Caesar quaestor Iuliam amitam uxoremque Corneliam, quae defunctae erant, laudavit e more pro rostris. Et in amitae quidem laudatione de eius ac patris sui origine sic dicit: «Amitae meae Iuliae maternum genus ab regibus ortum est, paternum cum diis inmortalibus coniunctum est. Nam ab Anco Marcio sunt Marcii reges, quo nomine fuit mater; a Venere Iulii, cuius gentis familia est nostra. Est ergo in genere et sanctitas regum, qui plurimum inter homines pollent, et caerimonia deorum, quorum in potestate sunt reges». In Corneliae autem locum Pompeiam duxit Quinti Pompei filiam, L. Sullae neptem; cum qua deinde divortium fecit cum eam adulteratam esse a Publio Clodio opinatus esset, quem inter publicas caerimonias penetrasse ad eam muliebri veste tam constans fama erat, ut senatus quaestionem de pollutis sacris decreverit.

Traduzione

Cesare in qualità di questore lodò dinanzi al foro secondo il costume la zia paterna giulia e la moglie
Cornelia, che erano decedute. Ed in verità nel lodare la zia paterna parla in questi termini in merito
all’origine di costei e di suo padre: “La discendenza materna di mia zia paterna Giulia discende dai re, la
stirpe paterna si congiunge con gli dèi immortali. Infatti i re marzii derivano da Anco Marzio, nome che ebbe la madre; da Venere i Giulii, la famiglia della qual stirpe è la nostra. Risiede dunque nella stirpe sia la sacralità dei re, che è molto potente tra gli uomini, sia la scrupolosa osservanza delle divinità, nel cui
potere sono i re”. Invece nella discendenza di Cornelia deriva Pompea figlia di quinto Pompeo, nipote di L. Silla; poi divorziò da lei dato che ritenne che ella fosse stata sedotta da Publio Clodio, del quale era tanto affidabile la notizia che s’introducesse da lei durante le pubbliche cerimonie con un abito femminile
Che il senato prese provvedimenti a causa dei sacrifici corrotti.