Sposalizio della Vergine: tutto quello che c’è da sapere sul dipinto

Uni degli argomenti che sui banchi di scuola non manca è di certo Raffaello Sanzio e tutte le sue opere principali e famose, fra questa detiene uno dei primati, perché ce ne sono diverse che hanno una rilevanza, lo “Sposalizio della Vergine”. Raffaello Sanzio è uno dei pittori e architetti più famosi D’Italia che vive nel periodo del Rinascimento. Emblema del periodo storico in cui nasce e vive, perché ebbe la capacità già da piccolo di creare delle opere che rimarranno per sempre nel repertorio Rinascimentale. Fare un elenco delle opere più importante dell’artista non sarebbe neanche corretto, perché tutte possiedono un qualcosa che le rende uniche nel loro genere, appunto per questo Raffaello rimarrà per sempre uno delle figure più importanti che l’ambito artistico Italiano abbia avuto. Lo “Sposalizio della Vergine” è un’opera che possiede molte caratteristiche, sia dal punto di vista storico, che tecnico e iconografico datata 1504.

Sposalizio della Vergine: storia del dipinto

Ci troviamo a Città di Castello alla fine del 15° secolo, sotto un gruppo di uomini molto potenti, che non avendo rivali, vogliono lasciare un segno indelebile del proprio dominio. Infatti incaricarono  Perugino, all’epoca maestro di Raffaello, il lavoro di ben 3 tele, ma le cose diciamo non andarono perfettamente come i ricchi proprietari avevano programmato. Dietro questo dipinto c’è una vera e propria storia, che non riguarda solamente la tecnica, ma anche le mani che lavorarono all’opera. I clienti, scelsero come primo artista Perugino, che per vari eventi non soddisfò la loro richiesta, ed è proprio qui che entra in ballo la figura di Raffaello, il quale dovette completare  il lavoro interminato del maestro. L’ultima tela è proprio lo “Sposalizio della Vergine”. Il pittore, ancora molto giovane e “inesperto” se così si può descrivere, non sapendo bene come gestire vari elementi così importanti, decise allora di prendere ispirazione da un dipinto del suo maestro. Infatti lo Sposalizio di Raffaello ha molte cose in comune con quello del Perugino, ma ci sono anche delle nette differenze, sostanziali. Raffaello scelse d’inserire la sua firma nel quadro, infatti compare in alto: “RAPAHEL VRBINAS” e poi scrive anche “MDIIII” (1504), ovvero l’anno in cui ha completato definitivamente questo lavoro. L’opera di Raffaello passò per varie casate, fino ad arrivare proprietà dello stato, dopo esser diventato patrimonio dello stato venne esposto nella Pinacoteca di Brera e ancora oggi giorno può essere ammirato lì nella sua sublime bellezza. Dipinto sottoposto a vari trasferimenti, che di certo non sono stati favorevoli alla buona qualità dell’opera,  causa di questo sono varie crepe presenti nella zona della cupola dell’edificio.

Sposalizio della Vergine: descrizione e tecnica utilizzata

Come si è già detto il dipinto di Raffaello presenta delle analogie con quello di Perugino, non perché l’intenzione del pittore fosse quello di copiare il suo maestro, ma perché avendo l’incarico in età troppo giovane e non ancora esperto per completare il lavoro prese ispirazione dallo Sposalizio del Perugino, ma come è già stato puntualizzato ci sono anche delle grandi differenze!

Al centro, in primo piano, si possono immediatamente riconoscere i due protagonisti, Maria e Giuseppe che stanno per essere uniti in matrimonio da un sacerdote vestito scuro e con una lunga barba. Il sacerdote, in modo molto elegante, prende la mano dei due e li accompagna per l’unione simboleggiata dall’anello nuziale. Raffaello conosciuto anche per la sua dettagliata attenzione ai particolari, anche in quest’opera non  si fa sfuggire nulla, infatti s’informa bene con le scritture e riporta tutto in modo chiaro attraverso il dipinto. Un elemento importante sono i bastoni, ma vi siete mai chiesti cosa c’entrano?  Seconda una leggenda Maria, era stata crescita in Gerusalemme in un monastero, simile all’educazione impartita dalle suore, con una vita piena di regole e limitazioni Quando la Vergine divenne grande abbastanza da potersi sposare, venne dato a tutti i suoi pretendenti, un ramo secco. Secondo la storia, soltanto il ramo del suo futuro sposo sarebbe fiorito, mentre tutti gli altri no. Dio avendo prescelto Giuseppe come sposo della Vergine Maria, venne raffigurato con questo bastone diversi dagli altri, appunto per ricondursi alle narrazioni all’interno della sacre scritture. Se si fa bene attenzione, solo il bastone del futuro sposo, cioè Giuseppe possiede quello fiorito, tutti gli altri pretendenti  hanno un ramo secco. Se si guarda ai particolari dell’opera e soprattutto se si fa un’approfondita ricerca del dettaglio si può capire come Raffaello adotti un punto di vista leggermente rialzato rispetto al normale: in questo modo sembra quasi che noi stiamo “fluttuando” nell’aria, permettendoci di guardare i protagonisti nella loro interezza, fino ad ammirare la grande lastra marrone in primo piano. Anche i colori svolgono un ruolo preminente nell’opera, le tonalità di cui si serve Raffaello sono molte, ma saltano subito all’occhio il rosso acceso della veste della Vergine ed il giallo caramellato della veste di Giuseppe. Questi colori caldi, utilizzati in modo molto frequente nell’opera, indicano come Raffaello ebbe da subito l’intenzione di riformare in un certo senso l’arte del dipingere , distaccandosi completamente dalla tradizione quattrocentesca, in modo del tutto innovativo e nuovo. Per ultimo e non meno importante, ci occuperemo dell’emozione che traspare dei volti che protagonisti, che non è di certo entusiasmante quale dovrebbe essere visto il contesto e la situazione, ma attenzione quella del pittore non era intenzione di descrivere tristezza e malinconia, ma data sempre  la giovane età, ha scelto di richiamare un tipico aspetto della pittura classica, decidendo di lasciare un equilibrio tra le varie espressioni di tutti i personaggi, in modo tale da non permettere a nessuno dei protagonisti di prevalere sull’altro.