Perché Hitler odiava gli Ebrei? Cosa sapere

Sappiamo tutti che Hitler, una delle figure più conosciute della storia contemporanea, che ha segnato molte vite umane, forse tra i più folli che l’umanità abbia conosciuto, a pari di nessuno fino ad ora, odiava gli Ebrei. Sotto di lui le più grandi tragedie, a partire dall’incendio del Reichstag nel 1933, considerato nonché l’evento cruciale per l’affermazione del Nazismo in Germania fino alla persecuzione degli ebrei e di tutte le torture che questa povera gente ha dovuto subire all’intero dei campi di concentramento. Hitler senz’altro è l’esempio calzante di dominio e potere! Ma cerchiamo di capire ora perché Hitler, quest’uomo non tanto alto con il baffo squadrato perfettamente e con la voce strillante ce l’avesse con il popolo ebreo, perché il suo sogno era quello di eliminare le altre razze creare un popolo formato solo dalla “razza pura” come lui amava chiamarla? La motivazione riguarda dominio e potere sui territori, ricchezza oppure c’è qualcos’altro? Qualcosa di personale e familiare che abbia spinto Hitler a devastare un intero popolo? Sono domande che ancora ora gli studiosi si pongono, gli storici non hanno ancora finito di studiare il razzismo, la seconda guerra mondiale e soprattutto lui, l’uomo dalle mille sfaccettature e dai mille misteri. Gli psicologi si soffermano sulla figura di Hitler, cercando di capire la sua follia, la sua pazzia, perché solo cosi si può definire, che origine avesse e perché si è riversata tutto sul popolo ebreo. Ora insieme vedremo le diverse teorie.

Perché Hitler voleva eliminare gli Ebrei: le ragioni

Innanzitutto è importante sapere e ricordare che quest’odio e questa rabbia verso il popolo ebreo c’è sempre stata, ancora prima che Hitler prendesse il potere della Germania, o comunque il pensiero tedesco è stato sempre quello di dominare sui popoli inferiori: un esempio è Guglielmo II con la sua politica d’espansione, meglio chiamata “Wellpolitik”, espansione coloniale effettuata in modo aggressivo e violento. In Germania è sempre stata questa la scuola di pensiero, violenza e rabbia, come se il popolo tedesco fosse l’unico e solo in grado di occupare gli altri territori, come se  il popolo tedesco dovesse per forza comandare. Obiettivo di Guglielmo II era proprio il “Pangermanesimo” cioè unificare sotto un unico sovrano tutti i popoli di stirpe tedesca e per arrivare al proprio scopo rafforzò l’industria chimica per far si che avesse armi più pesanti pronte per eventuali attacchi. Quindi il senso di dominio tedesco come possiamo ben capire è stato sempre molto presente in Germania: Hitler quando prese potere si ritrovò in un territorio già fortemente preparato su argomento di espansioni e comando, ma mai nessuno poteva immaginare che la nazione tedesca si potesse trasformare in  un campo di battaglia dove pochi avrebbero avuto via di scampo. Le ragioni per cui Hitler odiava gli ebrei, come abbiamo già detto, sono tante e sono varie, dettate anche dalla sua pazzia, ma gli studiosi si soffermano su quelle più principali che sono:

  • Questioni di Razze: Hitler e i nazisti credevano anche che le persone potessero essere suddivise in razze e esistesse una conflittualità tra le razze. La “razza ariana” era la migliore, la più forte. Gli ebrei appartenevano a una razza diversa, inferiore, talmente inferiore da non essere nemmeno considerati come “esseri umani” dai nazisti e per questo motivo andavano sterminati.
  • Incarnazione del male: Gli ebrei erano visti come l’incarnazione del male, sotto ogni punto di vista.
  • Teorie filosofiche: con il Positivismo e le nuove teorie scientifiche, gli ebrei vennero considerati una razza pericolosa per la tranquillità della popolazione tedesca.
  • Portatori di malattie: Hitler per avvallare la sua tesi ne inventò di ogni tipo, una di queste era la credenza che gli ebrei fossero portatori di malattie e quindi portatori di morte, dato che all’epoca pochissime malattie si potevano curare.
  • Antisemitismo Cristiano: “Gli ebrei sono quelli che hanno crocefisso Gesù!”. Per molti secoli la chiesa ha alimentato nel popolo questa convinzione demagogica che serviva a giustificare la persecuzione e l’eliminazione della “concorrenza” religiosa.
  • Ebrei un popolo molto ricco: da sempre detentori di ricchezze, i nazisti affermarono che “Gli ebrei volevano manovrare tutti i paesi secondo i loro interessi”. Con questa scusa ne approfittarono e andarono contro il popolo: questa è la versione più recente dell’antisemitismo, è quella inventata dai nazisti per canalizzare e deviare i mille motivi di scontentezza e di rabbia del popolo contro una facile preda e per dare una semplice “spiegazione” alle molte ingiustizie nel mondo che molta gente non riusciva a spiegarsi. In tutti i governi, in tutte le organizzazioni internazionali si potevano trovare degli ebrei, anche in posizioni importanti, e così era molto facile trovare delle “prove” per questa assurda affermazione.

