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  • Scritto da: Angela Ardizzone

Come capire e studiare Kant

COME CAPIRE E STUDIARE KANT. Come capire e studiare Kant? Domanda che si saranno posti migliaia di studenti alle prese con questo filosofo, magari optando per un "imparo a memoria" perché tanto non ci capisco e non ci capirò niente. Invece, capire Kant e studiarlo bene si può: basta impostare lo studio nel modo corretto, facendo attenzione ad alcuni dettagli che ci permetteranno di comprenderne il pensiero senza troppe difficoltà. E allora, cominciamo!

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KANT, METODO DI STUDIO: KANT E IL SUO TEMPO. Per prima cosa dobbiamo considerare il contesto storico in cui visse Immanuel Kant (1724-1804) e il contributo che egli diede al pensiero filosofico del tempo. Kant abbraccia un periodo di tempo a cavallo tra l'Illuminismo e il Romanticismo, in cui avvennero due importanti rivoluzioni: la rivoluzione americana e la rivoluzione francese. Queste rivoluzioni affermarono saldamente alcuni principi, come l'uguaglianza degli uomini e il riconoscimento dei diritti di tutta l'umanità. 

In questo contesto storico si colloca il pensiero di Kant. Secondo Kant l'uomo appartiene a due mondi, il mondo visibile dell'esperienza (quello in cui viviamo, fatto di cose materiali e di esperienze concrete) e l'io invisibile, cioè l'interiorità della coscienza, una dimensione profonda regolata da leggi diverse da quelle del mondo sensibile. 

Qual è dunque lo scopo di Kant? Il filosofo cerca di stabilire le condizioni di possibilità e i limiti dell'attività umana in relazione a questi due mondi. Tutto ciò costituisce un momento di svolta nella storia della filosofia, e gli scritti fondamentali del filosofo diventeranno un punto di riferimento essenziale per il pensiero contemporaneo. 
 

LA METAFISICA AI TEMPO DI KANT. Dobbiamo poi considerare un altro fattore: secondo Kant, la metafisica dei suoi tempi costituiva un campo di lotte senza fine, poiché era lacerata da continui contrasti, per cui egli cerca un modo per uscire da questa crisi. La colpa di tutto ciò è del "dogmatismo": la ragion pura (cioè la ragione priva di qualsiasi contaminazione dall'esperienza) segue un procedimento dogmatico senza una precedente critica delle proprie capacità. Bisogna allora affermare pienamente l'istanza critica e orientare in questo senso le indagini filosofiche.
 

KANT: COS'E' LA CRITICA? La critica è l'analisi delle possibilità e dei limiti delle facoltà umane in:

  • funzione conoscitiva
  • moralità
  • sentimenti

Dunque, per Kant la filosofia non è altro che la scienza degli scopi ultimi della ragione umana, e il suo campo di attività è descritto in 4 fondamentali domande, che dobbiamo ricordare sempre:

  1. Che cosa posso sapere?
  2. Che cosa devo fare?
  3. Che cosa posso sperare?
  4. Che cos'è l'uomo?

Il compito della critica è quello di determinare i limiti della ragione umana, cioè cosa può sapere la ragione umana e fin dove può arrivare: si tratta della "critica della ragion pura".
 

KANT: COS'E' LA RAGION PURA? Si tratta della facoltà del conoscere in generale, ed è pura perché non è contaminata dall'esperienza. 

La "critica della ragion pura", dice Kant, è come un tribunale, in cui la ragione stessa è sia giudice che imputato. 
 

LA RIVOLUZIONE COPERNICANA DI KANT. Kant riconosce il valore universale e necessario delle conoscenze scientifiche, in particolare delle scienze fisico-matematiche, e si pone il problema di come questa conoscenza sia possibile, e soprattutto su quali fondamenti. Innanzitutto egli opera una "rivoluzione copernicana" in questo campo: al centro del sistema della conoscenza non va più posto, come prima, l'oggetto, ma il soggetto che conosce e la sua capacità di costruire oggetti.

