All’alba del nuovo millennio, l’Europa occidentale si sta evolvendo verso forme di collaborazione sempre più intense e costruttive con i suoi stati membri. Questo è stato possibile agli apporti ideali che, in una storia plurisecolare, hanno plasmato la nostra vita collettiva attraverso le tante conquiste politiche, sociali e culturali.
Da una parte, il corso della storia mette in evidenza come si sia venuta a creare la tolleranza nei confronti delle fedi di tutti, la laicità, la libertà, il pluralismo, il costituzionalismo, la democrazia. Alla base c’è la persona umana come tale e la sua dignità, in quanto appartenente al genere umano e indipendente dall’appartenenza a questa o a quella fede, religione, stirpe. Nel periodo del Risorgimento, Giuseppe Mazzini, era impegnato nella conquista dell’uguaglianza tra i diversi popoli. La coscienza di quel periodo può essere definita nazionale. Era forte, infatti, il desiderio di creare una nazione, cioè un territorio abitato da individui legati dalla stessa storia, lingua, costumi, tradizioni.
La coscienza attuale, invece, è detta europea in quanto si sono consolidati quei sentimenti nati nel Risorgimento, di unione di popoli e di culture. Dall’altra parte, non si possono ignorare le debolezze, i limiti e le contraddizioni della nostra società. Adesso, infatti, spadroneggiano i più forti: il denaro è diventato valore per se stesso e oscura ogni altro; la prevaricazione prevale spesso sul rispetto; gli egoismi prevalgono sulla solidarietà.
Nasce, così, da parte di una determinata società o gruppo etnico, un particolare atteggiamento che assume i propri modelli come gli unici validi e, quindi, rifiuta o considera inferiori tutte le culture e le società altre da sé (etnocentrismo).
De Martino, uno dei più prestigiosi etnologi, ci invita a riflettere sui concetti di etnocentrismo e di relativismo culturale che possono determinare il rifiuto della propria cultura. Affinché ciò non avvenga è necessario che questa venga accettata, per poi essere continuamente confrontata con le altre culture (etnocentrismo critico).
L’interdipendenza fra gli stati richiede l’attuazione di una politica sovrannazionale in cui la tolleranza deve essere la nuova multinazionale dello sviluppo. Perciò, non bisogna avere paura di ciò che è diverso da noi; si tratta infatti di una paura emotiva, non dettata dalla ragione.
Cebes Tebano aveva affermato che il fanciullino, presente all’interno di ognuno di noi, che si spaventa della morte, si domanda se la civiltà occidentale, considerata la migliore, e perciò legittimata a sottomettere tutti gli altri gruppi razziali della terra, soccomberà al di sotto della civiltà mistica orientale. Questo mette in evidenza la crisi che la nostra società sta attraversando. L’Europa, in particolare quella occidentale, è diventata la meta privilegiata di milioni di profughi ed immigrati degli stati più poveri dell’Africa e dell’Asia. Ciò ha determinato l’assenza di un’omogeneità sociale che contribuisce a mettere in discussione l’identità dell’uomo come persona e come individuo.
È vero che oggi stiamo vivendo in un’epoca senza valori? Siamo continuamente scossi da notizie tragiche, suicidi, omicidi, genitori che uccidono i figli, figli che uccidono i genitori, stragi attribuiti a momenti di follia o a depressione. Spesso si sente dire che tutto questo dipende dalla mancanza di quei valori che dovrebbero guidarci e darci la giusta dimensione delle cose. Ma, se così non fosse, come si può spiegare questa crisi di valori? È difficile definire un’epoca soprattutto se è quella in cui stiamo vivendo. È difficile sostenere che sia priva di valori. Spesso si tende a dare risposte sbrigative e forse troppo semplicistiche del tipo: i soldi sono l’unico valore dei nostri giorni.
Spesso si rileva un’incapacità dell’uomo moderno ad affermare la propria individualità. Ognuno di noi, nel corso della sua vita, deve compiere un percorso che lo porta all’indipendenza fisica e mentale. La formazione di una propria identità autonoma e indipendente si basa su conoscenze sperimentate e verificate in prima persona e non passivamente accettate. Ogni evento che mette in dubbio e destabilizza l’identità dell’essere umano, mette in dubbio e destabilizza la stessa esistenza dell’individuo.
Si ragiona come se le nostre società fossero prive di identità, avendola perduta e distrutta, e si discute, perciò, di come darne loro una nuova o di come ripristinare quella antica.
Le società descritte sarebbero luoghi di disgregazione e di disperazione, egoismo e mancanza di morale. Tutto ciò sarebbe il frutto di una cultura degenerata senza valori che ha prodotto scienze e tecniche frammentate, prive di anima.
L’identità, si potrebbe ritrovare nel nostro passato: attraverso le potenzialità della ragione bisogna ripercorrere la storia mentale e morale dell’occidente. Le conquiste politiche, sociali e culturali hanno permesso di radicare nella nostra cultura valori come la tolleranza, il rispetto e la democrazia. In virtù di questo spirito democratico non bisogna rinunciare a noi stessi, a quello che siamo e a ciò in cui crediamo, ma è necessario correggere i nostri difetti e prendersi cura della democrazia.