La morte di Marat: chi era il protagonista dell’opera

Jacques-Louis David, pittore vissuto tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, nella sua opera più famosa ha voluto rappresentare la morte di Jean-Paul Marat, personaggio molto popolare negli anni della Rivoluzione Francese nonché suo amico personale. Marat era un importante giornalista francese che nel 1789 cominciò ad interessarsi alla situazione politica tumultuosa che scuoteva il Paese tanto da fondare il giornale “L’Ami du peuple“, letteralmente “L’amico del popolo”. Le sue idee fortemente radicali lo portarono a diventare presidente dei Giacobini che, in breve tempo, cacciarono i Girondini e formarono un nuovo governo. La morte di Morat è riconducibile proprio ad una giovane girondina, Charlotte Corday, che con una falsa lettera di supplica si fece ricevere dal giornalista. La donna, così, ebbe via libera per accoltellare a tradimento Morat che, in quel momento, era immerso nella vasca da bagno per alleviare i dolori dovuto ad una malattia della pelle.

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Lo morte di Marat: il giornalista come martire della Rivoluzione

Venuto a conoscenza della tragica notizia, David fu uno dei primi ad accorrere presso l’amico Marat e a trovarsi davanti tutta la scena del delitto. Fu, poi, la Convenzione dei Giacobini a dare al pittore l’incarico di rappresentare in modo realistico quel momento, mettendo in risalto la figura di Marat come vero e proprio martire della Rivoluzione. Per questo motivo l’artista, nella sua opera, ha evitato di inserire alcuni oggetti o particolari raccapriccianti per non declassare la vicenda ad una semplice storia di cronaca nera dando, invece, la posizione dominante alla vittima.

La morte di Marat: analisi stilistica dell’opera

L’intento di David era lanciare un messaggio preciso quindi ha eliminato dalla sua opera qualsiasi elemento fuorviante, concentrandosi solo sulla rappresentazione del protagonista.  Tutta la scena è molto sobria e in essa manca totalmente il secondo piano, sostituito da un fondo verdastro quasi monocromo. L’assenza di prospettiva rende lo sfondo indefinito, mettendo automaticamente in risalto la figura di Marat. Il cadavere che giace nella vasca è molto composto: il sangue è appena accennato e l’evento tragico è intuibile solo dal braccio a penzoloni. La composizione di tutta l’opera è essenziale, senza nessun ornamento fuoriluogo: tale stile rappresenta la rettitudine di Marat, uomo modesto, umile ed interessato solo ad aiutare il suo popolo. Gli unici due particolari che saltano agli occhi degli spettatori sono la lettera che il giornalista tiene in mano, dove è ben visibile il nome della sua assassina, e il coltello insanguinato ai piedi della vasca. In questo modo l’intera rappresentazione da una parte diventa una sorta di elogio funebre a Marat, dall’altra un atto d’accusa preciso contro un delitto così violento.