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  • Scritto da: Angela Ardizzone

Saggio breve sulla pena di morte

SAGGIO BREVE SULLA PENA DI MORTE

Pena di morte: siete pro o contro? E' questo uno degli InterrogatIvi che si pongono migliaia di persone, soprattutto dal punto di vista cristiano.
Si tratta di un argomento molto dibattuto anche a scuola, e oggetto anche di temi e saggi brevi. Ecco allora un esempio di saggio breve sulla pena d morte, completo di documenti e titolo. 

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Saggio Breve Svolto sulla Pena di Morte

SAGGIO BREVE SULLA PENA DI MORTE: DOCUMENTI

Fonte 1.

Discorso di Papa Francesco a Nessuno Tocchi Caino […] Prima di tutto vorrei porre due premesse di natura sociologica che riguardano l’incitazione alla vendetta e il populismo penale. a) Incitazione alla vendetta. Nella mitologia, come nelle società primitive, la folla scopre i poteri malefici delle sue vittime sacrificali, accusati delle disgrazie che colpiscono la comunità. Questa dinamica non è assente nemmeno nelle società moderne. La realtà mostra che l’esistenza di strumenti legali e politici necessari ad affrontare e risolvere conflitti non offre garanzie sufficienti ad evitare che alcuni individui vengano incolpati per i problemi di tutti.
La vita in comune, strutturata intorno a comunità organizzate, ha bisogno di regole di convivenza la cui libera violazione richiede una risposta adeguata. Tuttavia, viviamo in tempi nei quali, tanto da alcuni settori della politica come da parte di alcuni mezzi di comunicazione, si incita talvolta alla violenza e alla vendetta, pubblica e privata, non solo contro quanti sono responsabili di aver commesso delitti, ma anche contro coloro sui quali ricade il sospetto, fondato o meno, di aver infranto la legge. b) Populismo penale. In questo contesto, negli ultimi decenni si è diffusa la convinzione che attraverso la pena pubblica si possano risolvere i più disparati problemi sociali, come se per le più diverse malattie ci venisse raccomandata la medesima medicina. Non si tratta di fiducia in qualche funzione sociale tradizionalmente attribuita alla pena pubblica, quanto piuttosto della credenza che mediante tale pena si possano ottenere quei benefici che richiederebbero l’implementazione di un altro tipo di politica sociale, economica e di inclusione sociale.
Non si cercano soltanto capri espiatori che paghino con la loro libertà e con la loro vita per tutti i mali sociali, come era tipico nelle società primitive, ma oltre a ciò talvolta c’è la tendenza a costruire deliberatamente dei nemici:figure stereotipate, che concentrano in sé stesse tutte le caratteristiche che la società percepisce o interpreta come minacciose. I meccanismi di formazione di queste immagini sono i medesimi che, a suo tempo, permisero l’espansione delle idee razziste. […]

