TESINA MATURITÀ SULLA FILANTROPIA: ARGOMENTI E COLLEGAMENTI

Gli scritti riuniti in questa tesina cercano di offrire alcune riflessioni sulla costruzione e strutturazione di un tema fondamentale tanto della modernità, quanto dell’antichità classica: la filantropia. Pertanto“fratellanza”, “solidarietà”, “filantropia”, “socialità” sono i concetti-chiave che legano, in qualche maniera, le considerazioni  raccolte in questo lavoro; considerazioni che sono pur fortemente differenziate tra di loro come collocazioni spazio-temporali, modalità di riflessione e di ricerca e linguaggi, ma comunque unite da alcune domande e riflessioni di fondo che possono essere le seguenti: perché combattersi e sopraffarsi a vicenda, per egoismo e avidità, quando siamo tutti figli di un unico padre e di un’unica madre?
Perché uccidere e lottare, invece di unirsi in una “social catena” e creare  una società in cui le uniche leggi  che regolano i rapporti tra gli uomini sono il  “vero amore”, la “giustizia”, la “pietà”, la solidarietà etc.? Perché discriminare un tuo pari, un tuo stesso fratello, se puoi con lui instaurare un rapporto che aiuti ad alleviare le sofferenze di una vita misera o che porti a condividere i momenti felici insieme? Perché temere la Natura e, infelice, isolarsi titanicamente o vittimisticamente, invece di aprirsi all’uomo e alla socialità e scoprire com’è “ cosa gradevole” (χαρ?εν) l’uomo, quando è uomo?
Queste sono le riflessioni e le domande che credo ogni uomo si ponga e  su cui, proprio come tutti noi, anche i grandi personaggi della storia, della letteratura e della filosofia (da Feuerbach a Pascoli, da Menandro a Dickens, da Seneca a Marco Aurelio, senza dimenticare Leopardi) hanno meditato, proponendo varie soluzioni e considerazioni, che proverò trattare nelle pagine successive.

