Spartaco: chi è e biografia

Spartaco, in latino Spartacus, è stato un gladiatore passato alla storia per aver capeggiato la Rivolta degli Schiavi in Italia. Si sa molto poco della sua giovinezza: di sicuro nacque in Tracia, una regione dell’Europa orientale che faceva parte del Regno di Macedonia. Spartacus non era il suo vero nome ma un soprannome derivato dalla latinizzazione di Sparadakos (“famoso per la sua lancia”) o da Sparta, la città guerriera per antonomasia. Quando la Macedonia divenne una provincia romana, Spartaco venne arruolato come soldato ausiliario di Roma ma questa esperienza durò ben poco. Secondo alcune fonti, durante un’azione militare in Tracia si rifiutò di uccidere i suoi compatrioti: per questo motivo fu arrestato per insubordinazione e ridotto in schiavitù.

Spartaco: da schiavo a gladiatore della Rivolta degli Schiavi

Una volta ridotto in schiavitù, Spartaco fu condotto in una scuola di gladiatori a Capua in Italia. Esasperato dalle condizioni disumane riservate a lui e ai suoi compagni, il gladiatore decise di ribellarsi dando ufficialmente inizio nel 73 a.C. alla Rivolta degli Schiavi. Dopo aver ucciso le guardie, Spartaco scappò insieme agli altri gladiatori; al gruppo si unirono altre migliaia di schiavi fuggiaschi tanto da raggiungere presto le cento cinquantamila unità. Come primo rifugio i ribelli scelsero il Vesuvio: messo alle strette il Senato romano mandò tremila soldati al comando di Clodio Glabro, che li assediò. Gli schiavi, più forti numericamente, fecero strage dei soldati e successivamente si sparsero per tutta la Campania, saccheggiando fattorie e villaggi. I ribelli continuarono, così, a marciare verso nord sbaragliando sia gli eserciti consolari sull’Appennino che il campo di Gaio Crasso presso Modena.

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Spartaco: la sconfitta in Sicilia

Nel 71 a.C. Marco Licinio Crasso, un ricco uomo politico in cerca di consensi, si offrì di fermare Spartaco ottenendo il comando di otto legioni, per un totale di quarantamila soldati. L’esercito romano, con a capo Crasso, riuscì  respingere gli schiavi ribelli fino a Reggio Calabria. Gli uomini di Spartaco, messi alle strette, tentarono di fuggire in Sicilia ma lì dovettero affrontare la battaglia. Non si sa dove avvenne lo scontro finale ma, secondo le sole fonti pervenute, Spartaco combatté valorosamente ma venne circondato ed ucciso. Durante la battaglia morirono circa sessantamila schiavi mentre i seimila schiavi superstiti vennero fatti prigionieri e crocifissi lungo la via Appia.