II. Circa il primato della vita e la dignità della persona umana. Primatus principii pro homine a) Circa la pena di morte. E' impossibile immaginare che oggi gli Stati non possano disporre di un altro mezzo che non sia la pena capitale per difendere dall’aggressore ingiusto la vita di altre persone. San Giovanni Paolo II ha condannato la pena di morte (cfr Lett. enc. Evangelium vitae, 56), come fa anche il Catechismo della Chiesa Cattolica (N. 2267).
Tuttavia, può verificarsi che gli Stati tolgano la vita non solo con la pena di morte e con le guerre, ma anche quando pubblici ufficiali si rifugiano all’ombra delle potestà statali per giustificare i loro crimini. Le cosiddette esecuzioni extragiudiziali o extralegali sono omicidi deliberati commessi da alcuni Stati e dai loro agenti, spesso fatti passare come scontri con delinquenti o presentati come conseguenze indesiderate dell’uso ragionevole, necessario e proporzionale della forza per far applicare la legge. In questo modo, anche se tra i 60 Paesi che mantengono la pena di morte, 35 non l’hanno applicata negli ultimi dieci anni, la pena di morte, illegalmente e in diversi gradi, si applica in tutto il pianeta.
Le stesse esecuzioni extragiudiziali vengono perpetrate in forma sistematica non solamente dagli Stati della comunità internazionale, ma anche da entità non riconosciute come tali, e rappresentano autentici crimini.
Gli argomenti contrari alla pena di morte sono molti e ben conosciuti. La Chiesa ne ha opportunamente sottolineato alcuni, come la possibilità dell’esistenza dell’errore giudiziale e l’uso che ne fanno i regimi totalitari e dittatoriali, che la utilizzano come strumento di soppressione della dissidenza politica o di persecuzione delle minoranze religiose e culturali, tutte vittime che per le loro rispettive legislazioni sono “delinquenti”.
Tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà sono dunque chiamati oggi o a lottare non solo per l’abolizione della pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignità umana delle persone private della libertà. E questo, io lo collego con l’ergastolo. In Vaticano, poco tempo fa, nel Codice penale del Vaticano, non c’è più, l’ergastolo. L’ergastolo è una pena di morte nascosta.

