Secondo Cicerone, "la bottega artigianale non si concilia affatto con la condizione di uomo libero" e "tutti gli artigiani praticano un basso mestiere".

Per Seneca, i compiti dell'artigiano sono "vili" e "volgari": "non hanno niente a che fare con le vere qualità dell'uomo". L'artigiano è relegato nella condizione di cittadino di seconda categoria. Le nostre informazioni sugli artigiani Romani sono contenute essenzialmente in tre generi di documenti:

– i testi nei quali essi costituiscono l'argomento principale

– le iscrizioni che hanno lasciato

– i prodotti che hanno fabbricato

L'artigiano ci appare come un essere meschino e sfacciato; oppure egli definirà se stesso un maestro nella sua arte e un notabile nella sua città; o, ancora, avremo di lui un'immagine più oggettiva, ma terribilmente sbiadita.

Platone e Aristotele definiscono gli artigiani persone volgari e ignobili, indegni di essere considerati come cittadini. L'artista (pittore, scultore), o anche l'architetto si differenziano a malapena dall'artigiano agli occhi di coloro che fanno opinione.

Per i Romani, infatti, il vero autore di un'opera d'arte non è colui che l'ha creata, né il vero autore di un monumento è colui che l'ha edificato; l'autore è piuttosto il personaggio che ne ha chiesto e pagato l'esecuzione.