Felice, Tristan e il regno: fiaba inventata da una ragazza di liceo

Le differenze di ceto sociale si annullano di fronte ad un amore puro e incondizionato: è il messaggio di questa bella fiaba i cui protagonisti sono una principessa di nome Felice e il figlio di un pescatore, Tristan. Riusciranno i due ragazzi a coronare il loro sogno d’amore superando gli ostacoli? Non vi resta che continuare a leggere e gustarvi la storia scritta da Chiara A., allieva della I E del Liceo Scientifico A. Guarasci di Soverato.

Felice, Tristan e il regno, fiaba di Chiara A.

C’erano una volta, in un regno molto lontano di nome Imperitus, un re e una regina che da poco avevano ricevuto il dono più bello della vita: una bellissima bambina che chiamarono Felice, per auspicarle eterna felicità nella vita. Parallelamente al regno era nascosta nella fitta brughiera una piccola e modesta capanna, la quale era abitata da un’umile famiglia. La famigliola tirava avanti grazie al ricavato della pesca di Orazio, che con la sua mogliettina aveva appena accolto il nuovo arrivato: un delizioso neonato che chiamarono Tristan, come suo nonno. L’umile famiglia, al contrario di quella reale, era povera e sfortunata, poiché nonostante gli sforzi con cui avevano affrontato la vita sino a quel momento, vivevano nella totale povertà. Questo non fu un enorme peso, fin quando non nacque Tristan: ora avevano una bocca in più da sfamare. Un giorno Orazio, pescando con dedizione nel lago, udì una voce sottile e spigliata:

“Se la tua famiglia vuoi salvar, la figlia del re mi devi portar. Se la tua famiglia vuoi salvar, la figlia del re mi devi portar…”

L’uomo, intimorito, raggiunse velocemente la riva e tornò a casa, non parlando con nessuno dell’accaduto. Trascorse, però, i giorni seguenti riflettendo sulle parole dell’inquietante vocina, ma non gli sfiorò mai l’idea di eseguirne gli ordini.

Intanto la principessa era diventata grande, accanto a lei c’erano ventiquattro rane parlanti di sangue blu assunte dal padre per proteggerla e servirla; esse erano arrivate pacificamente dal regno Subexcantatus. Il regno Subexcantatus era l’unico principato marino esistente nella regione e si trovava nel lago della brughiera. Esso era abitato, oltre che da pesci, anche da creature marine-stregate di ogni genere: rane reali, seppie dall’inchiostro arcobaleno, pescispada capaci di camminare, libellule subacquee, fate con le squame, gnometti con le pinne, coccodrilli alati… Di pesci parlanti ne era rimasto soltanto uno, ed era ormai molto vecchio. Ciò che accomunava tutte queste creature era il fatto che pochi anni prima una strega, mandata dal Re, aveva fatto loro un incantesimo. Infatti, dovete sapere che una volta questi bizzarri esseri erano uomini di un regno alleato di Imperitus, che avevano tentato, per potere, di appropriarsi della brughiera e dello stupefacente lago del Re. Così egli decise di imprigionarli per sempre nel lago che tanto desideravano, senza dirlo a nessuno. Col passare del tempo solo le rane si dimostrarono affidabili, infatti il re decise di dar loro un’occasione, ignaro di ciò che sarebbe successo. Nel frattempo Tristan, il figlio del pescatore, cresceva in miseria ma in compagnia delle creature fatate. Felice e Tristan, pur abitando vicini, non ebbero mai occasione di conoscersi; appartenevano a due famiglie di ceto sociale opposto, ma ciò che li rendeva uguali era il fatto che entrambi amavano la natura, gli animali e le piante, ed entrambi sognavano un amore come quello delle fiabe.

Così, un giorno, Felice, ormai sedicenne, passeggiando fuori dal reame insieme alle sue ranocchie saltellanti, si trovò ad osservare un ragazzo rincorrere una libellula, che subito la incuriosì e la affascinò. Di scatto il ragazzo si girò e Felice e Tristan incrociarono gli sguardi: fu amore a prima vista. Tristan rimase letteralmente incantato dalla bellezza di Felice, la quale prese coraggio e gli si avvicinò. Il ragazzo conosceva già la principessa -anche se la cosa non era reciproca- e quando si accorse che ciò che stava accadendo non era un sogno non perse l’occasione e subito si presentò. Felice fece lo stesso e presero a camminare; durante la tranquilla e piacevole passeggiata iniziarono a conoscersi ed ovviamente Tristan le raccontò del maestoso lago e di come lui trascorresse le sue giornate insieme alle creature magiche. Felice, che non poteva credere alle sue orecchie, volle constatare ciò che Tristan le aveva confidato con i propri occhi e quindi si avviarono al lago. La principessa rimase tanto estasiata dal fatto che Tristan non le aveva raccontato una menzogna solamente per fare lo spavaldo quanto dalla bellezza dalle creature che sguazzavano armoniosamente nel sorprendente lago incantato; le seppie erano seguite da strisce di arcobaleno, i pescispada camminavano tranquillamente lungo la riva, gli gnometti nuotavano numerosi a gruppetti, le fate saltellavano di qua e di là sulla superficie dell’acqua … Era una visione paradisiaca ed abbastanza insolita. Il ragazzo presentò la bellissima ragazza appena conosciuta ai suoi amici acquatici, i quali non ci misero molto prima di riconoscerla. Da quel giorno i due ragazzi si diedero appuntamento ogni giorno al lago della brughiera, ma all’oscuro del padre di Felice che non avrebbe mai accettato che la sua principessa frequentasse né il pericoloso lago dal quale doveva proteggerla né un miserabile: il loro era un amore profondo ma impossibile.

Un giorno qualunque, i due ragazzi si trovavano sdraiati sulla riva del lago. Le ranocchie di Felice erano come sempre al fianco della principessa e, una volta assicurate che entrambi i ragazzi si fossero addormentati, iniziarono a disporsi intorno a Felice. Sebbene i loro movimenti fossero delicati e silenziosi, una di loro inciampò su una piccola pietra facendo svegliare Tristan. Quando il ragazzo mise a fuoco ciò che stava accadendo, cominciò ad urlare: Felice era proprio sul punto di essere inabissata nel lago. Egli coraggiosamente si precipitò in fretta e furia in acqua e aiutò Felice –che aveva già perso i sensi- a risalire; la sdraiò delicatamente sulla riva e cercò di farla respirare; tentava a lungo ma il cuore di Felice sembrava ormai essersi fermato. Tristan iniziò a piangere ma proprio quando meno se l’aspettava sentì la sua innamorata tossire e poi vide i suoi bellissimi occhi aprirsi. I due si abbracciarono. Tristan, tornato a casa bagnato fradicio, dovette dare delle spiegazioni a suo padre: Orazio collegò ciò che era appena successo alla vocina stridula che nominava proprio la principessa. Anche Felice dovette delle spiegazioni al padre, il quale venne anche a conoscenza della relazione tra Felice il figlio del pescatore; inizialmente fu sconcertato, ma poi, riflettendo, capì che non è né il ceto sociale né la ricchezza a fare l’uomo. Allora il re decise di accettare la felicità della sua Felice con Tristan.

Infine, grazie all’atto eroico di Tristan, il re del regno di Imperitus diede la mano di sua figlia al coraggioso ragazzo, ricompensò in monete Orazio e sua moglie e infine esiliò i suoi acerrimi nemici dall’altra parte del mondo, così tutti vissero felici e contenti.

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