Le donne e la possibilità di fare carriera nel mondo del lavoro: un sogno o forse un miraggio. Si, perché in un mondo in cui tuttora si cerca di ribadire le pari opportunità tra uomo e donna si scopre attraverso una rivista americana che nel Vecchio Continente solo l’8% delle aspiranti manager occupano un ruolo di rilievo all’interno dell’economia europea.
Le pari opportunità esistono, o meglio esistono a parole, come argomento da discutere nelle aule dei parlamenti. Tutto ciò non è certo confortante soprattutto se si valuta l’aspetto economico della faccenda: una presenza più attiva delle donne porterebbe ad una maggiore competizione tra coloro che aspirano a lavorare negli uffici più prestigiosi (e quindi con notevole vantaggio da parte delle aziende che, in tal caso, sarebbero nelle condizioni di sfruttare positivamente la situazione).
Ma come è possibile che oggi in un continente come quello europeo in cui il progresso è sempre stato uno dei fattori trainanti dell’economia non si sia ancora raggiunto la totale parità di diritti nel mondo del lavoro tra uomo e donna? In sostanza, perché, pur costituendo  il 57% della forza lavoro, le donne europee sono escluse dai posti di comando? Sono domande a cui sarebbero in pochi a rispondere concretamente; alcuni affermano che la colpa sia di alcune leggi pensate per aiutare le donne a conciliare lavoro e maternità, altri accusano la mentalità accettata da molte imprese per cui la produttività è legata alle ore trascorse in ufficio, altri ancora includono tra i possibili ostacoli anche il lavoro part time e il sistema fiscale  che premia le famiglie dove la donna non lavora.
Sono in molti, comunque, a credere che la causa potenzialmente più dannosa per la carriera delle donne siano le politiche di welfare, poiché, se da una parte è vero che quest’ultime abbiano facilitato il ruolo di madre lavoratrice è anche vero che un’azienda, nel momento in cui si trova a scegliere tra le due candidati, preferisce  un uomo che possa garantirgli una maggiore continuità.
È anche per questo che si spiega perché tra le cause principali non si parla dei titoli di studio degli uni e degli altri. Sono molti, quindi, a ritenere che, sposando una filosofia aziendale basata sui risultati e abbandonando i pregiudizi secondo i quali la professionalità è legata alla presenza in ufficio e la produttività alla quantità di ore e di lavoro, le donne potrebbero raggiungere più facilmente posti di lavoro fino ad ora quasi preclusi a molte di loro.
È emblematico, infatti, vedere che paesi come la Francia, la Gran Bretagna o la Svezia non superino quota pari al 33% nelle statistiche riguardanti le donne ai posti di potere. In Italia sono niente meno che il 18% , ma, ci dimostrano sono sempre di più in Italia le donne che riescono a fare carriera facendo però molti sacrifici più degli uomini.
Bisognerebbe mutare radicalmente la filosofia aziendale basata sul concetto del comando e controllo poiché solo attraverso il conseguimento della parità si potranno trarre dei vantaggi seguendo magari il modello americano che, in questi anni, è riuscito a portare al vertice circa il 14% delle donne. Questo perché, col passare del tempo, le poche donne, che sono riuscite a raggiungere posti di lavoro fino a qualche anno fa nemmeno sognati, hanno portato una nuova ondata di entusiasmo e quindi risvegliato, in un certo senso, l’orgoglio maschile che anche se sempre nettamente avvantaggiato nei loro confronti, ha dovuto fronteggiare il loro spirito battagliero. Ma soltanto quando si giungerà alla tanto sognata parità tra i due, considerandosi ormai entrambi parte attiva del sistema economico, potranno contribuire ad una crescita collettiva della società e, in un secondo luogo, del sistema aziendale.