Oggi ricorre un ventennio dalla morte di Indro Montanelli. Ricordare un così grande uomo non è semplice, ma farlo attraverso le sue parole non può che mantenerne vivo un ricordo più che autentico. Il più grande giornalista italiano del Novecento – così come da molti è ritenuto – è nato il 22 aprile 1909 e morto, a Milano, il 22 luglio del 2001. Simbolo per oltre 40anni del Corriere della Sera, è stato vittima di un attentato organizzato dalle Brigate Rosse, episodio nel quale rimase gravemente ferito nel 1977. Fu nel 1994 (una data non casuale, che coincide per l’appunto con la discesa in campo (politico) di Silvio Berlusconi), che fondò La Voce, quotidiano che ebbe breve vita. Ecco le sue frasi più celebri.

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Indro Montanelli frasi celebri

  • Siamo tolleranti e civili, noi italiani, nei confronti di tutti i diversi. Neri, rossi, gialli. Specie quando si trovano lontano, a distanza telescopica da noi.
  • Forse uno dei guai dell’Italia è di avere per capitale una città sproporzionata, come nome e passato, alla modestia di un popolo che, quando grida «Forza Roma!», allude soltanto a una squadra di calcio.
  • L’unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.
  • Gli italiani non imparano niente dalla Storia, anche perché non la sanno.
  • Strano paese il nostro. Colpisce i venditori di sigarette, ma premia i venditori di fumo.
  • Per fortuna che il ridicolo non uccide perché altrimenti in Italia ci sarebbe una strage.
  • Fra il delinquente e lo stupido ci fa più paura lo stupido. Il delinquente, ogni tanto, si riposa.
  • Io non ho nessuna difficoltà ad ammettere di essermi sbagliato perché sono convinto che l’infallibilità sia un’esclusività di Dio e degli imbecilli.
  • Il sapere e la ragione parlano, l’ignoranza e il torto urlano.
  • Lo Stato dà un posto. L’impresa privata dà un lavoro.
  • Io continuo a professarmi uomo di destra: ma la mia destra non ha niente a che fare con quella ‘patacca’ di destra che ci governa.
  • Nel vocabolario italiano, «idealista» diventa sinonimo di «fesso» e «intelligenza» di «furberia».
  • Come dissi scherzando a Nilde Iotti quando venne a trovarmi al Giornale, tenevo una vecchia icona di Stalin perché è il comunista che ammiro di più: quello che ha fatto fuori più comunisti.
  • Il bello dei politologi è che, quando rispondono, uno non capisce più cosa gli aveva domandato.
  • Le uniche lacrime sincere sono quelle che versiamo da soli in una stanza buia e priva di specchi.

Indro Montanelli, frasi celebri del grande giornalista italiano

Frasi sulla caccia

  • Il vero cacciatore ama gli animali a cui dà la caccia, forse anche perché li considera complici di questo gioco in cui ritrova la sua origine esistenziale. Non spara, per esempio, sul bersaglio fermo: lo considera sleale.
  • Ma la caccia del vero cacciatore è tutt’altra cosa. La caccia, quella vera, sono i balzi di gioia del tuo cane, quando ti vede staccare, prima dell’alba, il fucile dalla parete, e l’immersione nel bosco, o fra le giuncaie del padule nel momento del loro risveglio con tutti quei fruscii misteriosi e chioccolii degli uccelli che si chiamano fra loro, e le serpentine trepidanti del cane sul primo fiato di selvaggina, tra i rovi del sottobosco.
  • Se la caccia fosse quella dei killer che nelle riserve massacrano in una mattinata magari seduti su una sedia portatile, sette o ottocento fagiani di allevamento; o quella dei fanatici dello sparo che sparano a tutto, anche alle rondini e ai pettirossi; anch’io sarei per la sua soppressione.

Frasi sul giornalismo

  • Chi di voi vorrà fare il giornalista, si ricordi di scegliere il proprio padrone: il lettore.
  • Non ho potuto sempre dire tutto quello che volevo, ma non ho mai scritto quello che non pensavo.
  • Io il giornale urlato non è che non glielo voglio dare, non lo so fare! La clava non è nel mio armamentario! Non lo posso fare e non credo che sia un buon segno di civiltà politica l’uso della clava.
  • La cultura, per un giornalista, è come una puttana: la puoi frequentare ma non devi ostentarla. La cultura si tiene nel cassetto. Il lettore non va trattato dall’alto in basso, ma preso per mano come un amico e portato dove vuoi.
  • Nei grandi giornali di oggi, che non possono farne a meno, chi comanda non è più nemmeno il direttore: è l’ufficio marketing.
  • No, Travaglio non uccide nessuno. Col coltello. Usa un’arma molto più raffinata e non perseguibile penalmente: l’archivio.

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Rosario Mignemi, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons