Madonna Dal Collo Lungo: tutto sul dipinto

Madonna Dal Collo Lungo è una delle opere più note del Parmigianino l’artista vi ha svolto l’ultimo suo tempo lavorativo per la realizzazione del dipinto. L’opera è caratterizzata da un fascino unico, perché essendo un tema sacro l’iconografia e le figure rappresentate dovrebbero anche avere un rigore statico ed elegante, ma in questa raffigurazione appaiono disordinate e sproporzionate. Non abbiamo notizie certe sul perché il pittore sceglie di realizzare questo dipinto in modo del tutto anticonformista e non adatto al contesto e al periodo storico, comunque sappiamo che l’opera rimane incompleta dovuta alla morte dell’artista durante la realizzazione.

Madonna Dal Collo Lungo: storia del dipinto

L’opera fu commissionata da Elena Baiardi per la propria cappella nella chiesa di Santa Maria dei Servi nel 1534. la consegna fu fissata l’anno dopo alla commissione, ma questo non avvenne mai, perché il Parmigianino morì durante la realizzazione, che comunque arriva a buon punto, ma non del tutto completa! Nel contratto l’artista si impegnava, per trentatré scudi versati in anticipo, a compiere il dipinto in cinque mesi, entro la pentecoste del 1535, atteso qualche anno per decidere se far completare la pala o meno, essa venne infine collocata nella cappella nel 1542. in occasione della consacrazione al dipinto fu aggiunta la scritta che si legge sul gradino a destra “FATO PRAEVENTUS F. MAZZOLI PARMENSIS ABSOLVERE NEQUIVIT” che vuole appunto giustificare il pittore per il lavoro non terminato, per un inconveniente dovuto alla sua morte riconducendo la situazione al fato, del tutto imprevedibile. Quello che stupisce i critici d’Arte, come ad esempio il Vasari è la scelta di questo collo lungo. Si è anche pensato che fosse un “ritratto” di Paola Gonzaga, la moglie del conte Sanvitale di Fontanellato. E’ Fagiolo dell’Arco a dare un’interpretazione più accurata rimandando il tema dell’opera all’Immacolata Concezione: la colonna è simbolo dell’Immacolata e il lungo collo della Vergine, dal Medioevo, era già un attributo della Madonna “collum tuum ut columna”.

Parmigianino, Madonna Dal Collo Lungo: descrizione e analisi dell’opera

La Madonna dal collo lungo è un dipinto a olio su tavola di 216×132 cm del Parmigianino, databile al 1534-1540 e conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze, emblema del Manierismo Italiano. Un aspetto tipicamente manierista di rappresentare la Madonna come tutti gli altri personaggi del dipinto in modo del tutto slanciato. Infatti non è solo il collo caratteristico che riprende anche il nome del dipinto, ma anche la gamba dell’angelo sulla sinistra, le dita di Maria e il corpo della stessa, grande circa il doppio di quello degli angeli. Questo modo tipico di allungare le figure è molto lontano dal Rinascimento appena passato, come se fosse una deformazione per lo più intellettualistica, tesa a dare un aspetto più elegante e sofisticato alle immagini. Una tenda rossa fa da sfondo alla Madonna slanciata seduta, tiene in braccio il bambino, anche lui molto slanciato e lungo, addormentato in una posizione un po’ precaria che, con le gambe e le braccia divaricate, sembra sondare la profondità dello spazio attorno a sé. Il bambino non è il solito neonato rappresentato in tutte le altre pale cristiane, è un più grande, riferendoci all’età potremmo dire che si aggira intorno ai 10 anni! Gli angeli hanno anche una posizione caratteristica di tutto il manierismo, infatti evitano la tradizionale simmetria, a sinistra compaiono gli angeli  accalcati confusamente in uno spazio ristretto per vedere il neonato. La testa del sesto angelo è incompiuta e difficilmente individuabile: si trova esattamente sotto il gomito destro di Maria. L’Angelo che si vede chiaramente i primo piano offre a Maria un vaso d’argento in cui si riflettono alcuni bagliori, tra cui si distingue un crocifisso: riferimento sostanziale dell’Immacolata Concezione. Per quanto riguarda la tecnica e i colori le tonalità perdono la loro solita compattezza facendosi leggeri e trasparenti, a tratti screziati, come se alludesse a sostanza ignote dai riflessi di metalli rari, che fanno pensare agli studi alchemici di cui più volte il Parmigianino si fece portatore.