambienti innovativi di apprendimento; creare laboratori per le professioni digitali del futuro; promuovere un ampio programma di formazione alla transizione digitale di tutto il personale scolastico”. Per scegliere come investire i fondi a loro concessi, gli istituti avranno poche settimane a disposizione, e potrebbero imbattersi nell’ostacolo di doverli utilizzare per comprare tecnologia anche nel caso in cui le classi fossero già ipertecnologiche.

La Donazzan, però, non ci sta:

“Immagino che la burocrazia ministeriale abbia accelerato sui fondi da utilizzare, ma la rendicontazione della spesa non è il sistema da seguire: ci sarà chi, pur di non perdere i fondi, comprerà computer, tablet, telefonini, magari fatti all’estero, ma l’innovazione è altra cosa».

Al momento l’assessore ha già fatto una segnalazione informale al ministro Valditara, ma si aspetta un coinvolgimento anche dei colleghi delle altre Regioni.

Leggi anche: