Centinaia di studenti dell’Università Tsinghua di Pechino hanno preso parte alle proteste contro le misure del lockdown adottate dal Paese. Secondo alcuni testimoni, ad iniziare sarebbe stata una studentessa che, per prima, ha sollevato un pezzo di carta bianco – azione, questa, divenuta una protesta simbolica contro la censura – seguita poi da altre studentesse e studenti che hanno fatto lo stesso. E non solo qui, ma in decine di campus universitari del paese.

Università Pechino, proteste degli studenti

La Tsinghua di Pechino è uno degli atenei cinesi più prestigiosi. Ed è proprio qui che circa 300 studenti hanno manifestato contro un lockdown che sembra non avere fine. Inizialmente le proteste sono scoppiate a seguito di un incendio mortale che è avvenuto lo scorso giovedì in un condominio nella regione dello Xinjiang. Questo ha rappresentato una sorta di goccia che ha fatto traboccare il vaso, dando il via al riversamento di tutta la rabbia dei cittadini contro il lockdown e non solo.

Secondo quanto riportato su Repubblica, che ha intervistato una studentessa italiana che da tempo frequenta la Tsinghua, non si può entrare né uscire dal campus.

“I cancelli sono chiusi, quindi da oggi anche i professori non potranno entrare e faremo le lezioni online. All’interno siamo ancora però abbastanza liberi: a meno che non ci confinino in camera. Noi studenti internazionali siamo in ogni caso leggermente avvantaggiati rispetto ai cinesi: abbiamo stanze singole o doppie col bagno in camera, mentre loro stanno in stanze da quattro e senza bagno interno”.

“Questa non è una vita normale, ne abbiamo abbastanza”

I video diffusi sul web mostrano centinaia di persone raccolte intorno ad un oratore che grida:  “Questa non è una vita normale, ne abbiamo abbastanza. Le nostre vite non erano così prima!” Mentre qualcun altro, apparentemente dallo stesso luogo, ha gridato in un altro video, poi rimosso: “Democrazia e stato di diritto, libertà di espressione”.

Dalla rabbia contro la strategia zero-Covid all’invocazione della libertà e della democrazia: dozzine di campus universitari hanno fatto sentire la propria voce. Se una cosa è chiara, è che i cinesi sono stufi della situazione che stanno vivendo, una situazione che sembra non risolversi mai. Alla fine di un lockdown ne segue un altro, senza sosta.

A tre anni dall’inizio della pandemia, l’uso incessante di limitazioni, di mascherine e test Covid, le quarantene, la censura e l’assalto alle libertà personali hanno portato tantissimi cittadini alla disperazione. Aggravata dall’aumento delle restrizioni negli ultimi mesi. Oltre che stanchi, gli studenti sono spaventati in quanto all’interno del campus non si sentono più sicuri. In molti hanno chiesto di poter tornare nelle proprie città di origine.

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