Hitler e l’odio contro il popolo ebreo: le motivazioni personali

Visti i vari motivi per cui Hitler ce l’aveva con gli ebrei e anche le fandonie inventate per giustificare la sua rabbia e tutte le violenze fatte contro un popolo che di sbagliato umanamente non aveva nulla passiamo a delle tesi più profonde, più particolari e personali che riguardano esclusivamente il Fuhrer. L’odio di Adolf Hitler per gli ebrei ha un’origine molto antica e parte dall’ignoranza e dall’insegnamento, che hanno accresciuto un rancore covato sin dall’infanzia. Gli ebrei fanno da sempre parte della sua vita e principalmente della sua famiglia:  Hitler era infatti nipote di un ebreo: la nonna paterna faceva la domestica presso una famiglia di ricchi ebrei ed era madre di Alois, il padre di Hitler, figura che ha un’importanza principale nella vita di Hitler. Il rapporto con il padre non è mai stato dei migliori, anzi, forse non c’è mai stato un rapporto vero e proprio. Il padre era un ubriacone e la violenza in casa era sempre presente, specialmente contro i figli. L’unico che gli teneva testa in casa era Adolf e per questo veniva picchiato più severamente: da qui l’odio sistematico non solo verso il padre, ma verso ciò che lui rappresentava, ovvero il popolo ebreo. A rafforzare la sua convinzione contribuì anche tutto l’aspetto psicologico e sociale che si respirava e in cui si viveva in quel periodo, durante il quale l’antisemitismo era un fenomeno di intolleranza diffuso in tutta la Germania. L’odio di Hitler si rafforzò con le letture antisemite che il giovane Hitler faceva a Vienna e che pian piano inculcarono in lui quella visione del popolo ebreo come iniziatore del male, definendolo aggressore immorale, asociale, capace di sovvertire l’ordine della società, con lo scopo di voler governare la Germania al posto dei tedeschi. L’ebreo era dunque identificato come il maligno, portatore di male, di sangue , di malattie e di morte, dunque la figura dell’ebreo divento un vero e proprio capro espiatorio. Il contesto sociale trovò terreno fertile in un uomo come Hitler che, vista l’esperienza vissuta in famiglia, cominciò l’ascesa in politica dicendo che gli ebrei erano la causa di tutti i guai della Germania. L’antisemitismo diventa una vera e propria  ossessione per Hitler, il suo unico e solo obiettivo, e fa di tutto per raggiungerlo,  soprattutto dopo la morte del padre e la vendetta della madre che aleggiava nell’aria perché riteneva responsabile il figlio. L’odio verso gli Ebrei si rafforza e il desiderio di cancellare il suo passato lo porta a creare “la soluzione finale”, quella che doveva portare al totale sterminio del popolo ebreo. Reprimere ciò che per lui era stata causa di sofferenza era una sorta di difesa scatenata da un lungo lavoro interiore. Quindi ,da quest’analisi approfondita si può ben capire come le ragioni dell’odio verso gli ebrei da parte di Hitler non derivano da motivazioni di natura economica e politica, ma anche da tutta una serie di vicissitudini psicologiche, non meno importanti, che tanti non tengono in considerazione e che hanno portato Adolf Hitler allo sterminio di un’intera popolazione.