TESINA SULLA FILANTROPIA: LA SOLUZIONE DI LEOPARDI NELLA GINESTRA

La ginestra costituisce una svolta essenziale nel pensiero e nella poetica di Giacomo Leopardi: fa parte dell’ultima stagione leopardiana, che si colloca dopo il 1830 e dopo il suo definitivo allontanamento da Recanati. Presupposto filosofico della scrittura poetica di Leopardi resta sempre quel pessimismo assoluto su basi materialistiche, a cui il poeta era approdato tra il ’24 e il ’25. Ma, dopo il distacco rassegnato e ironico della fase delle Operette, dopo il ripiegamento sull’io ed il recupero dell’età giovanile proprio della fase dei grandi idilli, Leopardi stabilisce un contatto diretto con gli uomini, le idee e i problemi del suo tempo.
Non solo , ma appare più orgoglioso di sé, della propria grandezza spirituale, più pronto e combattivo nel diffondere le sue idee e nel contrapporle polemicamente alle tendenze dominanti dell’epoca.  Esempio ed emblema della rinnovata poetica leopardiana è appunto La ginestra: il componimento ripropone la dura polemica antiottimistica e antireligiosa; il poeta di Recanati non nega più la possibilità, come aveva asserito in precedenza, di un progresso civile, cerca anzi di costruire un’idea di progresso proprio sul suo pessimismo. La consapevolezza lucida della reale condizione dell’uomo, come “bassa e frale” e la concezione che il destino dell’umanità sulla terra è un destino di infelicità inesplicabile e assoluta, indicando la natura come la vera nemica, può indurre gli uomini a unirsi in una “social catena” per combattere la sua minaccia; e questo legame può far cessare le sopraffazioni e le ingiustizie della società, dando origine a un più “onesto e retto conversar cittadino”, a “giustizia e pietade”, al “vero amore” tra gli uomini. La filosofia di Leopardi che non è mai stata misantropica, si apre qui a un generosa utopia, basata sulla solidarietà fraterna degli uomini.
Il vasto poemetto fu scritto a villa Ferrigni, presso Torre del Greco nel 1836 e chiude la raccolta dei canti; quando approda alla scrittura di questo canto, il poeta è passato attraverso la sofferenza fisica e morale, ha vissuto l’intera sua vita ormai, ha conosciuto l’estrema cocente delusione amorosa per Fanny Targioni Tozzetti, anzi, proprio da questa prova finale si è rafforzato, forse anche indurito, nell’animo e persino nello stile. Il linguaggio stesso che ha sperimentato la gamma infinita dei toni della commozione, dell’elegia d’amore, del compianto e autocompianto, della sensualità più raffinata e della pateticità, si fa spoglio e nudo nel contesto degli ultimi canti che precedono immediatamente
La ginestra, per divenire in quest’ultimo, puro e perfetto, tanto nei momenti della riflessione, quanto in quelli elegiaci della contemplazione. Mediante la felice trasposizione figurale e poetica, del “formidabil monte sterminator” Vesuvio e dell’umile ginestra, è disegnata la condizione dell’uomo, qual è veramente, nella realtà e nella storia, di fronte alla natura, una condizione misera, “bassa e frale”, considerando la quale l’umanità non può vantare destini immortali, né esaltarsi in sogni di grandezza. Il rapporto ginestra – Vesuvio è dunque il rapporto uomo – natura, con la stessa sproporzione tra la debolezza e una forza smisurata, tra la miseria e una potenza immane e inarrestabile. Nell’analizzare tale rapporto, Leopardi lascia esplodere la polemica già altre volte affrontata contro il secolo decimonono e tutti quegli intellettuali, specialmente gli spiritualisti, che lo avevano accusato di essere antiprogressista, chiuso nel suo pessimismo e incapace di guardare avanti, verso più eccelse mete.
Del proprio secolo, egli non condivideva l’esaltatività, il facile ottimismo, l’astrattezza degli ideali, che giudica illusori e falsi, né la smania di immortalità, la cecità, infine che impediva di vedere il meschino stato dell’uomo e spingeva d ingannare e a promettere  “magnifiche sorti e progressive”. Nella realtà cruda e desolata della dorsale del vulcano, Leopardi vede scolpito il vero destino dell’uomo, la sua precarietà, la fragilità di un essere che da un momento all’altro può scomparire, schiacciato dalla natura  ed è per questo che invita “il secol superbo e sciocco” a specchiarsi nelle pendici impetrate dalla lava, ove ben si può considerare quanto la natura curi “l’umana prole”. Si tratta ben più che un invettiva verso i propri detrattori, qui siamo di fronte ad una puntuale e scrupolosa rifondazione dello stato dell’uomo, ad una riaffermazione dell’ordo naturalis che non include, non può includere la felicità umana, ma che comporta di necessità l’unione tra gli uomini, la solidarietà e resistere (si badi non combattere, perché la lotta sarebbe impari) contro la comune nemica, la natura, “madre di parto e di voler matrigna”. Ed è qui che si esplicita il nuovo messaggio del poeta di Recanati: stimolare la fratellanza tra gli uomini per combattere un destino comune e cercare di condurre gli altri dalla sua parte: contro la natura. 
Quindi è stolto chi continua  insistere sulla grandezza dell’uomo e ad empire “le carte” di “fetido orgoglio”; verso un tale soggetto il poeta, non sa se deve ridere o provare pietà e ,ancora, sono “superbe fole” tutte le chiacchiere circa la gloria e l’immortalità; solo quando tornerà ad affermarsi la verità, quando gli uomini non si rifiuteranno di guardarla in viso e un “verace saper”, cioè una vera filosofia, diffonderà tali pensieri, solo allora la società potrà considerarsi costruita saldamente sulla roccia e non sulla sabbia. In queste verità, che Leopardi ritrova e riprende dalle sue affermazioni giovanili e ricompone in un tessuto unitario, quasi un nuovo vangelo laico, ma purissimo per l’alta qualità morale che lo contraddistingue, è contenuto il messaggio de La ginestra, non nel rifiuto di un esistenza senza significato, perché in balia della crudele natura, ma nella riappropriazione della vita, resa valida e riempita di senso e valore, attraverso il coraggio di viverla socialmente, onestamente e rettamente.

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