Una volta un cerbiatto diceva ad una cerva: <<Tu, o madre, tu sei per grandezza maggiore di un cane e più veloce e incalzante nel correre verso qualcosa (una preda), e disponi delle corna per difesa; e perché temi così i cani?>>

E quella gli risponde:
<<So bene che ho tutte queste cose, o figlio; e ho riconoscenza fra gli dei soprattutto ad Artemide, essendo d’aiuto agli animali nei mutamenti della vita; ma allorquando sento il latrato di un cane degno di paura, ho il buio agli occhi e volgo in fuga.
O figlio, forse che non conosci un essere vivente più sventurato e infelice di me.>>
E il cerbiatto: <<o madre, abbi coraggio, non lamentarti; il coniglio infatti è di gran lunga più sventurato; dunque il rumore di una foglia che cade mette in fuga il coniglio.>>
Allora la cerva sorride e riconoscente alle dolci parole accoglie affettuosamente il figlio.