Un gruppo di ingegneri meccanici dell’Università di Berkeley è riuscita finalmente a trovare una spiegazione al perché spesso e “senza preavviso” ci ritroviamo con le scarpe slacciate. Il gruppo guidato da Oliver O’Reilly ha pubblicato i risultati di questa ricerca sulla rivista Proceedings of the Royal Society A. dove si legge che il “cedimento catastrofico del nodo” avviene per via di due fattori collegati tra di loro: l’impatto del piede sul suolo e la torsione della caviglia che hanno l’effetto di liquefare le forze d’attrito che tengono in posizione un nodo.

Nei laboratori dei Berkeley, i ricercatori hanno fatto salire una giovane volontaria in scarpe da tennis su un tapis roulant dopo aver fatto un “nodo dell’asino” (uno dei modi più utilizzati dagli uomini per allacciarsi le scarpe).

Nei lacci delle scarpe gli ingegneri hanno applicato degli accelerometri per misurare le forze a cui questi venivano sottoposti durante le camminata. Dopo diversi cicli di camminata il nodo non ha resistito ed è “collassato” ma per allentare il nodo non sono stati sufficiente né il battere i piedi sul suolo tanto meno l’oscillazione di questi in aria: per slacciare le scarpe occorrono entrambi i movimenti quindi una combinazione delle due cose.