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Gustav Klimt: le sue opere più importanti

GUSTAV KLIMT: LE SUE OPERE PIU' IMPORTANTI. Al Belvedere di Vienna, proprio in questi giorni, sono in mostra i dipinti degli esponenti più importanti del movimento della secessione viennese. Questo movimento prese vita su iniziativa del giovane Gustav Klimt e insieme a lui si staccarono dall’Accademia delle Belle Arti di Vienna altri 18 artisti (i secessionisti, appunto) che teorizzavano una visione dell’arte come “totale”, cioè come derivante da una fusione di tutte le arti. Questa visione, associata al recupero delle vecchie tradizioni che però venivano utilizzate in modi innovativi, con nuove tecniche e nuovi materiali, si sviluppò in contemporanea in vari paesi d’Europa, prendendo nomi diversi uno dei quali è Art Nouveau e pittore per eccellenza dell’Art Nouveau è appunto Gustav Klimt, nato a Vienna nel 1862 e morto nel 1918, di cui vi presenteremo brevemente le opere più importanti.


GUSTAV KLIMT: ELENCO DELLE OPERE PIU' FAMOSE. Ecco la lista delle opere più famose del pittore austriaco Gustav Klimt:

  • Gustav Klimt: Nuda Veritas (1899). Anche se al centro del quadro è presente una figura femminile potremmo forse che questa Verità rossa di capelli sia una rappresentazione dell’autore (un po’ come Flaubert che disse “Madame Bovary c’est moi”, alludendo al fatto che l’antieroina del suo libro racchiudeva le bassezze ben note dell’animo umano di tutti): la Verità in questo dipinto è sovrastata dalla citazione del filosofo Friederick Schiller che recita “non puoi piacere a tutti con la tua azione e la tua arte. Rendi giustizia a pochi. Piacere a molti è male.” e il messaggio è chiaro: pronto a essere criticato e osteggiato Klimt si sta presentando, spavaldo come la donna del dipinto, provocatorio come il serpente che le si arrotola intorno alla caviglia. Siamo all’inizio del movimento della Secessione.
  • Gustav Klimt: Giuditta I (1901). Klimt, figlio di un orafo, è senz’altro famoso per il suo uso del medesimo materiale e possiamo considerare Giuditta I come l’anticipatrice della cosiddetta “fase aurea” del pittore, che fu grandemente influenzato dai mosaici bizantini nell’utilizzo della pasta dorata. Il quadro raffigura Giuditta, un’eroina della Bibbia che decapitò il condottiero assiro Oloferne che aveva invaso la sua città ma la testa dell’invasore ha davvero poco spazio nel dipinto: Klimt si concentra invece sullo sguardo seduttivo della donna, sul suo essere così delicata e così feroce e scaltra dall’altro da essere riuscita a irretire prima e decapitare poi il guerriero.
  • Opere Gustav Klimt: Speranza I (1903). Immaginando che quest’opera avrebbe dato luogo alle critiche dei benpensanti (perfino il proprietario era solito coprirla quando aveva ospiti a casa) Klimt si decise a esporla solo alla sua mostra personale organizzata nel palazzo della Secessione. Il quadro raffigura una madre in attesa, ma anche se proprio lei dovrebbe rappresentare la speranza tutto nel dipinto sembra essere un presagio funesto: la magrezza del corpo della madre e la posizione che questa ha assunto, quasi di difesa di sé e non del bambino. A questi elementi si aggiungono i tre visti sofferenti nella parte alta del quadro e il mostro nero al centro che sulla testa mostra gli stessi fiorellini bianchi che anche la madre porta tra i capelli: forse un accenno all’aggressività materna? Forse una prima rappresentazione del Babadook (per saperne di più guardatevi l’omonimo film uscito nel 2015) ?
  • Gustav Klimt: Speranza II (1907). Quattro anni dopo Klimt riprende il tema della maternità dipingendo una nuova donna ma questa volta la madre è dipinta di profilo, vestita di abiti colorati sullo sfondo di oro puntinato che sembra trasportare il soggetto nello spazio. In questo caso l’atmosfera è meno angosciata, la donna sembra essere stata colta nel mezzo di una conversazione con il bambino ancora non nato ma se si fa caso alla base del quadro si noteranno alcuni elementi, come i volti piangenti e il ritornare del teschio, che ci permettono di trovare il collegamento tra Speranza I e Speranza II.
  • Gustav Klimt: Danae (1907). il tema della maternità (o meglio del concepimento) ritorna grazie al mito di Danae, fanciulla che la mitologia greca vuole figlia di Acrisio, re di Argo. Il padre ebbe la brillante idea di interrogare un oracolo perché era preoccupato del futuro del suo regno visto che non aveva figli maschi e l’oracolo gli disse, in questo modo privo di tatto tipico degli oracoli, che suo nipote l’avrebbe ucciso. Allora Acrisio, che almeno a differenza del padre di Edipo non ordinava ai servitori di ammazzare parenti per conto suo, fece chiudere la figlia in una torre, per impedirle di avere amanti (e quindi figli). Sapete chi non poteva tollerare che gli si dicesse “no, quella non puoi averla?” Ma Zeus, naturalmente! Il re degli dei si trasformò in pioggia dorata e mise incinta Danae il cui figlio, Perseo, è proprio lo stesso Perseo che uccise Medusa… e ovviamente anche suo nonno, naturalmente per errore.In questo quadro il tono è molto diverso da quello dei dipinti della serie Speranza: la circolarità dell’immagine e l’espressione rilassata di Danae rimandano a una maternità più dolce e piena e la pioggia dorata sulla sinistra non invade il centro dell’opera che è dominata da questa grande figura femminile di fianco alla quale il piccolo (veramente piccolo!) rettangolo che rappresenta il sesso maschile sembra scomparire.
  • Gustav Klimt: L’albero della vita (1905-1909). L’albero della vita è uno dei tre pannelli che con “L’attesa” e “L’abbraccio” compongono il “Fregio Stoclet”: nel 1905 il finanziere e mercante d’arte Adolphe Stoclet chiese a Klimt di realizzare un fregio per lui e l’autore, conoscendo l’amore del committente per l’arte orientale e buddista, introdusse nell’opera diversi riferimenti a queste culture: il centro del fregio è quindi dedicato all’albero della vita, chiaro collegamento da un lato con il ciclo vitale e dall’altro con l’arte nipponica, che avvolge con i suoi rami dorati gli altri due pannelli nei quali compaiono le altre figure.
  • Gustav Klimt: Il bacio (1908). In un prato fiorito due amanti si baciano. O almeno così sembrerebbe. Ritroviamo in questo dipinto l’utilizzo della pasta dorata che sospende i soggetti nel tempo e nello spazio e le grandi vesti già osservate ne “L’abbraccio” che tengono insieme i due personaggi ognuna con le sue peculiarità (la veste dell’uomo è decorata con motivi rettangolari mentre quella della donna con composizioni circolari). Alcuni vedono nella posizione e nell’espressione di lei l’apoteosi dell’abbandono della donna all’amore dell’uomo ma si è sviluppata una seconda interpretazione che si concentra sul volto girato della donna e sul suo avere la bocca chiusa deducendone un rifiuto della donna, che accetta il bacio ma in realtà non vi partecipa. E voi, quale preferite?

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