Cristo Morto di Mantegna: quello che c’è da sapere sul dipinto

Il Cristo Morto è uno dei più celebri dipinti di Andrea Mantegna, conservato della Pinacoteca di Brera a Milano. La particolarità che rende il dipinto uno dei più famosi al mondo? Il vertiginoso scorcio prospettico della figura del Cristo disteso, che ha la particolarità di “seguire” lo spettatore che ne fissa i piedi scorrendo davanti al quadro stesso. E’ come se il Cristo stesse fuori dal dipinto ed è come se fosse reale. Questa tecnica ha reso tutta l’opera  celeberrima. L’opera è datata 1475-1478, e Mantegna in un solo dipinto riesce ad unire potere, con una forza espressiva e una compostezza che fanno dell’opera uno dei simboli più vigorosi del Rinascimento Italiano.

Cristo Morto di Mantegna: storia del dipinto

Come abbiamo sempre detto e noi a queste cose ci teniamo, non bisogna mai sottovalutare la storia del dipinto, perché solo attraverso questa si può ben capire come tutta l’opera viene struttura, il perché nasce e le motivazioni che hanno spinto l’artista a farne un capolavoro. Il Cristo Morto di Mantegna è una delle opere più espressive che possano esistere, grande nella sua maestosità e nella sua complessità dalla tecnica all’analisi. Il dipinto viene messo in correlazione con la Camera degli Sposi, con il contenuto illusionistico della prospettiva che sarebbe un’evoluzione a estremi livelli dello scorcio dell'”oculo”. La storia non è molto chiara, e anzi confusionaria, sembra che il dipinto sia stato destinato in un primo momento ad un privato, quindi sotto commissione non pubblica e tanto meno ecclesiastica visto il tema, ma dopo la morte dell’artista dipinto finì sotto le mani  dal cardinale Sigismondo Gonzaga, nel 1507. La tela comunque subì vari passaggi, come regalo per la sposa di Federico II Gonzaga all’acquisto da parte di Carlo I d’Inghilterra, assieme ai pezzi più prestigiosi della quadreria Gonzaga. Dalla collezione sarebbe poi passata al mercato antiquario ed alla raccolta del cardinale Mazarino, dispersa la quale sparì per circa un secolo. Agli inizi del XIX secolo risalgono i primi indizi sicuri. Quindi opera desiderata da tanti, con molti proprietari e tante vicissitudini fino comunque all’arrivo a Brera. Passiamo ora ad un’analisi accurata del dipinto e vedremo approfonditamente la tecnica che il grande artista utilizzò per compiere un’opera del tutto straordinaria ed espressiva, come poche.

Cristo Morto Di Mantegna: analisi e tecnica utilizzata

Ma come fece Andrea Mantegna a rendere il dipinto quasi reale? Come riuscì in un sola opera a unire espressione, dolore e maestosità? Sono domande a cui tantissimi critici rispondono con un’analisi accurata, quella che d’altronde il dipinto merita. Anche noi cercheremo di rispondere a tutte queste domande, cercando di capire la tecnica utilizzata e il come riuscì a rendere il dipinto prospettico. Il Cristo Morto è sicuramente una delle opere più impressionanti dell’artista: la morte è descritta senza alcuna idealizzazione. Nel dipinto ritroviamo figure come Maria e Giovanni ritratte nel dolore e nella drammaticità dovuta alla morte di Cristo che si trovano sulla sinistra del quadro. Dietro Maria s’intravede una figura che si pensa sia Maddalena, anch’essa rappresentata colma di disperazione. La grandiosità dell’opera è che il punto di vista della scena rende tutto realistico e veritiero: lo scorcio della visione rende le figure e i  volumi molto particolari ed intesi: la testa e il torace ad esempio risultano essere troppo grandi rispetto alle gambe e non seguono quindi una costruzione prospettica tuttavia attraverso Mantegna ha realizzato l’espressione e la mimica facciale che rende grandiosa e unica l’opera.

Tuttavia già dalla storia si può bene intendere come il dipinto riservi un mistero del tutto inaspettato, ed è anche per questo motivo che grandi artisti, attori, drammaturghi e fotografi l’hanno corteggiato e amato, nomi dal calibro di Pasolini, ad esempio, in Mamma Roma