Fonte 2. Discorso contro la pena di morte – Robespierre

 La pena di morte è necessaria, dicono i partigiani degli antichi barbari usi; senza di essa non ci sono freni abbastanza potenti contro i delitti. Chi ve lo ha detto? Avete calcolato tutte le specie di mezzi con i quali le leggi penali possono agire sulla sensibilità umana? Ahimè! prima della morte, quanti dolori fisici e morali l'uomo deve soffrire! Il desiderio di vivere si inchina davanti all'orgoglio, la più imperiosa delle passioni che il cuore umano; la più terribile di tutte per l'uomo sociale, è l'obbrobrio, la schiacciante testimonianza dell'esecuzione pubblica.
Quando il legislatore può colpire i cittadini in tanti lati ed in tanti modi, come può credersi ridotto ad impiegare la pena di morte?
Le pene non sono fatte per tormentare i colpevoli; ma per impedire il delitto, il quale teme appunto di incorrere nelle pene. Il legislatore che preferisce la orte e le pene atroci ai mezzi più dolci che sono in suo potere, oltraggia la delicatezza pubblica, affievolisce il senso morale nel popolo ch'egli governa, come un poco abile precettore che, coll'uso frequente di modi crudeli abbrutisce e degrada l'animo del suo allievo, il legislatore abusa ed indebolisce le energie del governo, volendo troppo piegare l'arco del potere. Il legislatore che stabilisce questa pena rinuncia a quel principio salutare, che " il mezzo più efficace per reprimere i delitti è quello di adattare le pene al carattere delle differenti passioni che causano il delitto", e di punirle, per così dire. per sé stesse. Esso confonde tutte le idee, turba tutti i rapporti e contraria apertamente lo scopo delle leggi penali.
La pena di morte è necessaria, dite voi! Se è così, perché parecchi popoli hanno saputo farne a meno? Per quale fatalità questi popoli sono stati i più saggi, i più felici, i più liberi? Se la pena di morte è la più appropriata per prevenire i grandi delitti, bisogna dunque che essi sieno stati molto rari presso i popoli che l'hanno adottata e prodigata. Invece accade precisamente tutto il contrario.
Guardate il Giappone: in nessuna parte del mondo si è tanto prodighi della pena di morte, si è tanto prodighi di supplizi; in nessuna parte del mondo i delitti sono così frequenti e cosi atroci. Si direbbe che i Giapponesi vogliono disputare di ferocia con le leggi barbare che oltraggiano e che irritano. Le repubbliche della Grecia, ove le pene erano molto moderate, e dove la pena di morte era infinitamente rara o sconosciuta, forse che avevano più delitti e meno virtù dei paesi governati da leggi sanguinarie? Credete voi che Roma fosse funestata da un maggior numero di delitti, quando, nei giorni della sua gloria, la legge Porcia ebbe distrutte le pene severe portate dai re e dai decemviri, di quanti se ne consumavano quando Silla le fece rivivere, e sotto gli imperatori che ne elevarono il rigore ad un eccesso degno della loro infame tirannide? La Russia è stata forse sconvolta, dacché il despota che la governa ha intieramente soppressa la pena di morte, come s'egli volesse espiare con questo atto di umanità e di filosofia il delitto di tenere dei milioni di uomini sotto il giogo del potere assoluto?
Ascoltate la voce della giustizia e della ragione; essa ci grida che i giudizi umani non sono mai abbastanza certi, perché la società possa condannare a morte un uomo condannato da altri uomini soggetti ad errare. Se anche voi aveste immaginato il più perfetto ordinamento giudiziario, se aveste trovati i giudici più integri e più illuminati, sarà sempre possibile un errore, non evitereste assolutamente la prevenzione.
Perché impedire il mezzo di riparare? Perché condannate all'impossibilità di tendere una mano soccorritrice all'innocente oppresso? Che importano gli sterili rimpianti, le riparazioni illusorie che voi accordate ad un'ombra vana, ad una cenere insensibile? Essi sono tristi testimonianze della barbara temerità delle vostre leggi penali. Togliere all'uomo la possibilità di espiare il suo malfatto col pentimento o con degli atti di virtù, chiudergli senza pietà il ritorno alla virtù, alla stima di sé stesso, adoperarsi per farlo più presto scendere, per così dire, nel sepolcro ancora tutto avvolto dalla macchia recente del suo delitto, è ai miei occhi una delle più raffinate crudeltà.
Il primo dovere del legislatore è di formare e di conservare gli usi pubblici sorgenti di tutte le libertà, sorgenti di tutta la felicità sociale; allorché per giungere ad uno scopo particolare, egli si allontana da questo scopo generale ed essenziale, commette il più grossolano ed il più funesto degli errori.
Bisogna dunque che le leggi presentino sempre ai popoli il modello più puro della giustizia e della ragione. Se, al posto della severità potente, della calma moderata che deve caratterizzarle, esse mettono la collera e la vendetta; se esse fanno colare del sangue umano che possono risparmiare e che non hanno diritto di spargere; se esse espongono agli occhi del popolo scene crudeli e cadaveri martoriati dalle torture, allora alterano nel cuore dei cittadini le idee del giusto e dell'ingiusto, allora fanno germogliare nel seno della società dei pregiudizi feroci che alla loro volta ne producono degli altri.
L'uomo non è più per l'uomo un oggetto altamente sacro, si ha una idea meno grande della sua dignità, quando l'autorità pubblica si ride della vita umana. L'idea dell'assassinio ispira meno spavento, quando la legge stessa ne dà l'esempio e lo spettacolo; l'orrore del delitto scema, poiché lo si punisce con un altro delitto. Guardatevi bene dal confondere l'efficacia delle pene con l'eccesso della severità; l'una è assolutamente l'opposta dell'altro. Tutto asseconda le leggi moderate, tutto cospira contro le leggi crudeli.
Si è osservato che nei paesi liberi i delitti erano più rari, perché le leggi penali eran più dolci. I paesi liberi sono quelli nei quali i diritti dell'uomo sono rispettati, e dove di conseguenza le leggi sono giuste. Dappertutto dove esse offendono l'umanità con un eccesso di rigore, si ha la prova che la dignità dell'uomo non è conosciuta, che quella del cittadino non esiste; si ha la prova che il legislatore non è che un padrone che comanda a degli schiavi, e che li colpisce spietatamente seguendo la sua fantasia.
Io concludo perché la pena di morte sia abrogata.

