Oggi, in un mondo frenetico ed in continua evoluzione, la nostra società tende sempre più a frazionarsi, manifestazione tangibile di poca omogeneità. Essa si fa portatrice di pseudo valori che limitano gli orizzonti culturali a cui l’uomo si espone, marcando un eccessivo pluralismo antropologico.
Le grandi questioni nazionali, europee e mondiali, aggravano sempre più il problema della nostra identità.
A questo punto, come ci dice l’etnologo De Martino, il fanciullino che è dentro di noi e che manifesta la paura emotiva che la cultura della “vecchia Europa” possa essere sopraffatta dalle altre culture in continua ascesa, non deve essere incantato dai miti socratici, ma curato attraverso un’analisi attenta della nostra storia, che ci conduce al rapporto e al confronto tra il nostro eros e il nostro thanatos, unico metodo che può svelare l’identità del nostro popolo. Spesso però i politici e la gente a cui preme farsi notare, fanno di queste tematiche molto serie, strumento di vile propaganda presentandoci una realtà catastrofica ed in continuo regresso, con l’unico obiettivo di ottenere maggiori proseliti.
Ma siamo sicuri che la nostra società sia completamente priva di valori? Forse abbiamo dimenticato troppo facilmente le lotte sociali per il conseguimento della libertà, del pluralismo, dei diritti umani, del costituzionalismo e di tutte quelle altre conquiste politiche che hanno alla base l’uomo con la sua dignità e quindi con la sua identità. Un’identità che non deve essere fondata su concetti concreti o su ideologie che ci limitano entro confini molto ristretti, ma che deve essere portatrice di valori astratti, come ad esempio la tolleranza e il rispetto, che sono meta valori, validi cioè in ogni contesto.
Allo stesso tempo, l’identità democratica dell’uomo di oggi richiede un’elevata misura delle responsabilità nei confronti della collettività, perciò non si deve chiudere in se stessa, ma deve aprire le proprie porte alle altre realtà, sempre nel rispetto della propria cultura: parliamo così di un “etnocentrismo critico”.
Tempo fa quando le persone non si riconoscevano nelle comunità in cui erano stabilite, spinte anche dalle gravi condizioni economiche, tentavano la via dell’immigrazione, cercando di costruirsi un’identità in una società che lo permetteva più liberamente.
A volte però, tale situazione poteva costituire anche uno shock e malesseri psicologici, poiché è molto difficile abbandonare i propri riferimenti, per poi stabilirne di nuovi.
Tornando ai giorni nostri, naturalmente anche la chiesa cattolica, troppo attenta agli interessi economici, è direttamente coinvolta nella questione dell’identità. Inizialmente ha avuto un ruolo di opposizione alla costituzione dell’Italia in uno stato unitario. Infatti molti cattolici, che erano italiani, hanno dovuto scegliere tra le due identità, altri invece hanno scelto un compromesso, cioè quello di accettare entrambe le identità, che si è rivelato azzeccato quando la chiesa ha accettato la realtà dell’Italia.
Oggi però, i vescovi ed i personaggi di spicco della curia, con i loro comportamenti a volte ambigui e contraddittori, invece di aiutare i più sensibili, tendono a fomentare l’ansia in chi è dominato dalla passione per il credo cattolico.
La confusione aumenta quando i nuovi teologi politici si rivolgono alla chiesa per stringere alleanza, considerandola l’unica depositaria di valori identitari. Proprio questi politici, abbagliati anch’essi da interessi economici, sono disposti a compiere delle illegalità e delle prevaricazioni, pur di restare a galla. Quindi occorre che ognuno di noi fronteggi la propria identità, non rinunciando a ciò in cui crediamo ed ai nostri valori cercando di correggerne i difetti.
Infine è importante combattere le illegalità, in modo da salvaguardare una democrazia che possa proteggere noi stessi, i nostri valori e le nostre aspirazioni.