Gli occhi di Clara: fiaba inventata da Letizia S.

Clara è una ragazza cieca, ma nonostante ciò è pienamente soddisfatta della sua vita: pensate un po’, non ha mai versato una lacrima in vita sua! Ma se vi dicessimo che c’è un modo per far guarire Clara? Scopriamolo insieme: continuate a leggere per scoprire cosa succede in questa bella fiaba inventata da Letizia S., studentessa della I E del Liceo Scientifico A. Guarasci di Soverato.

Inventa una fiaba: Gli occhi di Clara

In una casetta situata tra le colline ed il mare, abitava una giovane ragazza insieme alla sua famiglia. Il suo nome era Clara, viveva serena e tranquilla anche se era cieca. Clara non riusciva più ad aprire gli occhi a causa di un piccolo incidente avuto da piccola. Beh, lei in verità, non sapeva cosa fosse realmente successo ma i suoi genitori non avevano mai voluto dare spiegazioni. Era sempre stata una ragazza positiva ed allegra; niente riusciva a tirarla giù di morale. Molto spesso sua madre la portava con sé nei campi per farla svagare e per farle sentire i profumi ed i suoni della natura. La giovane fanciulla adorava ascoltare i cinguettii degli uccelli e il fruscio degli alberi ma soprattutto amava annusare i fiori e toccare i morbidi petali. In un pomeriggio piacevole e tranquillo di primavera, Clara decise di sedersi sul terriccio fresco del suo giardino: iniziò a canticchiare e all’improvviso sentì che qualcuno aveva cominciato a cantare insieme a lei. Era una voce molto dolce. Incuriosita domandò: “Chi sei? Anche tu conosci questa canzone?”. Qualcuno rispose veramente: “Ehi sono davanti a te! Certo che conosco questa canzone, la cantavo insieme a tua madre quando eri piccola. Wow non avevo mai notato che sei veramente uguale a lei!” La ragazza, confusa, iniziò a ridere e disse: “Forse ti stai sbagliando, io non ti conosco. Scusami ma a chi assomiglio?” La piccola creatura per un momento credette di aver sbagliato persona. Si posizionò davanti la faccia della fanciulla e iniziò ad osservarla e a muovere le sue piccole manine di fronte i suoi occhi ma non ricevette alcun segno. Con sollievo rispose: “Sì sei tu! E sei anche molto più bella della vecchia regina, anche se siete praticamente identiche. Ah, scusa! Non mi sono presentato. Io sono Celeste, un piccolo folletto che è stato sempre al tuo fianco, ma non te ne sei mai accorta. Anzi non da sempre ma dopo quell’orribile incidente.” “Regina? Il mio incidente?”

“Sì io so tutto e ti ho sempre aiutato!”. Allora la ragazzina rispose: “Puoi dirmi gentilmente cos’è successo? Nessuno vuole mai dirmelo. Chi è questa regina?” “Non so se posso; ma, bando alle ciance, ormai sei grande e hai il diritto di saperlo. Appena nata eri bellissima, e i tuoi occhi meravigliosi. Erano color ghiaccio. Al mondo, solo la regina di “Fiorlandia” aveva i tuoi stessi occhi e non accettava il fatto che tu fossi uguale a lei e che entrambe avevate quel dono… Poiché voleva essere unica e speciale. Devi sapere che, durante il suo regno, era amata da tutti i cittadini. Era sempre allegra e gentile. Regnava ormai su quel territorio da più di 40 anni e lo faceva con serenità. Mandava noi fate ed elfi in questo mondo nei momenti di difficoltà. Il vero motivo per il quale sia diventata così crudele, non è certo. Si dice che il Re, che era in viaggio, si sia innamorato di una ninfa e per questo lei decise di sfruttare i suoi occhi così singolari per sentirsi migliore di qualunque altra creatura al mondo. Quando venne a sapere di te, decise di lanciarti contro un incantesimo affinché ti addormentassi per sempre. Per buona sorte intorno a te c’era un’aura potentissima che, avvolgendoti, fece deviare l’incantesimo. Sfortunatamente alcune particelle riuscirono ad oltrepassarla e andarono a finire sui tuoi occhi e li incollarono fino a farli chiudere. Io sapendo questo, anche se contro il nostro regolamento fatato, ho preso del carburante magico e sono corso in tuo aiuto fino ad ora”.

Clara dopo aver scoperto ciò che le era realmente successo, rimase sconvolta e chiese fiduciosa: “C’è qualcosa che posso fare? Voglio vedere e non solo immaginare il mondo che mi circonda!” La piccola creatura disse: “Certo! Devi solamente piangere in modo tale da far sciogliere la “colla” “Piangere? Perché dovrei? Non ho alcun motivo per farlo e non l’ho mai avuto!”

Il folletto pensò che questo era un problema. “Non hai mai pianto?” disse. Lei rispose “No, sono stata sempre soddisfatta della mia vita e l’ho accettata così com’era; sono stata sempre coccolata ed amata.” Celeste iniziò a pensare ad un modo per far uscire delle lacrime dai suoi occhi. Pensava, pensava e pensava ma niente. Non voleva far perdere le speranze a Clara. Voleva che tornasse come prima per poter vedere i suoi bellissimi occhi e voleva vedere il suo sorriso di felicità. Cosa? Aspetta…un sorriso… Ecco l’idea. “Clara, soffri il solletico?”. Doveva far ridere Clara fino alle lacrime! Celeste si avvicinò al suo collo e iniziò a sfiorare con le sue morbide ali la sua pelle. Clara iniziò a ridere. Le sue risate riecheggiavano nel giardino. Ad un certo punto alcune lacrime iniziarono a formarsi e nel momento in cui iniziarono a cadere giù fino a finire sulle sue guance, un liquido viola pieno di stelline minuscole, scese dai suoi occhi. Le palpebre cominciarono a tremare e piano piano riuscì ad aprirle. Un lieve luccichio uscì dai suoi occhi e finalmente riuscì a vedere: i colori, le forme, la luce, riusciva a vedere tutto. Era successo davvero. La ragazza notò davanti a sé Celeste. Lo guardò e lui rimase incantato dai suoi bellissimi occhi. Clara non esitò a prenderlo tra le braccia e da quel momento capirono che avrebbero vissuto altre avventure insieme. Corsero dalla sua famiglia che rimase incredula di fronte all’evento. Nessuno poteva credere a ciò che era successo. Insieme al suo fedele amico raccontarono tutto e felici decisero di organizzare una grande festa. Tutti dovevano essere a conoscenza di ciò che era accaduto a Clara. Da quel momento la sua vita e quella della sua famiglia sarebbe cambiata completamente.  

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