A partire dall’anno scolastico 2023/24 sarà introdotta nelle scuole una nuova figura professionale: si tratta del cosiddetto docente esperto. Ma di cosa si occuperà tale nuovo membro del corpo docenti degli istituti scolastici, e come verrà selezionato? Iniziamo col dire che tale figura è stata introdotta dal Dl Aiuti bis e che, almeno secondo quanto trapelato dalla bozza del testo del decreto circolante sul web, sarà scelta tra i docenti di ruolo con particolari requisiti. Approfondiamolo nel dettaglio.

Docente esperto, chi è e requisiti

Quello che fino ad ora è certo è che guadagnerà 400 euro in più al mese rispetto ai suoi colleghi e che, quindi, il suo stipendio annuale sarà maggiore, rispetto a quello dei tradizionali docenti, di 5650 euro. Unico appunto, la bozza ne prevede uno per istituto. E, quindi, nel complesso, non si supereranno le 8000 assunzioni.

Il DL Aiuti bis introduce il docente esperto: chi è e come si diventa

Quella del docente esperto è una figura introdotta dall’articolo 39 del suddetto decreto approvato al Consiglio dei Ministri del 4 agosto 2022. Decreto che è ora in attesa di pubblicazione in Gazzetta. Tale qualifica spetterà agli insegnanti docenti di ruolo in possesso di determinati requisiti. In particolare, a coloro che “abbiano conseguito una valutazione positiva per aver superato tre percorsi formativi consecutivi e non sovrapponibili”. Per diventare “professore esperto”, quindi, sarà necessario effettuare un percorso formativo di circa nove anni e “rimanere nella istituzione scolastica per almeno il triennio successivo al conseguimento di suddetta qualifica”. Per tale motivo, gli esiti di tale riforma saranno riscontrabili tra un decennio. Se tale figura professionale entrerà a regime dall’anno scolastico 2023/24, tale percorso non inizierà prima del 2032.

La reazione dei sindacati

Come ad ogni nuova decisione, anche alla diffusione di questa non sono mancate le polemiche, soprattutto per ciò che concerne le migliaia di docenti che attendono ancora di vedersi rinnovato il contratto nazionale.

A tal proposito hanno preso la parola i sindacati Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Gilda Unams e Snals Confsal, i quali hanno dichiarato:

“Il governo trova nuove risorse per finanziare la figura del docente esperto, un meccanismo selettivo dei prof che riguarderà solo 8000 lavoratori all’anno. Si trovano i soldi per tutto tranne che per il rinnovo del contratto nazionale. È un fatto acclarato che le retribuzioni medie dei docenti italiani sono troppo basse, sia rispetto a quelle dei colleghi europei, sia rispetto a quelle degli altri lavoratori del pubblico impiego a parità di titolo di studio. È intollerabile dunque, che su questo tema la politica continui a far finta di niente. La responsabilità, se non c’è il rinnovo, è di tutte le forze politiche, nessuna esclusa.”

Anche l’Associazione nazionale presidi (Anp) si dice contrariata: le risorse destinate al sistema scolastico diminuiscono sempre più mentre la scuola dovrebbe essere il settore nel quale si investe maggiormente, in quanto determinante per il futuro del paese.

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