Fonte 3. “Pena di morte, negli Usa il 59% dice sì

E c’è chi chiede il ritorno alla forca”. Articolo de Il Fatto Quotidiano di RQuotidiano | 15 maggio 2014
Pena di morte da abolire? Per gli americani il no è perentorio. Gli Stati Uniti sono ancora favorevoli alla pena capitale e una parte di loro chiede addirittura il ritorno ad alcuni metodi del passato, come la forca o l’impiccagione. La tragica storia di Clayton D. Lockett, che dopo l’iniezione letale di farmaci si è svegliato e ha provato a liberarsi, non sembra aver avuto ripercussioni. Secondo un sondaggio eseguito da Hart Research e Public Opinion Strategies per la NBC News, il 59 % degli americani sono favorevoli alla condanna a morte, mentre solo il 35% si dichiara contrario. E, tra coloro che sostengono la pena capitale, c’è anche chi propone delle alternative alle iniezioni, data la recente difficoltà nel reperimento dei barbiturici da inserire nelle sostanze letali. Per ovviare al problema il 20% degli intervistati propone la camera a gas, il 18 per cento la sedia elettrica, il 12 per cento il plotone d’esecuzione e l’8% chiede addirittura il ritorno alla forca, abolita nel lontano 1889 proprio perché considerata eccessivamente disumana.
D’altronde,”l’iniezione letale è la grossolana interpretazione di ‘uccisione umana’ fatta da qualcuno”, ha sentenziato Kuni Beasley, un texano intervistato dalla Nbc. Secondo lui, è preferibile l’utilizzo della forca: “E’ veloce, non ti devi preoccupare di farmaci ed è molto efficiente. Meglio del plotone d’esecuzione, che è un sistema sporco”. Gladys Pringle, 82 anni, si è invece detto a favore della fucilazione: “E’ il sistema più veloce”, anche se, “il più umano sarebbe la ghigliottina, ma non credo che tornerà”. La storia di Lockett, che risale al 29 aprile scorso, non sembra aver scosso l’opinione pubblica. Anzi, ha incentivato la ricerca di metodi alternativi, considerati più “efficaci”. Il cocktail di farmaci che gli è stato iniettato, infatti, non ne ha provocato la morte immediata, a causa della rottura della vena in cui era stato inserito l’ago. Questo ha prolungato la sua agonia per 43 lunghissimi minuti. Dopo la somministrazione di barbiturici, l’uomo si è svegliato, riuscendo anche a pronunciare qualche parola e a muovere un braccio, tanto che il medico presente è stato costretto a dichiarare “sospesa” l’esecuzione.
Lockett è poi morto alcuni istanti dopo, stroncato da un arresto cardiaco. In un primo tempo la vicenda aveva profondamente scosso la popolazione, tanto da spingere il presidente Barack Obama a chiedere la revisione delle procedure seguite durante le esecuzioni, dopo aver definito la storia di Lockett “profondamente preoccupante”. Tuttavia, anche lui si è detto favorevole alla condanna a morte per quanto riguarda i “crimini più odiosi ed orrendi“, come l’uccisione di bambini o le stragi di massa. Dunque anche il presidente sembra contrario all’abolizione, ma chiede almeno uno sforzo per rendere la pena più umana.

SAGGIO BREVE SULLA PENA DI MORTE

Iniziamo con ttolo e consegna del nostro saggio breve sulla pena di morte:

  • Saggio breve sulla pena di morte titolo: E' giusto volere la morte di un assassino?
  • Saggio breve sulla pena di morte consegna: giornalino scolastico

 

SAGGIO BREVE SULLA PENA DI MORTE: INTRODUZIONE

Quello della pena di morte è un argomento molto dibattuto: ogni anno le associazioni che si occupano di diritti umani mettono in luce il fatto che vi sono ancora molti paesi che mantengono nel loro ordinamento giuridico la pena capitale, anche se in alcuni casi senza applicarla: dei 60 paesi nei quali è ancora presente, infatti, 35 non la applicano da dieci anni, segno forse del fatto che la si considera una misura estrema o un retaggio del passato anche se gli Stati Uniti, che si piccano di essere all'avanguardia su molti fronti, continuano a praticarla pur se con i dovuti distinguo tra stato e stato.

