L’Università di Pisa ha introdotto una misura innovativa nel corso di Advanced Programming, previsto dalla laurea magistrale in Computer Science: l’utilizzo dell’intelligenza artificiale è diventato obbligatorio per superare l’esame finale. La decisione, promossa dai professori Antonio Cisternino e Andrea Corradini, segna un cambio di paradigma rispetto alle cautele che finora hanno caratterizzato l’approccio accademico verso questi strumenti.
L’obiettivo non è incentivare la dipendenza dalla tecnologia, ma sviluppare negli studenti la capacità di valutare criticamente il codice prodotto dalle macchine. Durante il semestre, l’algoritmo è stato impiegato costantemente per creare simulazioni interattive e generare materiale didattico, permettendo agli studenti di imparare a dialogare con la tecnologia in modo consapevole.
La prova finale ha richiesto la presentazione di un progetto realizzato proprio con il supporto dell’intelligenza artificiale.
“Il mestiere del programmatore sta cambiando radicalmente”, spiega il professor Cisternino. “L’AI scriverà sempre più codice. La domanda è: quali competenze deve avere un informatico quando non è più lui a scriverlo direttamente? Serve un ruolo diverso, più critico e consapevole”.
La valutazione si è concentrata sulla capacità degli studenti di controllare e criticare il lavoro prodotto dall’intelligenza artificiale, verificandone affidabilità e correttezza anziché limitarsi a generarlo passivamente.
Il mercato del lavoro e l’urgenza delle competenze
La scelta del dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa risponde a trasformazioni concrete del mercato globale. Nell’ultimo anno il settore Big Tech ha eliminato tra 50mila e 70mila posizioni a causa dell’automazione. Colossi come Amazon hanno annunciato migliaia di licenziamenti, mentre piattaforme social hanno ridotto quasi la metà degli organici.
Questi dati evidenziano come le mansioni ripetitive vengano rapidamente sostituite da algoritmi, mentre cresce la domanda di professionisti capaci di supervisionare e validare il lavoro delle macchine.
I profili junior risultano i più esposti al rischio di sostituzione tecnologica. Per tutelare la Generazione Z, le università devono agire immediatamente. “Non abbiamo dieci anni per adattare il sistema formativo, come accadde con l’introduzione dell’informatica trent’anni fa”, avverte Cisternino.
L’urgenza richiede interventi rapidi e un dibattito nazionale sul futuro della formazione informatica nell’era dell’intelligenza artificiale.
Il nuovo ruolo dello sviluppatore: dalla scrittura alla supervisione
Il corso di Advanced Programming ha spostato radicalmente l’asse delle attività didattiche. Gli studenti non trascorrono più ore a scrivere manualmente ogni riga di codice, ma imparano a verificare, correggere e valutare l’affidabilità dei listati generati dall’intelligenza artificiale.
Come spiega Antonio Cisternino, «Il mestiere del programmatore sta cambiando radicalmente». L’automazione sostituisce le mansioni più basilari, rendendo fondamentale un nuovo approccio: «L’AI scriverà sempre più codice. La domanda è: quali competenze deve avere un informatico quando non è più lui a scriverlo direttamente? Serve un ruolo diverso, più critico e consapevole».
Durante il semestre, l’algoritmo è stato impiegato costantemente per costruire simulazioni interattive e produrre materiale didattico. Gli iscritti hanno imparato a dialogare con la tecnologia, ponendo domande precise e analizzando le risposte fornite. Al momento dell’esame, ciascuno doveva presentare un progetto realizzato proprio con il supporto dell’IA.
I criteri di valutazione hanno premiato la capacità di governare lo strumento, non di subirlo. «Ho valutato soprattutto la capacità di controllare e criticare il lavoro prodotto dall’IA», sottolinea Cisternino. L’obiettivo era misurare l’abilità nel riconoscere errori, migliorare soluzioni e assumersi la responsabilità del risultato finale.
Questa competenza di supervisione diventa centrale per chi si prepara a lavorare in un mercato sempre più automatizzato.
Gli esiti della sperimentazione e le implicazioni per gli atenei
La sperimentazione pisana ha prodotto risultati confortanti: i progetti presentati dagli studenti hanno raggiunto livelli qualitativi elevati, dimostrando che una solida preparazione teorica consente di trasformare l’intelligenza artificiale in leva strategica anziché in stampella. Cisternino ha sottolineato di aver valutato soprattutto la capacità di controllare e criticare il lavoro prodotto dall’algoritmo, confermando che i giovani dotati di basi eccellenti riescono a sfruttare la tecnologia in modo significativo e non passivo.
Questo esito sottolinea l’urgenza di estendere pratiche analoghe ad altri atenei. Il docente ha richiamato il sistema formativo a un’azione rapida e concreta, invocando un dibattito nazionale che ponga l’università al centro del processo: preparare le nuove generazioni al mondo del lavoro post-IA richiede interventi immediati, evitando la lentezza che caratterizzò l’adozione dell’informatica decenni fa.