Gli oggetti della conoscenza sono il frutto di un'attività di riorganizzazione dei dati dell'esperienza svolta dal soggetto che conosce, attraverso funzioni a priori, indipendenti dai contenuti, che giustificano la necessità della conoscenza.

La scienza può conoscere solo ciò che è in grado di produrre, per esempio attraverso esperimenti di laboratorio o teoremi costruiti dall'intelletto. Kant prende come esempio l'esperimento del piano inclinato compiuto da Galileo facendo rotolare delle sfere con un peso precalcolato: lo scienziato attua l'esperimento calcolando prima il peso delle sfere, a priori. Dunque, la ragione vede solo ciò che lei stessa produce secondo il proprio disegno. 

L'unione tra esperienza (dati sensibili) e ragione (funzioni a priori) è in grado di garantire l'oggettività e la validità della conoscenza, in particolare di quella scientifica.
 

KANT: LA CRITICA DELLA METAFISICA. La scienza è la conoscenza del "fenomeno", cioè della realtà così come appare, e, come abbiamo visto, ha successo nel suo processo conoscitivo. Cosa possiamo invece dire della metafisica? Essa ha la pretesa infondata di conoscere il noumeno, cioè le cose come sono nella loro essenza ultima. La metafisica costruisce ragionamenti che purtroppo non hanno possibilità di riscontro e di verifica, poiché non hanno nessuna possibilità di essere sperimentati. Per Kant allora la metafisica è un sapere ilusorio che va oltre i limiti della conoscenza umana ed è responsabile della crisi in cui versa la filosofia. La metafisica non è quindi una scienza, ma soltanto l'esigenza dello spirito umano di conoscere il mondo nella sua totalità. 
 

CRITICA DELLA RAGION PURA: COSA POSSO SAPERE? Entriamo ora nel vivo del pensiero kantiano, cominciando con la prima domanda: che cosa posso sapere?

Come abbiamo visto, Kant intende capire quali sono i limiti della conoscenza e le condizioni che lo permettono.
 

Il giudizio sintetico a priori. Per affrontare la questione della conoscenza è necessario analizzare i modelli di giudizio possibili, perché, secondo Kant, conoscere è giudicare. Ci sono due modelli di giudizio:

1. Giudizio analitico: quando il predicato afferma qualcosa che era già contenuto nel concetto del soggetto. Che cosa significa? Facciamo subito un esempio. Nel giudizio "tutti i corpi sono estesi", il concetto di estensione (sono estesi) è contenuto nel soggetto, cioè in "corpi", in quanto "corpi" indica di per sé il concetto di estensione. Dunque, il giudizio analitico non fornisce informazioni nuove, ma mette in luce una delle caratteristiche del soggetto attraverso l'analisi, vale a dire la scomposizione di tutti gli aspetti del soggetto. 

I giudizi analitici sono:

  • a priori, indipendenti dall'esperienza, in quanto non serve l'esperienza per dire di un soggetto qualcosa che sia contenuto nel suo concetto
  • universali e necessari, riguardano tutti i membri di una classe 
  • la loro validità è fondata sul principio di non contraddizione: infatti, non si può negare il predicato di estensione alla corporeità
     

2. Giudizio sintetico: il predicato aggiunge un'informazione nuova sul soggetto. I giudizi d'esperienza sono sintetici a posteriori, perché solo dopo un'esperienza è possibile aggiungere qualcosa. Per esempio, in "alcuni corpi sono pesanti" il predicato aggiunge un concetto che non è implicito nel soggetto. 

Ma i giudizi sintetici a posteriori danno solo collegamenti empirici, non universali e necessari, tra due concetti, in quanto sulla base della nostra esperienza sappiamo che non tutti i corpi sono pesanti.

Il vero problema della scienza è il giudizio sintetico a priori, universale e necessario come quello analitico, ma nello stesso tempo in grado di dare un'informazione in più. "A priori" perché il giudizio non deve essere prodotto dall'esperienza.

