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  • Scritto da: Redazione StudentVille.it

Riassunto La Roba

RIASSUNTO LA ROBA- Non hai ancora letto la novella La Roba di Giovanni Verga? Non disperare, ti aiutiamo noi: in questo articolo troverai il riassunto breve de La roba e il commento scritti da noi della redazione di Studentville che ci siamo occupati anche del riassunto di Mastro Don Gesualdo e di Rosso Malpelo.  Cominciamo subito con una piccola introduzione prima di passare al riassunto completo della trama de La Roba. Questa novella fa parte della raccolta Novelle Rusticane, e fu pubblicata nel 1883. Il tema, caro al Verga e trattato in più occasioni è la bramosia del possesso della roba. La roba è simbolo di benessere economico e di una ricchezza che non si misura in denaro, ma in pascoli, terre, fattorie, magazzini ricolmi, animali. Mazzarò, il protagonista principale di questa novella, è riuscito con tenacia, ad accumularne davvero tanta.

Ripassiamo insieme la biografia e il pensiero di Giovanni Verga

(Foto: Ed. Feltrinelli)


RIASSUNTO BREVE LA ROBA- La trama e lo stile di Verga- La roba è una novella che si incentra sull’ascesa sociale e la tragedia personale di un contadino, Mazzarò, arricchitosi fino a estendere i propri possedimenti a gran parte delle terre a sud di Catania. Il racconto si apre con una tecnica narrativa sperimentata dal Verga in varie occasioni: la presentazione del protagonista attraverso la narrazione indiretta. La ricchezza del protagonista viene infatti implicitamente rivelata attraverso lo stupore di un viandante che attraversa la pianura di Catania, lungo la strada che costeggia il Lago Lentini, contemplando le grandi fattorie di Mazzarò, i suoi immensi magazzini, le sue vigne, i suoi ulivi e i suoi campi di grano, nonché i suoi pascoli, i suoi muli e le sue greggi. Il racconto prosegue con un'approfondita descrizione fisico-psicologica di Mazzarò: egli è "un'omiciattolo basso e pingue”, ma è molto astuto; è ricco, ma vive da uomo povero, vestendosi in malo modo e nutrendosi a malapena a sufficienza, e lavora insieme ai suoi braccianti al fine di accumulare più "roba" possibile; non possiede una famiglia e non ha alcun vizio come le donne, il fumo, il gioco o il vino. La “roba” è quindi un'ossessione per il protagonista. Mazzarò accumula "roba" con la propria fatica e ne è ossessionato per via della sua avidità.
Il racconto quindi ha un unico protagonista umano di cui si racconta l’ascesa sociale e la morte.  Mazzarò inizia a lavorare come contadino, ma è un bracciante sfruttato, come molti nella sua condizione. È un uomo analfabeta che riesce a diventare ricchissimo a forza di lavoro e sacrifici. Verga narra che deride il padrone per i metodi poco astuti di controllare i braccianti e per la poca praticità per gli affari, fino al momento in cui, grazie alla furbizia e al lavoro, riesce a sottrargli tutte le tenute. Una volta acquisito un certo potere, però, non si comporta in modo corretto e leale nei confronti di chi lavora per lui, anzi specula sull'ingenuità altrui, solo per ottenere propri vantaggi. Non teme niente e considera tutte le lamentele solo una seccatura. L’unica sua terrificante paura è la morte, semplicemente perché non potrà portare con sé la sua roba: non si rende conto minimamente che, una volta deceduto, tutto scomparirà. Nel periodo della vecchiaia, infatti, il solo pensiero di doversi separare dalle sue terre lo fa diventare matto, fino al punto che " quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all’anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: “Roba mia, vientene con me!"


BREVE RIASSUNTO LA ROBA- Commento alla novella- Mazzarò è un vinto, un derelitto senza speranza perché sordo e cieco di fronte a quelle che sono le cose importanti della vita. Riesce con l’astuzia ad emanciparsi dalla condizione lavorativa di bracciante, ma la sua esperienza lavorativa non gli serve per portare migliorie in una società di sfruttati, ma anzi lo persuade ad accumulare ricchezze, possedimenti. Tutto per lui si traduce in denaro, in perdita o in ricchezza, persino la morte della madre, che gli costa dodici tarì! È un eroe? In effetti, lotta e si sacrifica una vita intera, ma è un eroe sconfitto, malinconico, pieno di solitudine: non si rende conto che i suoi beni andranno perduti una volta deceduto e compie atti di un eroismo vuoto e tragico pur di portare la sua roba con sé, come per esempio l'uccisione di parte del bestiame, nel tentativo disperato trasportarlo fino all'aldilà. Quest’uomo, protagonista della novella, è vittima del destino e, come in tutte le novelle di Verga, non lo può cambiare.

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