SAGGIO BREVE SULLA PENA DI MORTE: SVOLGIMENTO

 Discuteremo della pena di morte partendo dall'articolo de "Il Fatto" che riporta un avvenimento di cronaca, e per la precisione della mancata esecuzione di un condannato: secondo l'articolo  il fatto che il condannato abbia vissuto più di quaranta minuti di agonia in seguito a un errore nell'iniezione letale non ha scosso in alcun modo l'opinione pubblica americana, che nel 59% dei casi si è dichiarata a favore della pena di morte così come ha fatto il Presidente, che ha parlato della possibilità della pena di morte per i "crimini più odiosi e orrendi, come l'uccisione di bambini o le stragi di massa".
Questa dichiarazione è molto importante perché mette in luce un aspetto della questione che potrebbe essere il freno principale all'abolizione della pena capitale e cioè l'ottica della pena: già Robespierre parlava di pena in termini riabilitativi, quando diceva che togliere all'uomo la possibilità di espiare con il pentimento o con "atti di virtù" era una crudeltà ma in effetti chi sostiene la pena di morte lo fa adducendo come motivazioni principali in primo luogo un supposto effetto deterrente e successivamente una sorta di diritto alla vendetta.
La realtà però sembra dare risposte diverse: il fatto che esista la pena di morte in alcuni paesi e non altri non sembra marcare la stessa differenza nei medesimi paesi nel numero di atti criminosi o di omicidi e del resto ancora lo stesso Robespierre invitava a considerare che "Si è osservato che nei paesi liberi i delitti erano più rati, perché le leggi penali eran più dolci. I paesi liberi sono quelli nei quali i diritti dell'uomo sono rispettati, e dove di conseguenza le leggi sono giuste": lo Stato non può e non deve quindi esercitare la sua vendetta su chi ha compiuto un crimine perché così facendo ne compie uno ancora più grande, non offrendo ai cittadini un modello adeguato di giustizia e ragione, affievolendo di conseguenza il senso morale del popolo e favorendo la nascita di terribili pregiudizi e discriminazioni.
Un secondo richiamo al ruolo dello Stato nella creazione di un "nemico" cui addossare le colpe emerge dal discorso di Papa Francesco: il Santo Padre mette infatti in luce la creazione da parte di molte società di capri espiatori che, proprio come nell'antichità, portano su di sé i peccati degli altri e vanno uccisi per permettere a una comunità di liberarsene.
L'assassino che viene condannato per omicidio sarà giustiziato quindi non solo per eliminare una minaccia ma anche e soprattutto per sostenere la convinzione che la pratica della pena di morte permetta di ottenere un beneficio (una società più sicura) che in realtà richiederebbe una serie di misure a livello sociale, politico ed economico che la società non ha preso in considerazione o che non ha implementato a dovere (e si sa che il Welfare è materia sempre piuttosto spinosa per i bilanci e per le campagne elettorali durante le quali si tende a dimenticare che impiegare fondi e risorse per lo Stato sociale permette un notevole risparmio a lungo termine).

SAGGIO BREVE SULLA PENA DI MORTE CONCLUSIONE

 Dalle fonti presentate quello che emerge è che fin dall'800 chi si è espresso contro la pena di morte l'ha fatto considerandola non solo  il segno di un fallimento politico, sociale e legislativo ma anche un pericolo per il costituirsi del senso morale di uno Stato e dei suoi cittadini e sembra evidente che anche se esistono texani che tornerebbero alla forca perché è "molto efficiente" il rischio maggiore nel continuare a praticare la pena capitale non è tanto per chi viene condannato quanto per la comunità che sostiene questa pratica, che procede a passo fermo e inesorabile verso l'imbarbarimento.
 

TEMA SULLA PENA DI MORTE: SPUNTI

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