SAGGIO BREVE SULL'ADOLESCENZA

La società contemporanea è in crisi ed in continua evoluzione, per cui sono saltati i vecchi punti di riferimento e gli individui divisi sono insicuri e privi della loro identità. A risentire maggiormente di ciò sono soprattutto i giovani, i quali si trovano contemporaneamente a vivere il periodo più delicato della loro vita, che è quello dell’adolescenza, in cui la fragilità, l’insicurezza e la ricerca di un’identità sono le caratteristiche peculiari, in un mondo in cui prende piede l’innovazione telematica e informatica a discapito dei rapporti interpersonali e della comunicazione verbale. Per poter “sopravvivere”, cioè per poter uscire indenni da questa società, i giovani hanno elaborato un particolare linguaggio, che assieme alla moda ed alla musica è il loro collante, il loro elemento è anche l’elemento separante tra il loro mondo e quello degli adulti.
Sono i gruppi e le bande i centri di elaborazione delle forme espressive del linguaggio dei giovani: questo perché essi hanno un gran bisogno di scoprire e di affermare la propria identità, ed il gruppo offre la sicurezza necessaria per affrontare la scoperta del proprio “io”. I gruppi, però, al loro interno sono connotati da una rigida struttura gerarchica con una precisa divisione di campi e di ruoli: questo carattere antidemocratico è ancora più evidente nei gruppi legati ad un’ideologia politica e religiosa, come i naziskin e le varie associazioni giovanili cattoliche, o per le bande di periferia, dove l’emarginazione è di casa. i gruppi sono un prodotto della cultura giovanile, una realtà  nata alla fine della seconda guerra mondiale con l’elevazione dell’obbligo scolastico, la diffusione della scolarizzazione presso tutte le classi sociali e la tendenza a continuare gli studi dopo la scuola dell’obbligo. Il periodo dell’adolescenza e della giovinezza si è, così, allungato ed è diventato un’età vera e propria, perdendo il carattere delle tre fasi di passaggio, dall’infanzia alla maturità. Proprio per questo motivo il linguaggio adoperato dai giovani ha, quindi, una propria peculiarità, una propria specificità che si concretizza in slogan, in forme gergali, sgrammaticate, frammentate e dialettali e che si evolve continuamente nel corso degli anni per stare al passo con la continua innovazione tecnologica.
Ma il linguaggio giovanile è spesso un linguaggio verbale: orecchini, scarpe con la zeppa, anfibi, chiodi, jeans strappati all’altezza delle ginocchia, costituiscono altri codici comunicativi forse ancora più amati dai giovani, che esprimono in tal modo i loro bisogni o il loro atteggiamento di ribellione nei confronti della società. Dall’analisi del linguaggio giovanile, si può constatare che i giovani, presi singolarmente, hanno enormi potenzialità espressive, ma non ne fanno uso per non essere emarginati dal gruppo al quale appartengono e che il gruppo, così importante per la crescita interiore di giovani e per la formazione del linguaggio giovanile, in realtà produce appiattimento, omologazione su tutti i livelli, dall’abbigliamento ai gusti musicali, dal linguaggio alle scelte di vita, causando in tal modo una spersonalizzazione dei propri componenti. Si evince, quindi, che la comunicazione verbale tra adolescenti è utile, anzi indispensabile per conoscere meglio prima di tutto se stessi al fine di raggiungere quell’equilibrio interiore necessario per vivere bene anche con gli altri e per poter codificare rapporti interpersonali su basi solide.

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