Ma dove possiamo trovare un giudizio sintetico a priori? Per Kant esso esiste nella matematica pura e nella fisica pura, ma anche nella metafisica. Tuttavia, sorgono altri dubbi: come sono possibili una matematica e una fisica pura? E' possibile la metafisica come scienza?
 

LA RIVOLUZIONE COPERNICANA DELLA CONOSCENZA. Kant accoglie la tesi empiristica secondo cui ogni cosa che sappiamo deriva dall'esperienza, ma nello stesso tempo, nel processo conoscitivo opera un qualcosa che è a priori. 

La conoscenza è allora la sintesi tra:

  • materia del conoscere, che il soggetto riceve dall'esterno
  • forma con cui il soggetto organizza la materia, generando la rappresentanza del mondo naturale

L'oggetto della conoscenza è quindi il prodotto dell'attività del soggetto (l'uomo). Ognuno di noi ha percezioni diverse, perché sente le cose in modo personale, ma nello stesso tempo ha un modo di organizzarle comune, costituito dalla funzioni a priori. L'indagine effettuata su di esse da Kant è detta "filosofia trascendentale".
 

Sensibilità, intelletto, ragione. Rimane adesso il problema di quali siano queste forme a priori e come esse funzionano; inoltre, dobbiamo ancora stabilire a quale livello di realtà la conoscenza può arrivare. 

Nella Critica della ragion pura Kant distingue 3 livelli conoscitivi:

  1. Sensibilità: con cui riceviamo i dati dell'esperienza
  2. Intelletto: con cui organizziamo i dati
  3. Ragione: con cui cerchiamo di guardare oltre il mondo dell'esperienza

Il filosofo descrive i compiti di queste facoltà nella Dottrina trascendentale degli elemento, divisa in:

  • Estetica trascendentale
  • Logica trascendentale: suddivisa in Analitica trascendentale e Dialettica trascendentale

1. Estetica trascendentale. Si tratta del primo livello della conoscenza, in cui gli oggetti ricevuti vengono ordinati attraverso:

  • spazio
  • tempo

Il termine "estetica" significa "sensibilità", per cui essa studia le forme pure a priori della sensibilità, e riguarda quindi il rapporto intuitivo del soggetto con l'oggetto. 

2. Logica trascendentale. Con l'Analitica trascendentale vi è il secondo livello, in cui la facoltà intellettiva opera attraverso le 12 categorie, ponendo tra loro collegamenti capaci di dare un ordine, cioè un senso a quegli oggetti.

Nella Dialettica tascendentale, infine, Kant studia la ragione nelle 3 forme pure:

  • anima
  • mondo
  • Dio
     

Come avviene dunque la conoscenza?

1. La sensazione. Il punto di partenza è la sensazione, quello che si percepisce venendo a contatto con un oggetto. 

I dati prodotti dalla sensazione vengono ordinati attraverso le forme a priori della sensibilità:

  • lo spazio rappresenta gli oggetti dall'esterno
  • il tempo li dispone all'interno del soggetto, nel flusso della sua vita interiore

Dobbiamo allora tenere ben presente che in Kant spazio e tempo sono funzioni soggettive, con cui riordiniamo i dati forniti dalla sensazione.

2. Le categorie dell'intelletto. Se ci fermassimo alla sensibilità non avremmo conoscenza, poiché ci limiteremmo a ordinare i dati forniti: la conoscenza ci verrà fornita dall'intelletto, ma solo dopo la sensibilità, da cio provengono i dati dell'esperienza. 

L'intelletto allora riflette sul materiale sensibile già organizzato dallo spazio e dal tempo, unificandolo e dandogli un senso attraverso le categorie:

  • Categorie della quantità: unità, pluralità, totalità
  • Categorie della qualità: realtà, negazione, limitazione
  • Categorie della relazione: inerenza e sostanzialità, causalità e dipendenza, comunanza o reciprocità d'azione
  • Categorie della modalità: possibilità/impossibilità, esistenza/non esistenza, necessità/contingenza

Sulle categorie poggiano i giudizi sintetici a priori, per cui, di fronte ad un evento percepito dalla sensazione, il soggetto sa già, per esempio, che quell'evento deve necessariamente avere una causa.