Hitler e l’Olocausto: le fasi della persecuzione

Hitler non ha mai usato modi leggeri per far capire al popolo tedesco e anche a tutto il resto dell’Europa che sarebbe stato lui a prendere il comando della Germania e non solo. Il 27 Febbraio 1933 ci fu il primo incendio doloso, la prima provocazione politica che ha legittimato, agli occhi dell’opinione pubblica tedesca, il passaggio dalla democrazia alla dittatura del NSDAP. La notte stessa dell’incendio, che diede inizio ad una massiccia ondata di arresti che colpì soprattutto oppositori politici (socialdemocratici e comunisti), ma anche ebrei. Con questo Hitler fa capire che da ora in poi è lui che comanda. Infatti, da questo momento si afferma totalmente la sua politica. Furono anni di odio, sangue, armi, fuoco, grida e pianti. Le leggi di Norimberga segnarono una fase cruciale per l’umanità di quel periodo, dettate da Hitler sotto il nome di “Norimberga” ma furono solo il prolungamento delle leggi razziali. L’insieme di tre leggi promulgate il 15 settembre 1935 dal Reichstag del Partito Nazionalsocialista, convocato a Norimberga in occasione del 7º Raduno.

Le leggi comprendevano:

  • la “legge per la protezione del sangue e dell’onore tedesco” (RGBl. I S. 1146)
  • la “legge sulla cittadinanza del Reich” (RGBl. I S. 1146);
  • la “legge sulla bandiera del Reich”, promulgata anch’essa in quella data e inclusa nella definizione delle “leggi di Norimberga”, anche se orientamenti dell’epoca tendevano a non comprenderla.

Una delle leggi più rigide fu quella della protezione del sangue e dell’onore tedesco che sotto sottoscriveva e proibiva i matrimoni e i rapporti extraconiugali tra ebrei e non ebrei. Lo scopo era il mantenimento “della purezza del sangue tedesco”, uno dei capisaldi dell’ideologia nazionalsocialista. Infrazioni alla legge erano considerate reato di oltraggio razziale (Rassenschande) e punite con il carcere. Le sanzioni per i rapporti tra ebrei e non ebrei erano previste solo per gli uomini, non per le donne. Da qui si apre un vero e proprio campo di battaglia, iniziarono le cose più assurde e discriminazioni in modo impellente, gli ebrei non poterono andare a scuola con i tedeschi, non potevano frequentare gli stessi luoghi. Tutto quest’astio sfociò nella “soluzione finale” nella seconda guerra mondiale, in cui milioni e milioni di ebrei, slavi, zingari e gay persero la vita. Furono anni indescrivibili, chi è riuscito ad uscirne vivo, lo racconta a stento, perché anche la mente vuol eliminare ciò che di più astioso e brutale è potuto succedere. Furono aperti in quasi tutta Europa campi di concentramento, primo e il più grande quello di Auschwitz. Una parte del territorio polacco fu incorporata nel terzo Reich e la parte più a est fu controllata dai russi; successivamente, il 26 Ottobre del 1939, la  Germania nazista creò il Governatorato Generale, che comprendeva la parte della Polonia non annessa direttamente al Reich, ed ebbe come capitale  Cracovia e come Governatore Generale dei territori polacchi occupati, Hans Frank. Il Governatorato Generale fu diviso in 4 distinti distretti: Cracovia,  Varsavia, Lublino, Radom e fu posto direttamente sotto il controllo degli occupanti.  Il crescente numero di arresti di massa di polacchi (dissidenti, liberali, artisti ecc.) ed il sovraffollamento delle carceri esistenti, fu uno dei motivi per cui  ci fu il bisogno immediato della creazione di un nuovo campo di concentramento. Dopo vari sopralluoghi, fu scelta una vecchia caserma dell’esercito polacco abbandonata da molti anni, nella cittadina di Oświęcim (Auschwitz in lingua tedesca) che si trovava nel territorio incorporato nel terzo Reich. Alla fine del mese di aprile del 1940 iniziarono i lavori di sistemazione ed il 14 giugno 1940 vennero internati i primi 728 prigionieri politici polacchi provenienti dalla prigione di Tarnow. Con questo primo trasporto iniziò la lunga attività’ del Campo. i prigionieri iniziarono con i lavori forzati e finirono nelle “docce” che non erano altre che camere a gas dove bambini, padri e madri, famiglie intere persero la vita.

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Nessuna ricorrenza come la Giornata della Memoria, nessun minuto di silenzio e nessuna legge renderà giustizia al massacro che questa povera gente dovette subire. L’unica cosa che si può fare per non dimenticare è informarsi, studiare, approfondire l’argomento. Non rimanere nel mistero, nell’oscurità dell’ignoranza, perché un popolo istruito risponde meglio e la cultura non può di certo sfociare in un odio cosi profondo. E proprio ora che il mondo sta subendo le più assurde minacce da parte del terrorismo bisogna ricordare che il diverso non deve e non può far paura, e se davvero esiste “il diverso” è ricchezza!

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