Come funziona il dottorato di ricerca?

In tantissimi Paesi del mondo il Dottorato di Ricerca rappresenta il più alto titolo accademico. Il suo scopo è quello di formare i laureati all’insegnamento e alla ricerca. Doctor of  Philosophy è la denominazione data nei paesi anglofoni: questa deriva dal latino Philosophiae Doctor, abbreviata, anche nell’ordinamento italiano, come Ph.D. o PhD.

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Dottorato di ricerca in Italia: storia e come funziona

Il sistema universitario italiano ha introdotto il dottorato di ricerca nel 1980 e ad oggi rappresenta ancora il terzo livello di studi è il massimo grado d’istruzione universitario. Ogni corso di dottorato ha un collegio docenti e un coordinatore e in diversi atenei questi corsi sono organizzati in specifiche scuole di dottorato. Per quanto riguarda i titoli di dottorato esteri, questi non sono riconosciuti in automatico in Italia, ma possono essere utilizzati solo dopo il riconoscimento da parte del MIUR. Il riconoscimento può avvenire se:

  1. se si è in possesso di una laurea magistrale o vecchio ordinamento italiana
  2. se si ha una laurea estera equipollente ad uno dei corsi di laurea magistrali italiani

Per essere ammessi ad un dottorato bisogna partecipare ad un concorso bandito dalle singole università. Circa metà dei posti sono coperti da una borsa di studio che varia in base all’ente che la eroga. I requisiti di ammissione sono stabiliti dai singoli atenei. In genere un dottorato di ricerca dura 3 anni, anche se alcuni arrivano anche a 5 anni. Alla fine di ogni anno accademico il collegio dei docenti ammette il dottorando all’anno successivo con una relazione favorevole. Il corso si conclude con la presentazione di una tesi di dottorato valida e originale.

Stipendio del dottorato di ricerca

Alcuni posti messi al bando prevedono una borsa di studio erogata dall’università stessa o da un ente esterno. Quindi, la cifra percepita mensilmente può variare, anche se più o meno possiamo dire che si aggiri tra le 800 euro e le 1.650 euro.

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