3. L'io penso. A questo punto, Kant si chiede: come giustificare la validità delle categorie, o meglio, la loro deduzione trascendentale? Perché dati oggettivi provenienti dall'esterno dovrebbero essere determinati in modo soggettivo secondo concetti dell'intelletto? 

Kant allora dice che ogni cosa conosciuta da me deve conformarsi ai miei modi di conoscere le cose. L'oggetto della conoscenza deve ruotare attorno al soggetto, il quale gli dà forma, lo colloca nello spazio e nel tempo e lo unifica attraverso i concetti puri dell'intelletto. La conoscenza è sintesi di sensazioni e intuizioni a priori, ma tutto ciò è concepibile solo se si fa riferimento a un'unità della coscienza. l'io penso, una rappresentazione originaria che deve accompagnare tutte le mie rappresentazioni. 

4. Lo schematismo trascendentale. Adesso, come collegare elementi diversi come i dati sensibili e i concetti puri dell'intelletto? Attraverso l'immaginazione trascendentale, che si colloca tra la sensibilità e l'intelletto: attraverso schemi temporali essa predispone i dati dell'esperienza così da applicarvi le categorie dell'intelletto.

5. Le idee trascendentali. Esiste un altro tipo di conoscenza, riferibile ad oggetti non derivanti dall’esperienza: sono le idee trascendentali:

  • anima
  • mondo come totalità
  • Dio

Tuttavia, secondo Kant le possibilità di conoscenza si fermano alle cose così come appaiono, i fenomeni, per cui la pretesa della metafisica di conoscere la totalità, la cosa in sé (il noumeno) è infondata.

L’idea di anima allora è oggetto della psicologia razionale, e il prodotto di un sillogismo sbagliato.

L’idea di mondo come totalità compiuta di fenomeni è oggetto della cosmologia razionale e porta a contraddizioni indissolubili (antinomie della ragione)

L’idea di Dio è oggetto della teologia razionale, che cerca di dimostrarne l’esistenza  con 3 prove: ontologica, cosmologica e fisico-teleologica, confutate da Kant, che giunge alla conclusione che non è possibile né affermare, né negare l’esistenza di Dio.

Le idee svolgono una funzione regolativa, in quanto sollecitano il pensiero a realizzare un sistema unitario del sapere. Allora, i concetti adottati come idee della ragione non sono superflui, ma rappresentano un ideale della conoscenza. La metafisica è un’esigenza della ragione, e come tale non può dunque essere ignorata, avendo una funzione di stimolo nei confronti della conoscenza umana.
 

CRITICA DELLA RAGION PRATICA: CHE COSA DEVO FARE? Passiamo ora alla filosofia pratica, che si occupa delle regole secondo cui l’uomo delle agire:

  1. l’agire dell’uomo è libero
  2. esso si svolge secondo regole

La ragione decide liberamente in base a delle regole e principi che trova in se stessa. Si afferma allora come volontà attraverso la rappresentazione di regole che trova dentro di sé. La possibilità di scegliere liberamente permette di imputare agli individui la responsabilità delle scelte che compiono.

Le regole secondo cui agiamo sono oggettive, poiché la natura dell’uomo è finita, cioè ha una nascita e una fine. Solo la presunzione può ritenere possibile che la ragione si conformi interamente alla volontà della legge morale, poiché nella condotta umana operano impulsi sensibili di cui la ragione deve tenere conto per subordinarli alle proprie regole. Allora, l’operare umano è condizionato sia dagli impulsi sensibili e sia dalla ragione che dà regole di condotta. Le leggi morali si presentano nella coscienza come un comando, un “imperativo”. Kant allora distingue due tipi di imperativi:

  1. imperativi ipotetici: comandano qualcosa per uno scopo (per esempio, chiudi la finestra così non prendi il raffreddore)
  2. imperativi categorici: comandano un’azione necessaria per se stessa, indipendente dal risultato che ne consegue.

