ISIS (Stato Islamico): tutto ciò che c’è da sapere

Negli ultimi anni si è sempre più sentito parlare di ISIS, l’organizzazione jihadista salafita attiva in Siria e Iraq che sta terrorizzando l’intero mondo occidentale a causa dei suoi attacchi violenti e sanguinari. Ecco gli elementi principali per capire quando è nato e come si muove il gruppo armato più pericoloso al mondo.

Leggi anche:

ISIS: cos’è e come è nato

Il movimento, che gli arabi chiamano Daesh, è conosciuto in Occidente con due acronimi: ISIS, Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, e ISIL, Stato Islamico dell’Iraq e del Levante. Fondato da Abu Musab al Zarqawi, dal 2003 comincia ad operare con una serie di attentati fino all’affiliazione con al Qaeda. Dopo l’uccisione di al Zarqawi nel 2006 sotto i bombardamenti americani, la leadership passa nelle mani di Abu Omar al Baghdadi e, successivamente, in quelle di da Abu Bakr al Baghdadi. Sarà quest’ultimo a sancire la rottura con al Qaeda, annunciando nel 2014 la creazione di un califfato islamico nei territori controllati tra Siria e Iraq.

Leggi anche:

ISIS: gli obiettivi e i combattenti arruolati nello Stato Islamico

L’obiettivo principale del ‘califfo dei musulmani’ al Baghdadi è quello di ridefinire i confini del Medio Oriente utilizzando l’arma del terrore e della violenza. Dal 2014 è cominciata l’avanzata dell’ISIS tanto che adesso il califfato si estende da Aleppo, nel nord della Siria, alla regione di Diyala, nell’est dell’Iraq, occupando un territorio di circa 35 mila chilometri quadrati con oltre sei milioni di persone che vivono sotto il suo controllo. Secondo gli analisti del settore i combattenti, che nelle loro azioni si occupano di saccheggiare case ed eseguire esecuzioni sommarie, sono tra i 7 e i 10 mila. Tra di essi c’è chi ha aderito alla causa spontaneamente, chi è stato costretto ad arruolarsi nelle file dell’ISIS e chi è addirittura partito dai Paesi Europei per contribuire all’espansione del califfato.

Leggi anche:

ISIS: il terrore corre su Internet

La novità assoluta lanciata dall’ISIS è sicuramente la sua strategia mediatica del terrore. Grazie ad una sofisticata rete di account Twitter ben collegati tra loro, i messaggi provenienti dagli esponenti di spicco del califfato vengono diffusi ed amplificati al massimo livello. Lo Stato Islamico utilizza, quindi, una specifica social media strategy per diffondere il terrore: video e foto viaggiano sulle piattaforme social diventando immediatamente virali in tutto il mondo.

Leggi anche: