Caravaggio, La vocazione di San Matteo

Come di consueto, anche oggi vogliamo dedicare il nostro tempo all’arte e, per farlo, ci occuperemo de La Vocazione di San Matteo di Caravaggio. Fa bene parlare di arte ogni tanto, porta del buono tra un notizia di cronaca e un’altra, o tra un esame andato a buon fine e uno in cui si è fallito. L’arte è una delle massime espressioni del genio umano; che sia pittura, scultura, architettura riesce a trasmettere delle emozioni così forti che, a parole, non darebbero lo stesso effetto. Osservare un dipinto, una scultura o un reperto architettonico è come ascoltare una canzone con le cuffie, isolati dal mondo che ci circonda e concentrati solo su quello che si ha di fronte che è in grado di portarci, con magia, in un’altra dimensione. Questo è il potere dell’arte, un potere assoluto, di cui spesso dovremmo approfittare. Ma ora scopriamo l’analisi dell’opera, guardando nel dettaglio i personaggi e il significato allegorico.

Per fissare meglio i concetti: Mappa Concettuale La Vocazione di San Matteo

La vocazione di San Matteo: i personaggi

La Vocazione di San Matteo è un dipinto realizzato tra il 1599 e il 1600 dal pittore italiano Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, ed è ispirato all’episodio raccontato in Matteo 9-9-13; è esposto a Roma nella Cappella Contarelli nella Chiesa di San Luigi dei francesi. Nel piano basso del dipinto viene raffigurato il momento in cui Cristo indica San Matteo e lo chiama all’apostolato; oltre a San Matteo ci sono altre figure sedute al tavolo con lui che indossano dei vestiti come i contemporanei di Caravaggio, come se volessero trasmette la percezione dell’artista dell’attualità della scena,  e sono raffigurati come se fossero in un’osteria. Solo alcuni dei personaggi sono investiti dalla luce e rivolgono lo sguardo verso Gesù, destinatari della vocazione insieme a San Matteo, gli altri rimangono con il capo chino, distratti dalle loro occupazioni; uno dei compagni di Matteo indossa un paio di occhiali quasi come se fosse accecato dal denaro. La luce, inoltre, ha la funzione di dare direzione di lettura alla scena, che va da destra a sinistra e torna indietro quando incontra l’espressione sbigottita ed il gesto di San Matteo che punta il dito contro se stesso come se chiedesse una conferma. Ora andiamo a scoprirne il significato allegorico.

La Vocazione di San Matteo: il significato allegorico

La tela del Caravaggio porta con sé una serie di significati allegorici; il primo è senza alcun dubbio la luce, protagonista indiscussa della tela, che rappresenta il simbolo della grazia divina, deriva dalle spalle di Gesù e non dalla finestra; ed è quella stessa grazia che investe tutti gli uomini ma che, allo stesso tempo, gli lascia la libertà di aderire o meno al mistero della Rivelazione. E’ la luce che fa muovere i personaggi come se fossero su un palco a recitare. Un altro simbolo deriva dagli abiti che indossano i personaggi del dipinto; abbiamo detto che sono vestiti come i contemporanei di Caravaggio e sono dei personaggi che fanno parte della gente comune, sono stati realizzati senza l’uso di alcuna idealizzazione, nel realismo più totale; Caravaggio vuole trasmettere la percezione dell’attualità della scena. Il pittore vuole comunicare che la chiamata di Dio è universale e senza precisa collocazione nel tempo e tutti saremo chiamati. Il dialogo tra Cristo, Pietro e Matteo  ha una valenza simbolica: il gesto di Cristo, ovvero protendere la mano, viene ripetuta da Pietro, simbolo della Chiesa Cattolica Romana che media tra il mondo divino e quello umano, e viene ripetuto a sua volta da Matteo; è la rappresentazione della salvezza che passa attraverso la ripetizione dei gesti istituiti da Cristo e ripetuti, nel tempo, dalla Chiesa.

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