Tragedia in India dove un ragazzo è stato picchiato a morte da un suo insegnante per aver commesso un errore durante un esame. Adesso è caccia al docente, ricercato dalla polizia. Il ragazzo, un adolescente appartenente alla comunità Dalit, il gradino più basso della gerarchia delle caste in India, aveva 15 anni. La notizia è stata appresa con molta rabbia, tanto da scatenare violente proteste nello stato settentrionale dell’Uttar Pradesh. Assurdo che possa essersi verificato un episodio del genere, ma questo è ciò che è accaduto: ne parlano i media di tutto il mondo. Come sono andate le cose?

Professore picchia a morte studente

Così come riportato dai notiziari locali, il ragazzo sarebbe stato aggredito dall’insegnante dopo aver commesso degli errori durante un esame scolastico alcune settimane fa. Ma è venuto a mancare solo qualche giorno fa, a causa delle ferite riportate. Attualmente si attende l’autopsia sul suo corpo. L’esame permetterà di capire quali siano state le effettive cause della morte del ragazzo. Non è una novità che gli indiani appartenenti alla stessa casta del ragazzo siano spesso vittime di discriminazioni.

Dalle prime ricostruzioni, dovute anche alle dichiarazioni del padre dell’adolescente, il figlio sarebbe stato percosso con bastoni e preso a calci fino a quando non ha perso i sensi. Ne è subito seguita una denuncia da parte della famiglia. Ma ad oggi l’insegnante è ancora libero, in quanto non è più rintracciabile da diversi giorni, nonostante la polizia lo stia cercando fin da subito. Il docente aveva inizialmente contribuito con una cifra di 40.000 rupie alle cure del ragazzo. Dopo pochi giorni, però, ha smesso di essere reperibile.

Le proteste della casta contro l’uccisione dello studente

L’insegnante è stato accusato di aver brutalmente picchiato il ragazzo il 13 settembre scorso. Quest’ultimo, dopo diversi giorni di agonia, è morto il 26 dello stesso mese. A quanto dichiarato dallo zio del ragazzo, l’insegnante appartiene alla casta superiore. Non solo ha ucciso lo studente, ma ha anche insultato le caste inferiori quando gli è stato chiesto di contribuire alle cure come risarcimento per quanto aveva fatto.

In seguito all’aggressione del giovane, gli appartenenti ed i sostenitori della sua casta hanno fissato un sit-in di protesta vicino alla sua scuola. La manifestazione, però, è presto degenerata diventando violenta. La jeep della polizia locale è stata incendiata e quasi 250 persone sono state accusate di tale reato.

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