Le formule dell’imperativo categorico sono 3:

  1. Il criterio dell’azione morale deve avere la forma dell’universalità
  2. L’uomo deve essere considerato come fine e mai come mezzo
  3. L’uomo è legge a se stesso, principio della legislazione morale universale.

Poi, per risolvere l’antinomia tra virtù e felicità Kant ricorre a 3 postulati della ragion pratica:

  • La libertà: colloca l’agire morale sul piano del mondo soprasensibile
  • L’immortalità dell’anima
  • L’esistenza di Dio

Con essi è possibile acquisire la certezza soggettiva della possibilità di conciliare la virtù con la felicità. E proprio perché consentono di attingere alla sfera del mondo soprasensibile su di essi si fonda il primato della ragion pratica.
 

Che cosa posso sperare? Sulla base del concetto della libertà come principio soggettivo sta la società etica, cioè la Chiesa invisibile formata dagli uomini giusti, che secondo Kant l’autentico fondamento della Chiesa visibile, cioè la religione.
 

LA TEORIA POLITICA DI KANT. Anche la teoria politica si fonda sul principio di libertà degli individui, sul rispetto e sulla valorizzazione delle sfere di libertà individuali. Ad essa si collega il pacifismo, l’idea non utopistica che lo spirito commerciale e la tendenza all’arricchimento suggeriscano di porre fine alle politiche di potenza e alle guerre: per una pace perpetua tra gli Stati  occorreranno una forma repubblicana di governo, un federalismo mondiale degli Stati e un dovere di ospitalità.
 

KANT: CRITICA DEL GIUDIZIO. Abbiamo visto quindi come avviene la conoscenza delle cose sensibili (Critica della ragion pura) e come viene regolato il comportamento umano (Critica della ragion pratica). Adesso, dobbiamo cercare di capire come conciliare il determinismo della scienza con il postulato della libertà morale, cioè come definire una prospettiva unitaria attraverso cui guardare all’insieme degli eventi della natura e delle azioni umane.

Kant allora ritiene di trovare questa connessione in una specifica facoltà dell’animo umano: il sentimento, più precisamente il sentimento del piacere o dispiacere. L’uomo infatti:

  • conosce
  • agisce
  • sente

Il sentimento ha a che fare con rappresentazioni e poggia sul giudizio riflettente: questo, a differenza del giudizio determinante (con cui si determinano, sul piano conoscitivo, i fenomeni attraverso le leggi dell’intelletto), riflette sulle realtà particolari, guardando ad esse dal punto di vista dello scopo, sentendole come se esse fossero destinate all’attuazione di un fine. Si tratta di una considerazione puramente soggettiva della realtà, mediata dal sentimento.

Abbiamo due diversi modi di avvertire la finalità della natura:

  1. Giudizio estetico: nel quale il soggetto intuisce una data realtà come armonicamente costituita, secondo un’interna finalità che la accorda con il soggetto stesso, suscitando in lui un sentimento di piacere.
     
  2. Giudizio teleologico: nel quale il soggetto pensa la natura e l’ordine delle cose presente in essa come orientati ad un fine. La natura viene vista come un organismo, e il suo fine gli è stato attribuito da Dio, inteso come Autore dei fini. Tuttavia, questo finalismo non è dimostrabile sul piano conoscitivo.


Come capire e studiare Kant. Queste le nozioni fondamentali del pensiero di Kant nell'ordine in cui vanno studiate. Dunque, in conclusione, per capire e studiare Kant alla perfezione occorre:

  1. Inquadrare il filosofo nel suo contesto storico.
  2. Capire in quale situazione versava il pensiero filosofico del tempo.
  3. Comprendere lo scopo della filosofia di Kant: fin dove può spingersi la ragione umana?
  4. Articolare il pensiero di Kant distinguendo principalmente tra Critica della ragion pura, Critica della ragion pratica, Critica del giudizio, ricordando di studiarle in ordine.
  5. Solo dopo aver compreso tutto, ripetere e memorizzare termini e concetti principali.
  6. Se si vuole, si possono organizzare i concetti in una mappa concettuale, così da avere una base poi su cui ripassare.

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